7 luglio 2011

ROMAGNOLI (PDL): IL MOVIMENTO DELLE LIBERTÀ GUARDA AL SUD AMERICA

Si allarga il Movimento delle Libertà fondato e presieduto da Massimo Romagnoli che, dopo il recente tour europeo che lo ha visto in Russia, Germania, Francia e Regno Unito, e dopo la nascita del Coordinamento Australia, ora guarda al Sud America e, in particolare, all'Argentina.
Dal Paese sudamericano, infatti, diversi connazionali, vicini al centrodestra e alla visione politica del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, hanno contattato Romagnoli per esprimergli il desiderio di collaborare, di voler contribuire alla causa del Movimento delle Libertà, dicendosi pronti a lavorare sul territorio argentino fin da subito.
"Sto valutando le diverse opportunità offerte da alcuni esponenti della collettività italiana in Argentina che in questi giorni si sono voluti avvicinare al Movimento - spiega Romagnoli -, presto faremo le nostre scelte e cominceremo a lavorare anche in territorio argentino. In Europa il nostro movimento è ormai presente da tempo, ma puntiamo a rafforzarlo ulteriormente e ad organizzarci meglio in quei Paesi dove crediamo si possa fare ancora di più". "In Australia – aggiunge – ho piena fiducia nelle persone del Coordinamento nato solo alcuni giorni fa, che conoscono molto bene gli italiani ivi residenti e le diverse dinamiche politiche australiane. In terra australiana, ci auguriamo di poter presto svolgere un convegno per parlare di italiani nel mondo e di elezioni dei Comites. Adesso guardiamo all'Argentina con enorme interesse. In quella Nazione è assai vasta la comunità italiana, anche per questo ci interessa in modo particolare essere presenti con il nostro Movimento, soprattutto dopo che da Buenos Aires e da Rosario sono arrivati importanti segnali che ci indicano che forse è maturato il tempo per sbarcare con il MdL anche in Sud America".

Romagnoli in questi giorni è in viaggio fra la Grecia e la Bulgaria, dove sta studiando iniziative da mandare avanti sul territorio dopo l'estate, con l'ausilio dei Coordinatori locali: "dopo la pausa estiva – annuncia, infatti – partiremo alla grande con i nostri convegni e con le riunioni nelle diverse città europee. Se considereremo opportuno recarci in Argentina per essere fisicamente presenti al lancio del movimento anche lì, lo faremo. Non ci poniamo limiti e non conosciamo confini. Invito tutti coloro che sono interessati al MdL a contattarci attraverso il nostro sito web, www.movimentodelleliberta.org, risponderemo a tutte le richieste e ad ogni vostra curiosità. Se siete italiani all'estero - conclude Romagnoli -, se sentite forte dentro di voi i valori della libertà e della democrazia, il MdL è il vostro punto di riferimento".

FEDI (PD): SOLO TAGLI E SOPPRESSIONI PER IL COMMERCIO ESTERO CHE SUBISCE SORTE ANALOGA A LINGUA CULTURA E RETE CONSOLARE

"L’ICE merita una riflessione, una riforma e almeno una discussione, non certo l’ennesimo voto di fiducia annunciato dal Presidente del Consiglio sulla manovra economica. Eppure qualche segnale di attenzione al futuro dell’ICE era arrivato anche dal Quirinale, oltre che dal Parlamento, e lasciava presagire, anche sulla base delle dichiarazioni di esponenti politici che fino a ieri avevano ricoperto incarichi importanti ai vertici dell’Istituto, una possibile diversa evoluzione che il semplice trasferimento di personale ai dicasteri dello sviluppo economico e degli esteri". Così è intervenuto oggi l’on. Marco Fedi, eletto all’estero nelle fila del Pd, in merito alle sorti dell’Istituto per il Commercio Estero e del suo personale.
"Soluzione importante – ha proseguito - per quanto attiene alla fondamentale questione dei posti di lavoro, da salvaguardare, ma insufficiente per garantire il necessario sostegno al sistema Italia nel mondo. Un compito – per Fedi - che richiede la capacità di offrire servizi alle piccole e medie imprese e aziende italiane quando si presentano all’estero e che necessita un bagaglio di esperienza e conoscenza – in un’ottica legata ai settori fondamentali del nostro import/export nel mondo. In sostanza – ha sintetizzato - dovremmo pensare a salvaguardare l’insieme di un’esperienza che ha dato molti risultati positivi e che per queste ragioni impone una rivisitazione e una riforma".

Fedi si è detto "convinto che il Ministero degli Affari esteri, già sovraccarico di compiti e incombenze, non riuscirà a produrre, in questo settore così importante, la necessaria profondità di analisi ed anche la necessaria autonomia che invece devono caratterizzare un Istituto chiamato a dialogare con il mondo delle imprese, con le autonomie territoriali e con le realtà economiche e commerciali estere".
"Non abbiamo davanti a noi un percorso di riforma – ha aggiunto - ma un finto risparmio e un accavallarsi di competenze con la rete diplomatico-consolare. Una rete che già oggi conta su poche e ridotte risorse, dopo i tagli degli ultimi anni, e su una presenza nel mondo, dopo le chiusure operate negli ultimi anni, sempre più carente".
"Nelle prossime settimane, - ha concluso - oltre all’iter della manovra e gli emendamenti al testo, dovremo seguire anche l’approvazione dei regolamenti di riorganizzazione che rischiano di produrre altri irrimediabili danni al settore del commercio con l’estero".

5 luglio 2011

Rifiuti, Berlusconi: appello a tutte le Regioni per risolvere emergenza

''Raccogliendo le preoccupazioni del capo dello Stato, faccio appello a tutti i governatori delle Regioni italiane affinché concorrano alla soluzione del problema dei rifiuti in Campania''. Lo sottolinea il premier Silvio Berlusconi, in una dichiarazione diffusa dall'ufficio stampa di palazzo Chigi.

''La situazione attuale - scrive il premier in relazione ad una lettera dei presidenti delle Regioni - ha assunto il carattere di una vera emergenza nazionale tale da richiedere ogni forma di collaborazione e solidarietà a livello sovra regionale così da alleviare le sofferenze della popolazione napoletana. E mi auguro che l'esempio dato da alcune Regioni, con la concessione dei nullaosta per il trasferimento dei rifiuti, venga presto imitato''. ''Con la certezza - scrive ancora il premier - che anche la Regione Campania, in virtù dei poteri straordinari ricevuti, acceleri le procedure per realizzare gli impianti necessari ad avviare un corretto ciclo dei rifiuti''.
In una nota, i presidente di 14 Regioni hanno sottolineato come sui rifiuti di Napoli si sia ''determinata una situazione di stallo da cui bisogna uscire al più presto, per evitare rischi alla salute dei cittadini e ulteriori danni all'immagine del Paese''. ''A Napoli c'è un'emergenza nazionale. Ed è per questo che le diverse istituzioni della Repubblica devono essere chiamate a fare la loro parte'', è la presa di posizione sottoscritta dal presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai e dai presidenti Claudio Burlando (Liguria), Vito De Filippo (Basilicata), Vasco Errani (Emilia-Romagna), Roberto Formigoni (Lombardia), Michele Iorio (Molise), Raffaele Lombardo (Sicilia), Catiuscia Marini (Umbria), Renata Polverini (Lazio), Augusto Rollandin (Valle d'Aosta), Enrico Rossi (Toscana), Gian Mario Spacca (Marche), Giuseppe Scopelliti (Calabria), Renzo Tondo (Friuli Venezia Giulia), Nichi Vendola (Puglia). ''A tal fine riteniamo che sia indispensabile agire su due fronti - proseguono i firmatari - Da un lato occorre aprire subito nuove discariche in Campania". Dall'altro lato, proseguono i presidenti delle Regioni firmatarie, "il Governo deve innanzitutto dire se ritiene sia giusto e necessario che tutte le Regioni intervengano per affrontare questa emergenza nazionale e, di conseguenza, se per questo obiettivo intenda impegnarsi". ''In questo quadro di chiarezza e di responsabilità, individuate e decisa la realizzazione di nuove discariche e impianti in Campania e confermato l'impegno del Governo, le nostre Regioni - è la conclusione dei presidenti - sono pronte a dare il loro contributo assicurandosi, come è ovvio, tutte le necessarie garanzie per la salute dei cittadini e le sicurezze ambientali sulla qualità e caratteristiche dei rifiuti''.
Una iniziativa quella dei 14 Governatori che il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e il vicesindaco Tommaso Sodano salutano ''con soddisfazione'', ringraziando ''le stesse Regioni per la disponibilità dimostrata verso la città di Napoli e la Campania".
Da parte sua il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro ha osservato che "regioni e presidenza del Consiglio sottolineano la necessità di un passo in avanti sull'impiantistica iniziando dall'apertura delle discariche. A partire dai Comuni tutti devono accelerare su questo".
Non cambia posizione il presidente della Regione Veneto Luca Zaia che ribadisce il suo no all'arrivo dei rifiuti da Napoli: "Chi mi conosce sa che non ho mai cambiato idea. Qui ci sono serie motivazioni ogni giorno per dire di no".

MANOVRA: BERLUSCONI RITIRA LA NORMA SALVA-FININVEST

Il governo ha deciso di ritirare nell'ambito della manovra la cosiddetta norma 'salva Fininvest'. Lo annuncia in una nota il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che spiega che ''per sgombrare il campo da ogni polemica ho dato disposizione che questa norma giusta e doverosa sia ritirata''. ''Nell'ambito della cosiddetta manovra - spiega Berlusconi - e' stata approvata una norma per evitare attraverso il rilascio di una fideiussione bancaria il pagamento di enormi somme a seguito di sentenze non ancora definitive, senza alcuna garanzia sulla restituzione in caso di modifica della sentenza nel grado successivo''. Il premier non ha dubbi, ''si tratta di una norma non solo giusta ma doverosa specie in un momento di crisi dove una sentenza sbagliata puo' creare gravissimi problemi alle imprese e ai cittadini.


Le opposizioni hanno promosso una nuova crociata contro questa norma pensando che, tra migliaia di potenziali destinatari, si potrebbe applicare anche a una societa' del mio gruppo. Si e' prospettato infatti - prosegue Berlusconi - che tale norma avrebbe trovato applicazione nella vertenza Cir-Fininvest dando cosi' per scontato che la Corte di Appello di Milano effettivamente condannera' la Fininvest al pagamento di una somma addirittura superiore al valore di borsa delle quote di Mondadori possedute dalla Fininvest.Conoscendo la vicenda - aggiunge - ritengo di poter escludere che cio' possa accadere e anzi sono certo che la Corte d'Appello di Milano non potra' che annullare una sentenza di primo grado assolutamente infondata e profondamente ingiusta.Il contrario costituirebbe un'assurda e incredibile negazione di principi giuridici fondamentali. Per sgombrare il campo da ogni polemica - annuncia Berlusconi - ho dato disposizione che questa norma giusta e doverosa sia ritirata.Spero non accada che i lavoratori di qualche impresa, in crisi perche' colpita da una sentenza provvisoria esecutiva, si debbano ricordare di questa vergognosa montatura''.QUIRINALE ATTENDE ALTRI CHIARIMENTI DA GOVERNO. Il Quirinale ha preso atto della soluzione del caso nato dalla norma cosiddetta 'salva-Fininvest' contenuta nella manovra. Ora attende risposte e chiarimenti dal governo ad alcune osservazioni presentate sul provvedimento. E' quanto si apprende da ambienti del Quirinale. L'iter di valutazione della manovra e della sua coerenza giuridica si e' concluso in meno di 24 ore, confermano le stesse fonti, con le scelte di merito che ora sono diretta responsabilita' del governo.La questione 'Fininvest' e' stata risolta (con il governo che ha ritirato la norma - ndr) ma sono state avanzate altre osservazioni ed ora ''si e' in attesa di chiarimenti da parte del governo''. Il tutto comunque si sviluppa, viene precisato, seguendo quello spirito di leale collaborazione tra istituzioni all'interno del quale il Quirinale sempre si muove.BERSANI: BERLUSCONI C'HA PROVATO. ORA TERREMO OCCHI BEN APERTI. ''C'ha provato e ora noi terremo gli occhi bene aperti perche' sappiamo con chi abbiamo a che fare''. Lo ha detto il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, commentando l'annuncio del presidente del Consiglio sul ritiro della norma che riguarda il lodo Mondadori. ''L'ho gia' detto - ha aggiunto Bersani - e lo ripeto: su tutti i carri in cui mettono i problemi per gli italiani ci deve essere pero' una soluzione per lui e poi quando viene smascherato fa marcia indietro.Noi verificheremo di volta in volta''.FINI: LA NORMA SALVA-FININVEST ERA INOPPORTUNA. La norma cosiddetta 'salva-Fininvest', inserita nella manovra e oggi ritirata dal governo, era ''inopportuna''. Lo afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini, intervenendo in aula e replicando al capogruppo del Pd Dario Franceschini, che chiedeva un suo intervento perche' i testi approvati dal Consiglio dei Ministri corrispondessero (al contrario di quanto lasciato intendere dal ministro Roberto Calderoli con alcune dichiarazioni) a quelli inviati al Quirinale e trasmessi in Parlamento. Fini ricorda che ''le competenze in materia di deliberazione ed emanazione dei decreti legge sono attribuite dal nostro ordinamento, in via esclusiva, al governo ed al Presidente della Repubblica, ciascuno secondo le proprie prerogative istituzionali''. Inoltre, continua, ''sulla base di quanto preannunciato dal rappresentante del governo in sede di Conferenza capigruppo, e' gia' previsto che il disegno di legge di conversione del decreto legge sara' presentato al Senato. Sara' dunque Palazzo Madama a valutare in prima istanza il provvedimento in tutti i suoi aspetti, di merito e procedurali''. Alla luce di queste considerazioni, conclude Fini, ''non sussiste alcun margine di intervento da parte del presidente della Camera, e cio' ovviamente a prescindere dal mio personale giudizio politico in materia di totale inopportunita' all'inserimento della norma in questione nel decreto economico-finanziario''.

4 luglio 2011

Pensioni: dichiarazione di Domenico Proietti, Segretario confederale UIL

Gli interventi della manovra sulle pensioni rispondono solo all’esigenza di fare cassa. Il governo italiano più volte ha affermato che il nostro sistema previdenziale è in equilibrio e questo rende ancora più incomprensibile la necessità di tali misure. In particolare è sbagliato ridurre la rivalutazione delle pensioni che nell’ultimo decennio hanno perso molto del loro potere d’acquisto. La UIL avvierà un’iniziativa verso il governo e i gruppi parlamentari, contemporaneamente ad una vasta mobilitazione nel paese, per rimuovere questa grave ingiustizia sociale.

Inflazione in salita libera, a giugno un aumento sull'anno del +2,7%

Inflazione in salita a giugno. È quanto afferma l'Istat in una nota, con dati provvisori, spiegando che "secondo le stime preliminari, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettivita' (Nic), comprensivo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,1% rispetto al mese di maggio 2011 e del 2,7% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (era +2,6% a maggio 2011). L'inflazione acquisita per il 2011 e' pari al 2,3%. L'inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, sale al 2,1%, con un'accelerazione di tre decimi di punto percentuale rispetto a maggio 2011 (+1,8%). Al netto dei soli beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell'indice dei prezzi al consumo sale al 2,2%, dal 2,1% di maggio".

La crescita tendenziale dei prezzi dei beni "e' stabile al 3%, mentre quella dei prezzi dei servizi sale al 2,6%, dal 2,3% del mese precedente. Come conseguenza di tali andamenti, il differenziale inflazionistico tra beni e servizi diminuisce di tre decimi di punto rispetto al mese di maggio. La principale spinta all'aumento dell'indice generale a giugno deriva dall'aumento congiunturale dell'1,1% dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti che determina una netta accelerazione del loro tasso tendenziale di crescita (5,2%, dal 4,2% di maggio)".
Un impatto significativo "deriva anche dai rialzi congiunturali dei prezzi dei Beni alimentari lavorati (+0,4%) e dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,3%, in larga parte legato a fattori stagionali). Per contro, effetti di contenimento si devono al calo congiunturale dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (-1,4%), degli alimentari non lavorati (-0,4%) e dei Beni durevoli (-0,2%)".
Sulla base delle stime preliminari "l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) aumenta dello 0,1% rispetto al mese precedente e del 3,0% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (lo stesso valore registrato a maggio)".AGENZIA DIRE, www.dire.it

Il 17% del Pil se ne va in pensioni, è il paese dei mille euro al mese

Nel 2009 l'importo complessivo annuo delle prestazioni pensionistiche previdenziali e assistenziali erogate in Italia e' stato pari a 253.480 milioni di euro, un valore corrispondente al 16,68% del prodotto interno lordo (Pil). La spesa complessiva e' aumentata del 5,1% rispetto al 2008, mentre la quota sul Pil e' cresciuta di 1,3 punti percentuali rispetto all'anno precedente. È quanto emerge dalle rilevazioni annuali sui trattamenti pensionistici e sui loro beneficiari condotte dall'Istituto nazionale di statistica e dall'Istituto nazionale della previdenza sociale, a partire dai dati dell'archivio amministrativo - Casellario centrale dei pensionati - nel quale sono raccolte le informazioni sulle prestazioni pensionistiche erogate da tutti gli enti previdenziali italiani, pubblici e privati.
Le prestazioni pensionistiche, cosi' come i loro beneficiari, sono suddivise in sette gruppi- precisano Istat e Inps- che individuano le pensioni e i pensionati: di vecchiaia, di invalidita', ai superstiti, indennitarie, di invalidita' civile, sociali e di guerra (per le definizioni dei gruppi si rinvia al glossario). Secondo questa classificazione e' possibile individuare univocamente il numero di percettori all'interno di ciascuna tipologia considerata. Ciascun percettore, potendo beneficiare di piu' pensioni appartenenti anche a tipologie diverse, puo' essere incluso in uno o piu' gruppi. Ad esempio, un titolare di una pensione di vecchiaia che beneficia anche di una pensione ai superstiti si trovera' incluso tra coloro che cumulano piu' tipologie di pensione, sia nella tipologia vecchiaia sia in quella superstiti. Per tale motivo, "il totale e' calcolabile come somma delle singole tipologie soltanto per le prestazioni".Nel particolare delle prestazioni pensionistiche, Istat e Inps precisano che "nel 2009 sono state erogate 23,8 milioni di prestazioni pensionistiche, per un importo complessivo annuo di 253.480 milioni di euro ed un importo medio annuo di 10.634 euro. Con riferimento alla tipologia di pensione, sono 18,6 milioni le pensioni di invalidita', vecchiaia e superstiti (Ivs), per una spesa complessiva di 228.541 milioni di euro (90,2% del totale) ed un importo medio annuo di 12.287 euro".
Inoltre il "50,7% dei trattamenti pensionistici e' rappresentato da pensioni di vecchiaia o anzianita', per una spesa pari a 178.421 milioni di euro (70,4% del totale) ed un importo medio annuo di 14.752 euro; il 20,6% riguarda pensioni ai superstiti (15,0% in termini di spesa), mentre il restante 6,7% si riferisce ad assegni ordinari di invalidita' o a pensioni di inabilita', che assorbono il 4,8% della spesa destinata al complesso delle pensioni".
Le pensioni assistenziali rappresentano nel 2009 "la seconda tipologia di prestazioni pensionistiche in termini di spesa erogata, con un totale di 20.464 milioni di euro (8,1% del totale) per complessivi 4,3 milioni di trattamenti ed un importo medio annuo di 4.728 euro. Di tali prestazioni la quota piu' elevata, in termini sia di numero sia di spesa (rispettivamente 13,4% e 5,9%) si registra per le pensioni di invalidita' civile e le indennita' di accompagnamento ad esse associate. Le pensioni indennitarie, infine, fanno rilevare una spesa complessiva di 4.476 milioni di euro (1,8% del totale), distribuita su 907 mila trattamenti, per un importo medio pari a 4.932 euro".
Nel 2009 la spesa pensionistica totale "e' cresciuta del 5,1% rispetto all'anno precedente, passando dai 241.165 milioni di euro del 2008 a 253.480 milioni di euro. Tale crescita e' fondamentalmente imputabile all'evoluzione dell'importo medio delle prestazioni erogate, che e' aumentato del 5,0%, a fronte di un numero dei trattamenti pensionistici in pagamento rimasto pressoche' invariato rispetto all'anno precedente (+0,1%)".
Il maggiore incremento della spesa complessiva annua "si registra per le pensioni sociali (+6,4%)- prosegue il rapporto di Istat e Inps-; per quanto riguarda la spesa per pensioni di vecchiaia l'incremento e' pari al 5,6%, mentre quelli per le pensioni ai superstiti e di invalidita' civile si attestano rispettivamente al 5,3% ed al 4,8%". Piu' contenuto appare "l'aumento della spesa per le prestazioni indennitarie (+1,2%) e per le pensioni di guerra (+0,6%), per le quali la variazione positiva degli importi medi e' stata significativamente compensata dalla riduzione del numero delle prestazioni". Risulta in diminuzione, invece, "la spesa per pensioni di invalidita' e assegni ordinari di invalidita' (-0,8%). In questo caso la riduzione del numero delle prestazioni ha piu' che controbilanciato la variazione positiva degli importi medi".

Disoccupato il 30% dei giovani. E al sud metà delle donne resta a casa

"Il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni aumenta dal 28,8% del primo trimestre 2010 al 29,6%". È quanto afferma, in una nota, l'Istat riferendo anche di "un picco del 46,1% per le donne del Mezzogiorno".
Sale la disoccupazione nel mese di maggio. Secondo quanto riferisce l'Istat in una nota, infatti, "il tasso di disoccupazione si attesta all'8,1%, con un aumento di 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile e una diminuzione di 0,5 punti su base annua". Inoltre "il tasso di disoccupazione giovanile sale al 28,9% con una crescita congiunturale di 0,5 punti percentuali. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni calano dello 0,3% (-47 mila unita') rispetto al mese precedente, portando il tasso d'inattivita' al 38% (-0,1 punti percentuali)". Continua la nota: "A maggio 2011 gli occupati sono 22.914 mila unita', in aumento dello 0,1% (21mila unita') rispetto ad aprile. Nel confronto con lo stesso mese dell'anno precedente l'occupazione cresce dello 0,2% (+34 mila unita'). L'aumento riguarda la sola componente femminile. Il tasso di occupazione e' pari al 56,9%, in crescita rispetto ad aprile di 0,1 punti percentuali e stabile rispetto a maggio 2010".
Il numero complessivo dei disoccupati "pari a 2.011 mila, registra un aumento rispetto a aprile dello 0,8% (+17 mila unita'), con un aumento della componente maschile ed una diminuzione di quella femminile. Su base annua il numero di disoccupati diminuisce del 6,5% (-139 mila unita')".AGENZIA DIRE, http://www.dire.it/

Manovra, dal Colle "rigorosa valutazione". Romani ''Nessun taglio a rinnovabili''

Una "attenta e rigorosa valutazione": è quella, secondo quanto si apprende da fonti del Quirinale, che il Colle assicura sulla manovra economica del governo che è stata trasmessa oggi al Colle. Un atteggiamento, quello del Quirinale, nei confronti del provvedimento dell'esecutivo sui conti pubblici che per il Colle è prassi, ma che in questa circostanza, sembrerebbe assumere un rilievo diverso dopo le polemiche sulla norma, contenuta nel testo trasmesso oggi alla Presidenza della Repubblica, che parrebbe poter bloccare il maxi risarcimento di 750 milioni di euro dovuto da Fininvest a favore della Cir di Carlo De Benedetti. Per l'esame complessivo del provvedimento, comunque, sara' necessario qualche giorno.

Una manovra che viene "accolta con favore" dalla Commissione Ue, in quanto "in linea con le raccomandazioni specifiche" rivolte da Bruxelles all'Italia che chiedono "la messa in atto senza indugio" di misure mirate al pareggio del deficit entro il 2014 e all'accelerazione della riduzione del debito. E' quanto ha affermato il portavoce del commissario Ue agli Affari economici e monetari Olli Rehn, sottolineando però che "al momento non sono ancora disponibili i dettagli delle misure", senza i quali la Commissione non può compiere un'adeguata valutazione della manovra.
Non si placano però le polemiche sul provvedimento, ultima quella sulle energie rinnovabili. Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, in merito ad alcune notizie circolate in queste ore sugli organi di stampa, assicura che "nel testo definitivo della manovra finanziaria inviato al Quirinale non c'è nessun taglio degli incentivi per le energie rinnovabili''. " Il Cdm - ha proseguito Romani - ha convenuto sull'eliminazione della riduzione del 30% di tutte le agevolazioni e incentivi che oggi gravano sugli oneri di sistema presenti sulle forniture di energia elettrica e gas. Un taglio che, come ho avuto modo di esporre nella seduta del Consiglio, non avrebbe portato benefici alla collettività, incidendo solo per un 3% sul totale del costo. Al contrario, avrebbe comportato l'eliminazione di agevolazioni alle famiglie numerose e alle classi meno abbienti, mettendo inoltre a rischio il funzionamento di impianti strategici per la gestione dell'emergenza rifiuti''.
''Stiamo lavorando già da tempo alla rimodulazione degli incentivi e del conseguente peso in bolletta, prima con il dlgs rinnovabili, poi con il decreto specifico per il fotovoltaico, dando impulso al settore e intervenendo in modo netto e selettivo su sprechi ed eccessi del passato", ha concluso Romani.
In una nota è intervenuta anche il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. ''Non mi risulta che nel testo della manovra inviato al Quirinale sia stata reintrodotta la norma che prevede il taglio del 30% di incentivi e agevolazioni relative alle forniture di energia elettrica'' ha detto Prestigiacomo.
Il provvedimento continua ad essere oggetto di critiche da parte di diverse categorie. I medici del Servizio sanitario nazionale serrano le fila. Delusi e preoccupati dai tagli previsti dalla manovra licenziata giovedì dal Consiglio dei ministri, si compattano e promettono battaglia. Sperando in miglioramenti e correzioni al testo in sede parlamentare. A quanto apprende l'Adnkronos Salute domani alle 15.30 al Leon's Place Hotel di Roma è in programma un incontro dell'Intersindacale della dirigenza medica del Ssn per affrontare le proposte da avanzare e le proteste da lanciare. Quattro, soprattutto, i punti della manovra che le organizzazioni sindacali trovano 'indigesti': i tagli alla sanità, l'introduzione del ticket, il congelamento delle retribuzioni e il blocco del turnover.
In campo anche il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori che ha inviato una lettera ai membri del governo e ai capigruppo di Camera e Senato, un vero e proprio manifesto, in cui si legge che "la bozza di legge delega sulla liberalizzazione delle professioni del governo di Silvio Berlusconi, così come le passate azioni e le odierne ripetute affermazioni del leader dell'opposizione Pierluigi Bersani e gli appelli del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, conducono tutte a uno stesso esito: lo snaturamento delle libere professioni".
Ed è allarme anche nella scuola. Tuttoscuola on line avverte che con la manovra 'salteranno' anche un migliaio di attuali vicepresidi. Attualmente, infatti, la maggior parte delle 10.311 istituzioni scolastiche statali (le presidenze) si avvale di collaboratori del dirigente scolastico che, per svolgere gli incarichi affidati o per sostituire lo stesso dirigente scolastico, vengono distaccati dall'insegnamento completamente (esonero) o parzialmente (semiesonero). Al posto di questi docenti distaccati a svolgere il ruolo di vicepresidi per tutto o parte dell'orario di insegnamento vengono nominati docenti a tempo determinato fino al termine delle attività (giugno).
Su questo importante istituto normativo, evidenzia Tuttoscuola, ha messo l'occhio la manovra di stabilizzazione varata dal Consiglio dei Ministri. Nel testo ufficioso del decreto sulla manovra di stabilizzazione si legge, tra l'altro, che ''il comma 4 dell'articolo 459 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, come modificato dall'articolo 3, comma 88, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, è abrogato''.
La breve e criptica formulazione, spiega ancora la rivista specializzata, racchiude una decisione che, se confermata, influirebbe negativamente sulla qualità del funzionamento delle istituzioni scolastiche perché creerebbe difficoltà nella gestione e nell'organizzazione del servizio, oltre a determinare una contestuale contrazione di posti per i docenti con contratto a tempo determinato.

3 luglio 2011

MANOVRA: OPPOSIZIONE E SINDACATI CONTRO LA ''STRETTA'' PENSIONI

Pare profilarsi, con la manovra varata giovedi' dal governo,' una stretta a sorpresa sulle pensioni: oltre i 1400 sarebbe dimezzata la rivalutazione. E opposizioni e sindacati gia' alzano barricate. Le forbici della manovra potrebbero infatti colpire gli assegni previdenziali anche di importo piu' relativamente modesto, come quelle da 1.400 euro al mese.Secondo quanto riportato da 'Il Corriere della Sera', il decreto per la correzione dei conti pubblici prevede infatti la mancata rivalutazione per il biennio 2012-2013 delle pensioni superiori a cinque volte il minimo, cioe' 2.300 euro al mese (il minimo delle pensioni Inps 2011 e' di 476 euro al mese), mentre quelle piu' basse, comprese tra 1.428 e 2.380 euro mensili, dovrebbero essere valutate per tenere conto dell'inflazione, ma solo nella misura del 45%. A cio' si aggiungerebbe l'allungamento dell'eta' minima di pensione che dal 2014 salira' di almeno tre mesi con l'anticipo dell'agganciamento automatico delle speranze di vita.
Ampio spazio all'argomento lo dedica anche 'Il Sole 24 Ore', che scrive di una stretta sull'indicizzazione per 5 milioni di pensionati: rivalutazione bloccata al 45% per gli assegni fra tre e cinque volte il minimo, blocco totale della rivalutazione per gli assegni 5 volte superiori il minimo. La stretta sull'indicizzazione delle pensioni, secondo quanto rileva 'Il Sole 24 Ore', dovrebbe garantire una minor spesa cumulata, nel triennio 2012-2014, pari a 2,2 miliardi. La platea colpita dal blocco sfiorerebbe i 5 milioni di pensionati. Per quanto riguarda il posticipo di tre mesi del momento del pensionamento previsto nel 2014, dovrebbe produrre una minor spesa per 200 milioni nell'anno interessato, mentre il risparmio cumulato e' stato stimato tra il 2014 e il 2020 in 1,9 miliardi.E dal Pd, Marina Sereni attacca: ''Piu' si entra nel dettaglio piu' si coglie il vuoto e l'iniquita' della manovra finanziaria varata dal Governo. E' abbastanza chiaro che i tagli, quelli piu' consistenti, verranno realizzati nell'immediato nei settori della sanita', della previdenza, del welfare, della scuola, degli Enti Locali mentre le scelte per lo sviluppo e per modernizzare davvero il sistema Italia sono rinviate ancora una volta a data da destinarsi'', dice la vice presidente dell'Assemblea Nazionale del Pd secondo la quale quella varata e' ''una manovra sleale verso il Paese, priva di coraggio e di onesta', che lascia in eredita' ai futuri Governi un fardello pesantissimo di debito pubblico, bassa crescita e diseguaglianza sociale''.Per l'Idv, il capogruppo in Senato, Felice Belisario, afferma che ''e' un vero e proprio insulto colpire da un lato 13 milioni di pensionati molti dei quali gia' stentano ad arrivare a fine mese e, dall'altro, pesare con il misurino del farmacista, dilatandoli nel tempo, i tagli dei costi della politica''. ''Questo governo continua a prendere a schiaffi precari, pensionati e dipendenti pubblici con parole e fatti. Non sono questi gli interventi di cui l'Italia ha bisogno. Se davvero Tremonti non imbroglia - conclude Belisario - allora accolga le proposte dell'opposizione, a partire da quelle che l'Italia dei Valori ha presentato nella sua 'contro-manovra'.Almeno, oltre che a provare solo a salvare... la faccia, il governo potrebbe fare qualcosa di serio per il Paese, perche' i sacrifici li devono far tutti in proporzione alla loro ricchezza. Basta con i privilegi che sono immorali e segnano un solco incolmabile tra cittadini e istituzioni''.Da parte sindacale a tuonare e' Raffaele Bonanni, leader della Cisl: ''Il Governo ed il Parlamento devono correggere il provvedimento che blocca la rivalutazione delle pensioni''.''La norma della manovra economica che riduce la rivalutazione delle pensioni per la fascia da tre a cinque volte il trattamento minimo, tenendo conto dell'inflazione, rende ancora piu' vulnerabili quei pensionati che negli ultimi quindici anni hanno gia' visto ridursi il potere di acquisto delle loro pensioni. Non solo - spiega Bonanni - ci aspettiamo subito un chiarimento dal Governo, ma il Parlamento, nel percorso di approvazione della manovra stessa, potra' correggere questa palese iniquita', individuando nella riduzione dei livelli amministrativi, negli sprechi e nei costi impropri della politica, la copertura necessaria per dare soluzione ad un provvedimento ingiusto e socialmente non sostenibile''.Ma un rotondo no alla manovra nel suo complesso e' arrivato dai Piccoli Comuni dell'Anci, radunati a Riva del Garda. ''La manovra e' la pietra tombale del federalismo fiscale'' ha detto Enrico Borghi, presidente della commissione Anci per la montagna, sottolineando che ''e' assolutamente irricevibile'', tra l'altro ''perche' mette in discussione i livelli essenziali di prestazione dei piccoli comuni''.''Questa manovra merita una risposta non dura ma durissima e noi siamo pronti a dargliela'', ha affermato, dal canto suo, Graziano Delrio vicepresidente vicario dell'Anci e sindaco di Reggio Emilia. ''Il momento e' pericoloso, bisogna che facciamo sapere qual e' la nostra idea di Paese che e' tenuto insieme dai sindaci e non da qualche geniale burocrate del ministero dell'Economia'', ha aggiunto Delrio.Il vicepresidente vicario Anci ha ripercorso alcuni passaggi delle trattative tra Comuni e governo in materia di federalismo ricordando come ''da un lato si firmavano accordi sul fondo di riequilibrio per poi cancellarlo parzialmente con i tagli che la manovra ci prospetta. Ci e' sempre stato detto che il federalismo sarebbe stato autonomia, riforme e introiti certi. Alla fine tutto e' stato vanificato da una manovra della quale non sappiamo i contenuti perche' non siamo stati ne' coinvolti ne convocati per discuterne''.Per il vicario Anci un'altra strada era possibile: ''Bisognava invertire la rotta e capire dove lo Stato e' in perdita. I Comuni non causano deficit ma insistono a dire che il tubo perde acqua da noi mentre non c'e' traccia di provvedimenti contro le amministrazioni centrali su cui pesa gran parte del deficit''.''L'Anci e i Piccoli Comuni hanno dimostrato senso di responsabilita' negli anni anche perche' volevano far parte di un movimento che andava a cambiare l'architettura istituzionale. Ora pero' abbiamo capito che l'interlocutore e' inaffidabile e poco serio'', ha rincarato la dose Mauro Guerra, coordinatore nazionale Anci dei Piccoli Comuni, chiudendo la due giorni di conferenza di Riva del Garda, dedicati ai Piccoli Comuni e alle Unioni dei Comuni.''Solo in questo modo si puo' definire chi per anni approfondisce il discorso relativo al fondo di riequilibrio e al federalismo fiscale in generale e in un giorno con una manovra che taglia per altri 3 miliardi i fondi per i Comuni decide di far morire definitivamente l'idea per la quale ha lavorato finora'', ha aggiunto Guerra, precisando che ''non sono depresso per l'assenza del Governo a questa XI Conferenza nazionale dei Piccoli Comuni, ne prendiamo atto e ci rammarichiamo, ma adesso diamo inizio ad una nuova fase, se negli anni abbiamo mostrato tutta la nostra volonta' di cooperare e collaborare per riformare il Paese, abbiamo capito ora, anche in considerazione della prossima manovra che il Governo si appresta a varare, che l'interlocutore e' inaffidabile e da ora diciamo che non ci stiamo piu', chiediamo alle istituzioni centrali di fornirci quello che realmente ci spetta''.