6 dicembre 2010

LA SEN. GIAI (MAIE) PRESENTA UN DISEGNO DI LEGGE PER UNA SANATORIA A TUTELA DEI PENSIONATI ALL'ESTERO

"Le rilevazioni reddituali effettuate dall’Inps all’estero e la macchinosa procedura di riscossione che ha consentito il costituirsi degli indebiti e il loro prolungarsi nel tempo non sono certo colpe da attribuire ai pensionati che, già da diverso tempo, si sono visti tagliare la loro unica fonte di reddito. Stiamo parlando di decine di migliaia di pensionati, persone, che percepiscono una pensione minima e che, per un errore, dovranno pagarne di propria tasca le conseguenze". È quanto afferma in una nota la coordinatrice del Movimento Associativo Italiani all’Estero, Mirella Giai.
"Per mettere fine a questa vicenda", la senatrice ha presentato il 16 novembre scorso "un disegno di legge che istituisca una sanatoria a tutela dei pensionati, vittime di un vero e proprio malinteso, e faccio appello a tutti i miei colleghi parlamentari affinché diventi legge al più presto, garantendo ai pensionati il giusto corrispettivo. Stiamo parlando di persone, in alcuni casi ormai anziane, che non sanno come tirare avanti", spiega, per poi concludere: "lo Stato italiano aiuti queste persone, si tratta di un piccolo gesto di grande solidarietà".
Il provvedimento è in attesa di essere assegnato alla Commissione competente per iniziare il suo iter legislativo

5 dicembre 2010

Berlusconi: "Lascerò testimone ai giovani, no ai maneggioni della vecchia politica"

"C'e' un'incoerenza totale da parte di questi signori che fino a ieri sono stati con noi e che sono passati dalla Bossi-Fini al voto agli immigrati, dal presidenzialismo al premio di maggioranza. Questi signori che per ambizioni personali ora si mettono con la sinistra e vogliono consegnare anche il governo del paese alla sinistra. Gli italiani devono saperlo". Senza fare il nome e' con queste parole che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi attacca il presidente della Camera Gianfranco Fini in collegamento telefonico con la manifestazione del Pdl all'Auditorium della Conciliazione.

Un attacco che suona come una precisa risposta a quanto affermato ieri dal presidente della Camera: "Questi signori usano mezzi di propaganda indebiti -afferma infatti Berlusconi- ieri hanno detto che bisognava dirlo agli aquilani che ci sarebbero voluti anni per mettere a posto tutto. Ma noi -tuona il premier- lo abbiamo detto. Sappiamo bene che per il centro dell'Aquila serve un esame preciso di ogni singolo edificio. Loro -scandisce ancora Berlusconi- usano insomma argomenti che non stanno ne' in cielo ne' in terra".

"Sono consapevole di avere una certa eta' - aggiunge il prmeier - e del fatto che dovrò passare ad altri il testimone, ma non, pero', ai maneggioni della vecchia politica che hanno combinato solo disastri e che hanno a cuore solo ambizioni personali. Lascero' il testimone ad una nuova generazione di politici seri e preparati".
Berlusconi attacca quindi direttamente Pier Ferdinando Casini: "Lui ha un solo progetto, far fuori Berlusconi per prendere il suo posto. Come la sinistra che ha capito che Berlusconi e' un ostacolo per prendere il potere politico, cosa che e' l'unico progetto che ha".
"Il 14 dicembre andremo in Parlamento e sono certo che avremo la maggioranza sia alla Camera che al Senato - sottolinea il premier -. Non riesco a credere che ci sia un'armata cosi' grande di deputati creduloni che seguono questi aspiranti leader politici che portano avanti un discorso di distruzione della credibilita' dell'Italia".
"Volete consegnare le redini del governo ad una ammucchiata di reduci della vecchia politica che ormai sono dei signori attempati che hanno sempre formato le seconde file dei partiti e che non hanno mai dimostrato di saper fare qualcosa di importante per il nostro paese o ritenete che questo sia un rischio?" chiede Berlusconi. Il presidente del Consiglio, in collegamento telefonico con la manifestazione in corso all'Auditorium di via della Conciliazione, insiste cosi' sulla necessita' che "tutti in questo periodo" debbano attivarsi "per far giungere alla gente la posizione del Popolo della liberta' al di la' di quello che appare sulla stampa che -dice il premier- e' in grande maggioranza contro di noi".
"Ritengo -rimarca Berlusconi- che dobbiamo parlare tanto agli italiani indirizzando a loro la domanda essenziale potrebbe essere questa: volete mettere di nuovo il distino dell'Italia in mano ai reduci maneggioni della vecchia politica, che sono coloro che hanno determinato il debito pubblico che ci ossessiona; quelli che vogliono determinare la crisi del governo, oppure ritenete che abbiamo imboccato la strada giusta, continuando ad operare come abbiamo fatto finora?".

Casini: "Se Berlusconi pensa di poter restare per un voto in più sarebbe da 118"

Se Berlusconi ritiene, eventualmente avesse un voto in piu', di aver risolto i suoi problemi e' una cosa da chiamare il 118. Se lui ritiene che cosi' sia sufficiente, vada avanti". Lo afferma Pier Ferdinando Casini, intervistato da Maria Latella su Sky Tg 24. Il leader dell'Udc ritiene quindi necessario dar vita ad un nuovo governo guidato da una personalita' diversa, magari anche di centrodestra: "non e' che lo considero possibile io, tutti gli osservatori sereni lo considerano possibile -dice- Berlusconi deve anche scegliere se continuare a porsi solo e sempre il problema di Berlusconi o anche il problema degli altri". In ogni caso "sara' il Capo dello Stato a individuare chi ha la condizione di poter avere l'incarico".

Casini ammette che la posizione di Fini e "il fatto che il presidente della Camera partecipi in questo modo alla vita politica" rappresenti "un po' un'anomalia, ma rispetto alle anomalie che ci sono in Italia - sottolinea - in questo momento direi che e' quasi trascurabile".
Gli esponenti del governo e della maggioranza però continuano a bocciare ogni ipotesi di governo tecnico e ribadiscono che Berlusconi è il leader. E alla proposta lanciata proprio da Casini di una sorta di governo d'armistizio, alla cui guida ci potrebbero essere Giulio Tremonti, Gianni Letta o, Alfano, replica lo stesso Guardasigilli in modo netto. "Abbiamo tre candidati in campo: Berlusconi, Berlusconi e Berlusconi".
Sulla stessa linea il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto: "Non risolveremo certo noi i problemi e le angosce dei terzopolisti (Casini, Fini, Rutelli) che adesso chiedono a Berlusconi che o si dimetta prima del 14 dicembre o che mandi a presiedere l'eventuale nuovo governo uno dei suoi. Berlusconi non fara' nulla di tutto cio' e allora sempre di piu', con i giorni che passano, l'alternativa e': o il governo Berlusconi o le elezioni anticipate".
Per il ministro della Difesa Ignazio La Russa, un governo tecnico sarebbe un pollaio scassato. "Il 14 -dice a margine dell'incontro 'Italia avanti Berlusconi o elezioni' organizzato dal Pdl- si scoprono le carte. Se volessimo pensare solo a noi, al nostro partito, dovremmo correre a fare le elezioni anticipate e perfino ad un governo tecnico. Vi immaginate che divertimento -prosegue sarcastico il ministro- fare l'opposizione di un governo con tanti galletti in un pollaio scassato da Fini a Vendola, da Bersani a Rutelli passando per la Finocchiaro". "Ma noi -scandisce La Russa- non possiamo farlo e non dobbiamo per senso di responsabilita'. Non conviene all'Italia. Se pero' non dovessimo riuscirci -avverte il ministro- la cosa peggiore sara' il mese di interregno, un mese di crisi in cui si cerchera' di fare un governo tecnico senza comunque riuscirci, un mese in cui sarebbero forti le speculazioni finanziarie". "Sarebbe bello -dice infine- se anche la sinistra cosi' come tra i finiani ci si comportasse come ha fatto Berlusconi quando, parlando all'ambasciatore americano del suo avversario Bersani, lo ha descritto come persona intelligente e onesta. Non intendo dire ne' che e' stupido, ne' che e' disonesto -precisa La Russa- ma intendo sottolineare che loro farebbero qualunque cosa per cacciare Berlusconi infischiandosene della sicurezza, della lotta alla criminalita' e di tutto il resto. Il loro chiodo fisso e' l'interesse personale. Questa e' una vergogna".
Quanto all'accusa di tradimento lanciata ai finiani, il ministro dice: "Non ho mai accusato nessuno di essere un traditore, certo pero' se io non votassi piu' un governo che ho contribuito ad eleggere, se non accettassi Berlusconi presidente dopo essere stato eletto in una lista con il suo nome, io mi sentirei un traditore. Poi gli altri sono liberi di sentirsi come credono".

Natale, italiani spenderanno oltre 160 euro per cenone ma una famiglia su 3 rinuncerà

Le famiglie sempre piu' strette dalla morsa della crisi e dell'inflazione si accingono a trascorrere un Natale attento e prudente. A gravare sulle tasche degli italiani saranno soprattutto gli aumenti dei prodotti alimentari che l'associazione dei consumatori Adoc stima del 3,4% circa rispetto al 2009. Cosi' a venire penalizzato, inevitabilmente sara' il classico cenone in casa che rischia di diventare un 'cenino' per almeno una famiglia su tre. A cominciare dal panettone e dal pandoro, per arrivare ai datteri, con aumenti a due cifre allo spumante.
''Per il cenone di Natale la spesa crescera' del 3,4% rispetto al 2009 - commenta Carlo Pileri, presidente dell'Adoc - per un totale di 163 euro a famiglia. I prezzi elevati costringeranno una famiglia su tre a rinunciare al cenone, rivedendo drasticamente il menu' casalingo e magari trasformandolo in un 'cenino', preferendo la qualita' alla quantita'''.
Tra i prodotti che hanno subito gli aumenti piu' eclatanti troviamo i classici panettoni (+12,9%), salmone affumicato (+12,1%), datteri (+17,3%) e pandoro (+6,2%), ribassi invece per mandarini (-9,4%) e torrone (-5%)".
L'Adoc segnala anche l'aumento record del riso, sebbene non sia un prodotto di tradizione. Si tratta di un record visto che oggi costa il 20,6% in piu' del 2009. Insomma, una situazione gravosa per la quale non bastera' neanche l'apporto della tredicesima, che per l'85% dei casi sara' dedicata a coprire le spese ordinarie.
D'altra parte le famiglie, come e' gia' capitato l'anno scorso, la spenderanno prima di incassarla, anche perche' oggi piu' che mai fanno affidamento sul surplus di stipendio per fronteggiare la crisi. A questo proposito l'Adoc suggerisce che la tredicesima dovrebbe essere detassata, in modo da fornire un minimo ritorno economico.
Sulle tavole natalizie quindi si vedranno sempre meno i prodotti di lusso come caviale e champagne. E in generale si assistera' a una contrazione dei consumi alimentari, pari al 4% nell'ultimo anno.
Ma non finisce qui. Secondo l'Adoc ci sara' un forte calo della presenza di avventori nei ristoranti, in media del 25%. ''Mangiando fuori casa, una famiglia di 4 persone spenderebbe poco meno di 300 euro, pagando in media tra i 70 e gli 80 euro a persona - prosegue Pileri - una cifra al di la' delle possibilita' di molte famiglie che, pur volendo, non potrebbero sostenere una spesa simile, soprattutto considerando che con circa la meta' si puo' cenare senza farsi mancare nulla, e va bene anche per una tavolata di 8-10 persone. E' quindi naturale che a Natale e a Capodanno molte famiglie rimarranno tra le mura domestiche''.
Infine l'Adoc traccia il quadro dei locali dove si effettueranno gli acquisti per i cenoni. Il 30% dei consumatori scegliera' il discount per fare la spesa, l'unico locale a dare la possibilita' alle famiglie di soddisfare le proprie esigenze alimentari senza rimetterci lo stipendio. Per chi volesse invece acquistare prodotti tipici, come i cestini, direttamente online (6%) consigliamo di appurare che il sito sia verificato e di preferire l'acquisto delle marche piu' note. Inoltre, ammonisce l'associazione dei consumatori, bisogna stare attenti alla scadenze indicate e alle confezioni con prodotti di seconda scelta, magari mascherati dalla presenza di un prodotto ''civetta'', di prima qualita', che puo' ingannare il consumatore e portarlo all'acquisto di un insieme di alimenti di valore inferiore a quello pagato''.

4 dicembre 2010

Pil Eurostat: dichiarazione di Antonio Foccillo, Segretario confederale UIL

Secondo i dati Eurostat il terzo trimestre 2010 ha visto un aumento del PIL nella zona euro minore rispetto al trimestre precedente.
Questi dati non stravolgono di per sé l’analisi economica, ma indicano semplicemente che ogni mossa di politica economica, in questa particolare situazione, va ben calcolata.
L’attuale crisi dei debiti pubblici e dei titoli di Stato ad essa legati necessita di piani e di azioni che siano frutto di un maggior coordinamento in ambito europeo.
Solo efficaci politiche comuni, infatti, sono in grado di incrementare la fiducia nella ripresa, in particolare in quei settori produttivi che per il nostro Paese coincidono con quelli orientati all’export, che sono oggi gli unici ad avere dati positivi. Serve una consapevolezza e un’assunzione di responsabilità che il sindacato è disponibile ad avere, ma che chiede anche agli altri interlocutori sociali e politici.

Fini: ''Il governo non ha i numeri''

"Io credo che il Parlamento tra qualche giorno testimoniera' quello che tutti sanno e che il premier nega: e cioe' che il governo non c'e' o non ha i numeri per governare". Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini intervistato dal direttore de Il Gazzettino Roberto Papetti nel corso dell'incontro promosso dalla Cgia di Mestre. Secondo Fini, poi, "e' bizzaro e autolesionistico pensare che all'ultimo minuto, con uno scatto di reni il governo si salvi per il rotto della cuffia, magari grazie all'influenza di qualche deputato".Fini ha poi attaccato: "Mi fa ridere chi dice 'hanno timore di andare al voto'. Se fosse cosi' -ha ribattutto- sarei rimasto tranquillo, non avrei fatto quello che ho fatto perche' questo e' un Paese che ha bisogno di un governo e di aprire una nuova fase e si guardi a tutte le forze responsabili, a partire da chi ha vinto le elezioni". Perche', ha stigmatizzato Fini, "questo e' l'unico Paese in cui di fronte ad alcune sfide epocali il governo non ha mai cercato il dialogo con l'opposizione".
Infine per il presidente della Camera "e' a forza di dire 'tutto va bene' uno perde quel tratto di dignita' distintivo che deve avere chi rappresenta le istituzioni".
E conclude: "A me non piace l'espressione terzo polo. Io credo invece che il Paese abbia bisogno di un centrodestra nuovo, piu' ampio, moderato, e che meriti qualcosa di piu' e di meglio rispetto all'asse Pdl-Lega". E ancora, "con molta presunzione io devo dare un contributo per realizzare questo centrodestra nuovo e moderno".
Respinge gli attacchi al mittente Pier Ferdinando Casini: "Credo che insultare gli altri non serva a molto. Piuttosto Berlusconi se la prenda con se stesso perche', se in due anni ha dilapidato la piu' grande maggioranza numerica dal dopoguerra, la colpa non e' nostra di certo", dice il leader dell'Udc che rinnova quindi l'invito al Cavaliere a dimettersi: "Berlusconi ha due strade. O prende atto che non ha piu' la fiducia alla Camera e si dimette" prima del 14 dicembre "oppure si va al voto in Parlamento. Gia' in passato abbiamo dato consigli al premier. Stavolta gli diamo quello di dimettersi. Le dimissioni sarebbero un atto di chiarezza. Ma -sottolinea- per noi e' del tutto indifferente se lo vuol fare subito o se vuole andare al voto in Aula".
"Giulio Tremonti ha avuto il merito di tenere sotto controllo i conti pubblici, ma la sua politica di tagli lineari e' sbagliatissima. Dopo di che, potrebbe fare il premier, ma ci sono altri" ha detto poi Casini che, interpellato dai giornalisti sul nome di Gianni Letta, replica: "Letta andrebbe non bene, benissimo". Casini ha comunque precisato che "non abbiamo l'aspirazione di indicare il presidente del Consiglio. Lo indichi Berlusconi".
Intanto alla Camera è stata depositata la mozione di sfiducia comune presentata da Fli, Udc, Api, Mpa, Lib-Dem. Fonti di Fli assicurano che le firme raccolte sul documento raggiungono quota 85.
Poco prima Silvio Berlusconi, al termine del vertice tra Italia e Russai a Sochi, era stato durissimo: "Il terzo polo è esile nei numeri, ma certamente smisurato nelle ambizioni". Ed è "una bufala'' l'ipotesi di una maggioranza alternativa alla sua alla Camera di 317 deputati. ''Qualcuno - afferma il presidente del Consiglio - ha affermato che ci sarebbe una maggioranza di 317 parlamentari alla Camera contro il governo. E' una bufala e do a tutti appuntamento al 14 dicembre", giorno del voto sulla mozione di sfiducia a Montecitorio.
In mattinata dei 317 deputati che voterebbero la sfiducia all'esecutivo aveva parlato dai microfoni di Radio Radicale il vicepresidente vicario dei deputati di Fli Benedetto Della Vedova: "Ieri abbiamo annunciato la mozione di sfiducia e la presenteremo oggi pomeriggio. Alla Camera ci sono 317 deputati che chiedono le dimissioni del governo. Se il 14 Berlusconi prende una fiducia risicata a Montecitorio l'unico destino di questa legislatura sono le elezioni. Se invece Berlusconi non la prendesse, il giorno dopo si aprira' una partita importante per la durata di questa legislatura". Della Vedova aggiunge come nella mozione si chiarisca che l'obiettivo "è in questa legislatura, a partire da una maggioranza di centrodestra, un governo solido e autorevole che sostituisca un governo che non c'è più nella sua maggioranza e che ha perso ogni autorevolezza".
''In questa prospettiva, piuttosto che nel tentativo di sostenere per uno o due numeri un governo che non reggerebbe quindici giorni, io mi auguro che decidano di giocare un ruolo anche i parlamentari Radicali nello scenario che si aprirebbe dopo il voto di sfiducia. Si parte dalla maggioranza di centrodestra e si allarga ad un'area di responsabilita' nazionale, che vuole partecipare in questa legislatura alla definizione di alcuni punti programmatici molto sintetici ma importanti, a ricostruire l'autorevolezza del governo", conclude Della Vedova.
Netto, dall'opposizione, il senatore del Pd Luigi Zanda sul documento Fli-Udc: "Una parte consistente ed importante della maggioranza ha presentato una mozione di sfiducia al governo Berlusconi. Le conseguenze di questo atto politico sono chiare: la maggioranza non c'e' piu' e Berlusconi deve dimettersi, salire al Quirinale e presentare le sue dimissioni. Naturalmente se non lo fara' e si ostinera' a restare attaccato alla poltrona, il 14 dicembre verra' sfiduciato in Parlamento". E rincara il vicepresidente del Senato Vannino Chiti è netto: "La soluzione giusta non e' un governo di destra, meno che mai un Berlusconi bis. In tal caso noi saremmo fermamente all'opposizione, non sarebbe la risposta giusta ai problemi del Paese e del resto non mi pare che l'atteggiamento di Berlusconi faciliti questa soluzione''. "Sono cinque mesi - ha aggiunto - che c'e' una crisi della maggioranza. Il problema non e' la mozione di sfiducia che dovrebbe aprire una fase nuova, ma il fatto che per cinque mesi il Parlamento non abbia potuto prenderne atto. Nel frattempo i problemi del paese stanno marcendo. Di fronte a temi seri, come l'occupazione, la vita delle famiglie, l'istruzione non c'e' una risposta di un governo e di una maggioranza autorevoli, perche' la maggioranza di destra non esiste piu''.

3 dicembre 2010

Gli italiani continuano a emigrare: oltre 4 milioni quelli all'estero

ROMA - Sono 4.028.370 i cittadini iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero all'8 aprile 2010, il 6,7% degli oltre 60 milioni di residenti in Italia. Il numero è quasi pari a quello degli stranieri residenti nel Paese (4 milioni 919 mila secondoil Dossier Caritas/Migrantes 2010). Sono i dati contenuti nella quinta edizione del Rapporto italiani nel mondo della Fondazione Migrantes, presentato a Roma. L'aumento e' stato di 113 mila unita' rispetto all'anno precedente e di quasi 1 milione rispetto al 2006, quando le presenze, nello stesso archivio, dovevano ritenersi sottodimensionate. Contrariamente a quanto si pensa, quella degli italiani nel mondo è, comunque, una presenza in aumento. Al termine di più di un secolo e mezzo di flussi migratori, questa presenza puo' definirsi in prevalenza euro-americana, come attestano le quote di pertinenza di ciascun continente: Europa (55,3%), America (39,3%) e, molto più distanziate, Oceania (3,2%), Africa (1,3%) e Asia (0,9%).
TRA I PAESI DI INSEDIAMENTO, l'Argentina supera di poco la Germania (entrambe oltre le 600 mila unità), la Svizzera accoglie mezzo milione di italiani, la Francia si ferma a 370 mila, il Brasile raggiunge i 273 mila e Australia, Venezuela e Spagna superano le 100 mila unità. Tra gli italiani residenti all'estero più della metà non è sposato, quasi la meta' e' costituita da donne, piu' di un terzo è nato all'estero, mentre 121 mila si sono iscritti dopo aver acquisito la cittadinanza.
I MINORENNI sono un sesto del totale, ma sono superati dagli ultrasessantacinquenni (18,2%) di quasi tre punti: questo rapporto si riscontra anche in Italia, dove infatti gli anziani incidono per un quinto.
GLI ORIUNDI - All'estero, oltre agli italiani che hanno mantenuto o acquisito la cittadinanza, quindi con passaporto e diritto di voto, vi sono gli oriundi, quasi 80 milioni secondo una recente stima dei Padri Scalabriniani basata sulle fonti dei diversi paesi: 25 milioni in Brasile, 20 in Argentina, 17,8 negli Stati Uniti e in Francia, 1,5 in Canada, 1,3 in Uruguay, 0,8 in Australia, 0,7 in Germania, 0,5 sia in Svizzera che in Perù e, quindi, altri Paesi con un numero minore, fino a superare ampiamente la popolazione residente in Italia.
In Italia i flussi con l'estero si sono ormai ridotti: un po' più di 50 mila l'anno quelli in uscita, e un po' di meno quelli di ritorno. Bisogna mettere in conto che le partenze, specialmente quelle dei giovani, inizialmente hanno un carattere di sperimentazione, per cui i protagonisti non provvedono alla cancellazione anagrafica presso il proprio comune, con la riserva di formalizzarla solo quando la permanenzaall'estero sia diventata stabile. La consistenza degli italiani all'estero si rafforza anche con le nuove nascite e con le acquisizioni di cittadinanza.
Nella popolazione italiana è diminuita la propensione alla mobilità, oggi per lo più a carattere interno. Negli anni '60, 300 mila meridionali l'anno si trasferivano nel Centro-Nord e altrettanti si recavano all'estero. Tra il 1990 e il 2005, secondo uno studio della Banca d'Italia, 2 milioni di meridionali si sono trasferiti al Nord. Attualmente 120 mila meridionali si spostano nelle regioni settentrionali e centrali, mentre circa 50 mila persone si stabiliscono nelle regioni del Sud provenendo dalle altri parti d'Italia (in prevalenza, si tratta ancora di meridionali che rientrano dopo un'esperienza lavorativa).
Ai migranti interni che si spostano stabilmente si aggiungono 136 mila pendolari meridionali di lungo raggio, interessati alle maggiori opportunità lavorative del Centro-Nord, per lo piu' giovani, maschi e single, costretti a una scissione tra luogo del lavoro (per lo piu' a termine) e luogo di residenza (stabile). Inoltre, occorre considerare i pendolari (11.700) che si recano all'estero e i circa 45 mila frontalieri che giornalmente si recano in Svizzera, nei cui confronti di recente si e' riscontrato un atteggiamento meno accogliente. Nel complesso, tra spostamenti interni e verso l'estero, in andata e in rientro, temporanei o di lungo raggio, italiani che vanno o che ritornano, si arriva a quasi 400mila spostamenti totali in uscita, 1 ogni 150 residenti. (Dire - Redattore sociale)

Amaro Censis: "Italia appiattita, sfiduciata e senza regole"

ROMA - L'Italia ha resistito alla crisi, ma nella popolazione c'è sfiducia verso la classe dirigente. È quanto emerge dal 44esimo rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese. In un contesto caratterizzaro dalla mancanza di atteggiamenti, comportamenti e valori non disciplinati, si affermano, secondo il rapporto, comportamenti individuali all’impronta di un "egoismo autoreferenziale e narcisistico". Che si concretizzano, tra le altre cose, in episodi di violenza familiare, nel bullismo, nella ricerca della sfida alla morte (il balconing).
ABBIAMO RESISTITO - "Abbiamo resistito- si legge nel rapporto-. Abbiamo resistito ai mesi più drammatici della crisi, seppure con una 'evidente fatica del vivere e dolorose emarginazioni occupazionali'". E ancora: "Al di là dei fenomeni congiunturali economici e politico-istituzionali dell’anno, adesso occorre una verifica di cosa è diventata la società italiana nelle sue fibre più intime. Perché sorge il dubbio che, anche se ripartisse la marcia dello sviluppo, la nostra società non avrebbe lo spessore e il vigore adeguati alle sfide che dovremo affrontare.
Una società appiattita. Sono evidenti manifestazioni di fragilità sia personali che di massa: comportamenti e atteggiamenti spaesati, indifferenti, cinici, passivamente adattativi, prigionieri delle influenze mediatiche, condannati al presente senza profondità di memoria e futuro. Si sono appiattiti i nostri riferimenti alti e nobili (l’eredità risorgimentale, il laico primato dello Stato, la cultura del riformismo, la fede in uno sviluppo continuato e progressivo), soppiantati dalla delusione per gli esiti del primato del mercato, della verticalizzazione e personalizzazione del potere, del decisionismo di chi governa. E una società appiattita fa franare verso il basso anche il vigore dei soggetti presenti in essa. 'Una società ad alta soggettività, che aveva costruito una sua cinquantennale storia sulla vitalità, sulla grinta, sul vigore dei soggetti, si ritrova a dover fare i conti proprio con il declino della soggettività, che non basta più quando bisogna giocare su processi che hanno radici e motori fuori della realtà italiana'".
UN’ONDA DI PULSIONI SREGOLATE - Gli italiani non riescono "più a individuare un dispositivo di fondo (centrale o periferico, morale o giuridico) che disciplini comportamenti, atteggiamenti, valori. Si afferma così una 'diffusa e inquietante sregolazione pulsionale", con comportamenti individuali all’impronta di un "egoismo autoreferenziale e narcisistico": negli episodi di violenza familiare, nel bullismo gratuito, nel gusto apatico di compiere delitti comuni, nella tendenza a facili godimenti sessuali, nella ricerca di un eccesso di stimolazione esterna che supplisca al vuoto interiore del soggetto, nel ricambio febbrile degli oggetti da acquisire e godere, nella ricerca demenziale di esperienze che sfidano la morte (come il balconing).
"Siamo una società pericolosamente segnata dal vuoto, visto che ad un ciclo storico pieno di interessi e di conflitti sociali, si va sostituendo un ciclo segnato dall’annullamento e dalla nirvanizzazione degli interessi e dei conflitti".
IL DECLINO PARALLELO DELLA LEGGE E DEL DESIDERIO NELL’INCONSCIO COLLETTIVO - "Bisogna scendere più a fondo nella personalità dei singoli e nella soggettività collettiva per verificare come funziona l’inconscio". Perché "qui si confrontano la legge (l’autorità esterna o interiorizzata) e il desiderio (che esprime il bisogno e la volontà di superare il vuoto acquisendo oggetti e relazioni). Ogni giorno di più il desiderio diventa esangue, indebolito dall’appagamento derivante dalla soddisfazione di desideri covati per decenni (dalla casa di proprietà alle vacanze) o indebolito dal primato dell’offerta di oggetti in realtà mai desiderati (con bambini obbligati a godere giocattoli mai chiesti e adulti al sesto tipo di telefono cellulare)".

La maggioranza resiste: "Il premier non si dimetterà, e avrà la fiducia"

ROMA - "Berlusconi non si dimetterà. Anche perché ci si dimette solo se si è sfiduciati. Al 50 per cento avremo la fiducia. Altrimenti il presidente Napolitano, in ossequio alla Costituzione, cercherà una nuova maggioranza in Parlamento. Ma scommetto che allora, il fronte di chi vorrà andare subito al voto si sarà già allargato". Il ministro per l’Attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi, in una intervista al 'Riformista' ribadisce il 'no' alle richieste del terzo polo, Fli, Udc e Api, che presenteranno una mozione di sfiducia comune al governo chiedendo al presidente del Consiglio di dimettersi prima del voto di fiducia del 14 dicembre.
CICCHITTO: "OFFENSIVA MEDIATICA CONTRO BERLUSCONI E LETTA" - "E' in atto un'offensiva mediatica contro il presidente Berlusconi e alcune delle persone a lui più vicine e con lui più leali come Gianni Letta e Giampiero Cantoni". Lo dichiara Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera. "In primo luogo- spiega- è davvero singolare la selezione mirata che alcuni giornali stanno facendo di file che dovrebbero andare dal 2006 al 2009 e riguardare molti ambienti e personalità politiche di varia estrazione. Tutto il fuoco, invece, viene concentrato su alcune frasi riguardanti Berlusconi. In secondo luogo tutto è possibile tranne che mettere in questione la prudenza, l'intelligenza, e la lealtà nei confronti di Berlusconi da parte di Gianni Letta e di Giampiero Cantoni, addirittura in colloqui con l'ambasciatore americano e con altre personalità della stessa ambasciata".
PIONATI: "SILVIO VADA AVANTI, AVRA' LA FIDUCIA" - "I veri responsabili stanno con Berlusconi, contro il polo dei neo sfascisti Fini e Casini". Lo afferma Francesco Pionati, segretario nazionale dell'Alleanza di Centro, che aggiunge: "Silvio deve solo andare avanti senza incertezze e vincerà la battaglia, confermando di avere la maggioranza. Ridicolo- chiude- fare appelli alla governabilità e poi chiedere la crisi di governo".

Governo, mozione del 'terzo polo'. Lega: da Fini grave errore politico

Il 'terzo polo' accelera sulla crisi e annuncia una mozione di sfiducia comune al governo Berlusconi. Dopo due ore di riunione a Montecitorio, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini, Francesco Rutelli e Raffaele Lombardo siglano un patto di ferro per il 'dopo-Berlusconi'. L'obiettivo è costringere il Cavaliere a fare un passo indietro, meglio se prima del 14 dicembre.La grave crisi economica e il timore delle elezioni anticipate 'compattano' Fli, Udc, Api, Mpa, Ld e i due deputati del gruppo misto da tempo 'critici' verso il premier, Giorgio La Malfa e Paolo Guzzanti. Qualsiasi ragionamento sul governo che verrà (Berlusconi bis o esecutivo tecnico) è rinviato a dopo le dimissioni del presidente del Consiglio. Quando salirà al Quirinale, spetterà al capo dello Stato illuminare il campo e allora si vedrà.
La posizione viene formalizzata in una nota al termine del vertice. "Alla luce della comprovata inadeguatezza dell'attuale maggioranza'', i deputati di Udc, Fli, Api, Mpa, Liberaldemocratici, Giorgio La Malfa e Paolo Guzzanti del gruppo Misto, "ribadiscono l'invito al presidente del Consiglio a dimettersi per facilitare l'apertura di una fase nuova, evitare l'ulteriore logoramento politico e istituzionale ed inutili manovre di Palazzo".
Inoltre, i deputati "che si riconoscono in un'area di responsabilità politico-istituzionale convengono sulla necessità di assicurare al Paese un governo solido e sicuro, in grado di affrontare la seria crisi economico-sociale ed evitare un inutile e dannoso ricorso alle urne", si legge nel comunicato. Per questo motivo depositeranno nei prossimi giorni "una mozione di sfiducia" al governo Berlusconi.
Il capogruppo di Fli a Montecitorio Italo Bocchino fa già i conti. "Se alla mozione già depositata da Idv e Pd si aggiunge quella nostra - ha detto - sono 317" i parlamentari pronti a non votare la fiducia al governo Berlusconi. Replica il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi: "Fino al 14 dicembre assisteremo da parte del capogruppo di Futuro e libertà al triste spettacolo di una politica ridotta all'estrazione dei numeri al lotto''.
Dopo l'incontro tra Fli, Udc, Api, Ld e Mpa a Montecitorio, è iniziato nella sede di 'Farefuturo' in via del Seminario il vertice tra Gianfranco Fini e i parlamentari dei gruppi di Fli. Durante la riunione, Fini avrebbe detto: Berlusconi non ha la fiducia alla Camera e la mozione di sfiducia che depositeremo nei prossimi giorni lo dimostra. Siamo qui nell'interesse del Paese, siamo delle persone responsabili, non possiamo permetterci un salto nel buio, avrebbe aggiunto. Il presidente della Camera, riferiscono alcuni presenti, non avrebbe chiuso definitivamente la porta al Silvio Berlusconi, ma qualsiasi confronto è subordinato solo alle dimissioni del premier. Anzi, avrebbe detto l'ex leader di An, sarebbe meglio che il Cavaliere facesse un passo indietro prima del 14 dicembre, così da accelerare il chiarimento politico e trovare subito una soluzione per uscire dall'impasse attuale. Se Berlusconi vuole dare nuovo slancio alla politica del centrodestra possiamo parlarne, ma prima deve salire al Colle, sarebbe stato, in sintesi, il ragionamento di Fini.
Da registrare anche un incontro a Montecitorio tra Gianfranco Fini e Luca Cordero di Montezemolo.
Sulla stessa linea del presidente della Camera il leader Udc Pier Ferdinando Casini. "Una opposizione responsabile deve trovare delle vie d'uscita. Noi le abbiamo indicate nella nostra mozione con la necessità di un appello per una responsabilità più ampia, per un governo più forte. Non si tratta di giocare a distruggere quello che c'è ma di costruire qualcosa di più solido", ha detto Casini. Ma "non parliamo di 'terzo polo''', si tratta ''di una nuova proposta politica''. Quindi fa un appello al premier: "Se ha senso di responsabilità eviti lungaggini, si dimetta e cerchi lui stesso di aprire una fase politica nuova".
Ma il premier non intende presentare le dimissioni. Mentre da Astana Berlusconi reagisce tacciando di irresponsabilità i promotori della mozione il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa scandisce: "Escludo passi indietro di Berlusconi. Lo considererei un errore. Berlusconi non l'ha mai preso in considerazione". Tra l'altro, "Le dimissioni di Berlusconi toglierebbero la castagne dal fuoco a molti''.
La Lega conferma la sua lealtà al premier. "E' un grave errore politico la decisione di Fini di presentare una mozione di sfiducia nei confronti del governo. Il 14 dicembre la Lega Nord voterà coerentemente la fiducia al governo e al presidente Berlusconi. Sarà il giorno della chiarezza in cui ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità. E sarà anche il giorno in cui finiranno i giochi, le congiure e le riunioni di Palazzo", dichiarano Federico Bricolo e Marco Reguzzoni, capigruppo della Lega Nord al Senato e alla Camera.
Per il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, "ormai è chiaro: ci sono le condizioni perché la crisi politica del governo Berlusconi, che da mesi e mesi segnaliamo, abbia finalmente una formalizzazione parlamentare. Davvero a questo punto non si capirebbero più tatticismi, titubanze e diplomazie