15 gennaio 2012

Dal fisco all'industria, Ecodem lanciano 10 proposte per la crescita

Modernizzazione ecologica dell'industria italiana e riforma fiscale verde, politiche per la qualità del Paese e nuovo piano energetico. Ma non solo, difesa del suolo, nuovi investimenti per i servizi pubblici locali, mobilità sostenibile e città ecologiche, un'economia verde per lo sviluppo del Mezzogiorno, lotta alle ecomafie e più investimenti per green job. Sono queste le dieci proposte lanciate dagli Ecodem per la crescita del Paese.Le dieci proposte rappresentano progetti concreti per la cosiddetta 'fase due' per la ripresa dell'economia e per creare lavoro. Al primo posto gli Ecodem chiedono la modernizzazione ecologica dell'industria italiana, un programma 'Industria 2020' per la green economy mirato all'industria dell'auto, ai nuovi materiali, alla chimica verde, all'industria del riciclo, alle tecnologie per l'efficienza energetica e le rinnovabili e all'eco design.
Sul fronte fiscale, gli Ecodem propongono di alleggerire il carico sul lavoro e impresa e di spostarlo sui consumi di materia e di energia e di incentivare produzioni e consumi sostenibili. Per maggiori politiche per la qualità della vita italiana per gli Ecodem bisogna puntare sulla sfera dell'ambiente e del paesaggio, sull'agricoltura di qualità, sul turismo, sui parchi e sulla promozione del made in Italy nel mondo.
Serve, inoltre, un nuovo piano energetico e gli Ecologisti democratici propongono un programma per l'efficienza energetica nell'industria, nei servizi e nell'edilizia e di puntare ad arrivare al 50% di elettricità da rinnovabili entro il 2030.
Smart Grid e riduzione del 30% delle emissioni di gas serra entro il 2020 ma anche rendere permanente l'ecobonus del 55% sono le proposte di punta per un nuovo piano energetico italiano che arrivano dagli Ecodem.
Anche la difesa del suolo, considerata la più grande opera pubblica dell'Italia dagli Ecodem, è tra le proposte lanciate oggi. Secondo l'associazione degli Ecologisti democratici bisogna utilizzare almeno un terzo dei fondi Cipe e parte dei risparmi da rinuncia all'acquisto dei cacciabombardieri F35. Nella proposta anche deroga al patto di stabilità per i Comuni e stop al consumo di suolo.
I servizi pubblici locali sono per gli Ecodem una parte importante per la crescita della green economy che propongono di investire per acquedotti e depuratori, impianti per i rifiuti, reti di trasporto, energia e gas e di rispettare le indicazioni emerse dal referendum sull'acqua.
Nelle proposte anche una mobilità sostenibile, città più ecologiche investendo sul trasporto pubblico locale, ferrovie locali, tramvie e metropolitane. Ma per l'associazione degli ecologisti democratici, l'economia verde si gioca al Sud e quindi attraverso una priorità per lo sviluppo del Mezzogiorno che passa per più ambiente e più energie rinnovabili.
Infine, lotta alle ecomafie con l'introduzione dei reati ambientali nel Codice penale e lotta all'abusivismo, riforma dell'Ispra e del sistema dei controlli ambientali e semplificare le norme e le procedure. Dall'economia verde nasce anche una maggiore occasione di lavoro, un milione di posti di lavoro nella green economy e maggiori investimenti su formazione e ricerca sono i punti contenuti fra le dieci proposte avanzate dagli Ecodem.

Sindacati uniti al confronto con il governo: "Ma l'art. 18 non si tocca"

Tra i sindacati confederali c'e' una "posizione comune". Lo riferisce il segretario della Cgil, Susanna Camusso, dopo il vertice con i leader di Cisl e UIl, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Anche Bonanni dice che "non c'e' distinzione tra di noi. Siamo pronti tutti quanti" al confronto col governo sulla riforma del mercato del lavoro, in un "clima faticosamente costruito". Il segretario Cisl sottolinea che gli incontri finora fatti con il ministro Fornero sono andati "benino". Martedi' prossimo si riuniranno le segreterie congiunte dei tre sindacati e sara' elaborato un documento comune.
"Ci auguriamo che il governo non voglia un fallimento prima della discussione, sgomberando il campo da quello che leggiamo sui giornali e concentrandosi sul lavoro". Cosi' il segretario della Cgil, Susanna Camusso, La sindacalista conclude: "Suggeriamo sentitamente che non sia confermata" la bozza sulle liberalizzazioni che interviene sull'articolo 18. Anche Bonanni parla di quella bozza come di un "macigno" sulla strada del confronto con il governo.

Lavoro: Cgia, disoccupazione reale ha superato il 10%

'Se per l'Istat il tasso di disoccupazione ha raggiunto a novembre la soglia dell'8,6%, quello reale, invece, ha superato il 10%''. Lo afferma il segretario della Cgia, Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che, assieme al suo Ufficio studi, ha ''definito'' un nuovo indicatore che misura la disoccupazione ''reale''. Chiaramente, afferma la Cgia, questo parametro e' frutto di un puro esercizio teorico che, tuttavia, da' il senso della difficolta' occupazionale che sta vivendo il Paese.
La Cgia e' giunta a stimare la disoccupazione ''reale'', aggiungendo ai disoccupati censiti dall'Istat i cosiddetti sfiduciati. ''Ovvero - osserva Bortolussi -, coloro che in questi ultimi 3 anni di crisi economica sono usciti dalle statistiche ufficiali perche' hanno deciso di non cercare piu' un nuovo posto di lavoro''. Nel novembre del 2011, secondo la rilevazione dell'Istat, le persone attivamente alla ricerca di una occupazione erano 2.142.000. A questo esercito di senza lavoro, la Cgia ha sommato 438.000 nuovi ''scoraggiati'' che, in questi ultimi 38 mesi di crisi, sono usciti dalle classifiche ufficiali ingrossando la fila degli inattivi. In pratica, i senza lavoro ''reali'' sono composti da 2.580.000 persone. Pertanto, sommando ai 2 milioni e 142 mila disoccupati questi nuovi 438 mila 'sfiduciati', il tasso di disoccupazione 'reale' (o tasso reale di marginalita' dal lavoro) si attesta al 10,1%: 1,5 punti percentuali in piu' rispetto al dato ufficiale fornito la settimana scorsa dall'Istat. ''Tra le 438.000 persone che in questi ultimi 3 anni di profonda crisi hanno deciso di non cercare piu' un lavoro - conclude Bortolussi - risiede in buona parte nelle regioni del Mezzogiorno. E' evidente che una gran parte di queste persone e' andata ad alimentare l'abusivismo ed il lavoro nero creando gravi danni a quelle aziende che, nonostante le difficolta' economiche, sono rimaste in attivita'''.
Infine, sottolinea la Cgia, si ricorda che le forze di lavoro presenti in Italia sono pari a 25.049.000, mentre gli occupati sfiorano la soglia dei 23 milioni (precisamente 22.906.000). In termini percentuali il tasso di attivita' si attesta al 62,2%, quello di occupazione al 56,9%, mentre la disoccupazione giovanile ha ormai superato il 30% (precisamente il 30,1%).

I conti che tornano: rapporto deficit-pil mai così buono dal 2008

Nei primi nove mesi del 2011 il rapporto tra deficit e Pil e' stato pari al 4,3%, inferiore dello 0,3 % rispetto allo stesso periodo del 2010 (era al 4,6%). Nel terzo trimestre 2011, il rapporto deficit/Pil e' stato pari al 2,7%. Il saldo primario e' stato pari all'1,7% del Pil nel terzo trimestre e in nove mesi allo 0,3%, dopo dieci trimestri di dati cumulati negativi. Lo comunica l'Istat diffondendo i dati grezzi sull'indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche. Si tratta del miglior dato dai primi nove mesi del 2008.

14 gennaio 2012

LAVORO: ANGELETTI, SENZA CONFRONTO GOVERNO SI IMPANTANA

''Senza confronto il governo rischia di impantanarsi sulle riforme. Non ci sara' bisogno di un voto di sfiducia, bastera' far vedere che il treno delle riforme si e' arenato''. Lo dice il leader Uil, Luigi Angeletti, nella conferenza stampa unitaria. Un rischio, quello del 'pantano' che per Angeletti, corre, a maggior ragione un governo tecnico rispetto ad un esecutivo politico. "Un governo di illuminati diventa oggetto e preda piu' facilmente di interessi forti e rischia di impantanarsi perche' le corporazioni, ma anche la politica, capiscono e si organizzano su come fermare l'attivita' dell'esecutivo", aggiunge prevedendo come: "se continua cosi' non andra' a finire bene". Trasparenza, dunque, inannzitutto, dice ancora Angeletti: il contrario "della tecnica usata oggi che e' quella delle indiscrezioni, dei documenti anonimi, salvo poi smentire a seconda delle convenienze". La "trasparenza invece e' una ricetta semplice a meno che non si pensi che l'unico modo per governare sia quella di sospendere la partecipazione e quindi anche la democrazia, che mi pare decisamente una strada inefficace", conclude.

Napolitano: ''L'Europa proceda sulla via dell'unità politica e dell'unione economica''

''La crisi economica e finanziaria globale ha trovato le istituzioni europee ancora condizionate da limiti del passato. Le profonde trasformazioni in corso su scala mondiale evidenziano l'urgenza per l''Europa di mettere in campo la più forte volontà comune nel procedere senza esitazioni sulla via dell'unità politica e dell'effettiva unione economica". Lo sottolinea il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato in occasione del convegno dal titolo "Convenzione sul ruolo dell'Italia per rilanciare l'obiettivo della Federazione Europea" al presidente nazionale del Movimento Federalista Europeo, Lucio Levi.
All'indomani del declassamento dell'Italia a BBB+ il presidente della Camera Gianfranco Fini sottolinea da parte sua: "Ci sono mille problemi di carattere economico, anche a livello europeo, e l'intera zona dell'euro è sotto attacco". "E' giusto avere fiducia nel futuro e nella comunità nazionale di realizzare gli obiettivi che si prefigge - ha aggiunto però -. L'Italia è capace di mantenere i suoi impegni".
Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha ricordato: "Questa estate siamo stati vicinissimi al baratro, lo abbiamo evitato ma siamo ancora in presenza di un tira e molla e certo quello che è accaduto ieri è una sberla che ci ributta in avanti rallentando il recupero". "Senza voler evocare il solito nemico - ha aggiunto - il declassamento è una vera sberla che rende più difficile i rapporti tra i diversi Paesi europei nel risolvere la crisi".
Il leader dell'Udc Pierferdinando Casini, commentando il taglio di rating del nostro Paese, nota: ''La strada che Monti sta facendo è giusta, i provvedimenti sono giusti e anche se difficili da sostenere, questi sono i provvedimenti che il Paese deve affrontare''. ''L'Italia - ha aggiunto - è governata non dalle agenzie di Rating ma dal presidente Monti''. ''I partiti - ha osservato - devono trarre dalla decisione di ieri una lezione chiara: bisogna rafforzare il sostegno al governo''.
Per il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri ''a prescindere dall'attendibilità di alcune agenzie di rating e della possibilità di manovre speculative in atto contro l'Europa, resta il fatto che l'Unione deve cambiare rotta. La gestione Franco-tedesca si sta rivelando fallimentare - sottolinea -. Bisogna agganciare l'euro alla Bce, rivedere le regole dell'Eba che potrebbero causare conseguenze devastante per il sistema bancario di diversi paesi, sostenere fortemente il fondo salva-stati e varare gli euro bond'', conclude.

12 gennaio 2012

L'OMAGGIO COMMOSSO DELLA CAMERA A MIRKO TREMAGLIA

Come annunciato, il Parlamento italiano ha reso omaggio oggi a Mirko Tremaglia, scomparso il 30 dicembre nella sua casa a Bergamo all'età di 85 anni. A ricordarlo il presidente Gianfranco Fini, da sempre suo compagno di viaggio, che ne ha riconosciuto l'impegno politico a tutto tondo e la lunga carriera da uomo "orgogliosamente di destra", eppure capace di conquistarsi - per il "rigore morale" e la "passione civile" da lui sempre dimostrati - la stima di politici anche di fazioni opposte.
Ma soprattutto - e non poteva essere altrimenti - Fini ha ricordato le lotte di Tremaglia per i connazionali all'estero, suggellate dal diritto di voto e di rappresentanza in Parlamento, tanto quanto, a livello simbolico, dalla nomina dello stesso Tremaglia a ministro degli Italiani nel Mondo (2001/2006).
"Mirko Tremaglia", ha detto il presidente Fini, "ha legato la sua lunga stagione politica a due obiettivi": da un lato "il raggiungimento di quella pacificazione nazionale che egli considerava doverosa" in ragione tanto della sua "personale storia politica" - l'adesione, mai rinnegata, alla Repubblica di Salò - quanto dei "principi scritti nella nostra Costituzione repubblicana"; e dall'altro la battaglia, di cui è stato "paladino" per quattro decenni, in favore della "valorizzazione" dei nostri connazionali nel mondo.Per Tremaglia, ha spiegato Gianfranco Fini, gli italiani all'estero "erano in primo luogo i discendenti dei nostri emigranti, di coloro che si erano sacrificati a Marcinelle" e che, "attraverso tanto lavoro, sacrificio e mortificazione, si erano integrati nelle società" d'accoglienza. "Tremaglia sapeva che i loro figli e nipoti desideravano mantenere il forte radicamento con la madrepatria e nel corso dei decenni, tessendo rapporti con tutte le forze politiche, ha reso possibile un autentico miracolo in termini politici. Prima", ha rammentato Fini all'Aula, "con l'approvazione, quasi all'unanimità, della legge che istituiva il censimento degli italiani all'estero", da cui è poi scaturita l'Aire, "e successivamente con l'approvazione della legge che ha consentito agli italiani residenti all'estero di esercitare il doppio diritto di elettorato attivo e passivo". E la presenza oggi a Montecitorio dei deputati eletti nella Circoscrizione Estero è "il suggello di quella nobile quanto convinta battaglia", ha osservato il presidente della Camera.
Prima di concludere un'ultima considerazione: il rammarico espresso da Mirko Tremaglia all'amico Fini poche settimane prima di morire, nella consapevolezza che "difficilmente gli sarebbe stato possibile essere ancora tra noi per continuare una battaglia che avvertiva importante in termini morali esattamente quanto quella per i nostri connazionali all'estero", ovvero "la necessità di un intervento di tipo legislativo" per far sì che "accanto alla piena integrazione" degli immigrati - "per tanti aspetti assai simili ai nostri progenitori di ieri" - "si possano garantire anche quei diritti e quei doveri che rendono possibile un nuovo concetto di cittadinanza".
La stessa commozione con cui è intervenuto, a nome del Partito Democratico, Franco Narducci che ha parlato di Tremaglia come di un "amico", un uomo "rigoroso", un politico "sicuramente di parte - e non lo nascondeva -", ma capace anche di andare "oltre gli schieramenti politici" per il bene del Paese e "soprattutto quando erano in gioco i diritti degli italiani sparsi nel mondo".
Narducci ha voluto ricordare "l'impegno straordinario che Mirko Tremaglia ha profuso in tanti anni per gli italiani residenti all'estero, che per lui e nella sua azione politica hanno rappresentato una ragione di vita"."Il voto all'estero, voluto da Tremaglia e sostenuto in maniera bipartisan, ha introdotto un elemento fortemente innovativo nel quadro dell'ordinamento nazionale, che", ha osservato Narducci, "ha segnato una svolta nella consapevolezza degli italiani circa il significato della diaspora, contribuendo al risveglio di una sana coscienza nazionale". Infatti, ha spiegato il deputato Pd, "con l'istituzione della circoscrizione Estero si è trovata la soluzione ad una questione istituzionale antica, quella della effettività dell'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani all'estero già affrontata in assemblea costituente. Un diritto che", ha osservato ancora Narducci, "contribuisce a rinsaldare l'essenziale legame tra italiani dentro e fuori i confini nazionali, a raccordare il patrimonio storico, economico e culturale con l'evoluzione della società italiana e ad operare per la salvaguardia della nostra identità culturale e della nostra lingua. E ritengo che in questo debba essere un ruolo incisivo quello degli eletti all'estero", ha aggiunto.

Porcellum, i referendum non si faranno. E il Colle difende la Consulta

La Corte costituzionale ha stabilito che i due quesiti referendari per abrogare l’attuale legge elettorale non sono ammissibili. Questo il comunicato della Consulta. "La Corte costituzionale, in data 12 gennaio 2012, ha dichiarato inammissibili le due richieste di referendum abrogativo riguardanti la legge 21 dicembre 2005, n. 270 (Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica). La sentenza sara' depositata entro i termini previsti dalla legge".
DI PIETRO: "MANCA SOLO L'OLIO DI RICINO" - "L'Italia si sta avviando, lentamente ma inesorabilmente verso una pericolosa deriva antidemocratica, ormai manca solo l'olio di ricino". Antonio Di Pietro, presidente dell'Idv, si scaglia conto la Consulta che ha bocciato i quesiti referendari. "La Corte costituzionale- dice alla Camera- è addirittura arrivata al punto di impedire al popolo italiano di scegliersi quale legge elettorale vuole: una decisione che non ha nulla di giuridico nè di costituzionale, ma e' politica e di piacere al capo dello Stato e alle forze politiche della nuova maggioranza". Per Di Pietro si tratta di "una volgarita' che rischia di diventare un regime se a breve non viene fermata dal popolo. E' tempo di scendere nelle piazze e passare a nuove forme di protesta", contro questo "scempio della democrazia".
CENSURA DEL QUIRINALE - A quanto si apprende in ambienti del Quirinale si rileva che parlare della sentenza odierna della Corte Costituzionale, come qualche esponente politico ha fatto, di "una scelta adottata per fare un piacere al Capo dello Stato" e' una insinuazione volgare e del tutto gratuita, che denota solo scorrettezza istituzionale.
BERSANI: "E ORA ATTIVI PER CAMBIARE LA LEGGE" - "Chi come noi ha dato un aiuto decisivo alla raccolta delle firme per il referendum elettorale non puo' certo gioire per la sentenza della Corte Costituzionale, ma tuttavia la rispettiamo pienamente". Cosi' Pier Luigi Bersani dopo la decisione della Consulta di bocciare i questiti referendari elettoriali.
"Leggeremo il dispositivo per farci illuminare dalle valutazioni della Corte- dice il segretario del Pd- ma ora tocca al Parlamento agire. Noi abbiamo depositato una proposta di legge e naturalmente siamo aperti a una discussione con tutte le forze in Parlamento e in dialogo con la societa'. Quel che e' certo- osserva ancora- e' che non possiamo tenerci la legge che abbiamo, perche' in una situazione gia' molto grave finiremo per vedere accresciuto il distacco tra i cittadini e le istituzioni. Noi- conclude Bersani- da domani siamo impegnatissimi a portare a buon fine la riforma".
BERLUSCONI: "LEGGE BUONA, DA MIGLIORARE" - "Io ho sempre ritenuto l'attuale legge elettorale buona: puo' essere migliorata soprattutto sul premio di maggioranza al Senato. Credo che il Parlamento dovra' fare un intervento su questo, portando il premio di maggioranza su base nazionale".

Draghi: "Previsioni dell'economia incerte, bisogna rafforzare il fondo Salva Stati"

Le previsioni dell'economia sono incerte e esposte a rischi''. Il presidente della Bce, Mario Draghi commenta così la decisione di lasciare il tasso di riferimento invariato all'1% che, spiega, "è stata presa all'unanimità". Il Consiglio direttivo dell'Eurotower, che il mese scorso ha taglio i tassi dello 0,25%, ha deciso oggi di non intervenire. Il tasso sui depositi resta allo 0,25% e quello marginale all'1,75%%I mercati "hanno apprezzato quanto realizzato in Italia". E' l'unica frase in cui il presidente della Bce, Mario Draghi cita direttamente l'Italia. In diversi passaggi, però, rispondendo alle domande, evidenzia che quanto fatto sul piano del consolidamento fiscale nei paesi a rischio dell'area euro, quindi a partire dall'Italia, "è straordinario".
L'orizzonte però potrebbe schiarirsi a breve.''Continuiamo a pensare che l'attività economica riprenderà progressivamente nella zona euro nel 2012 sostenuta dalla domanda e dalle misure prese''. Per questo, aggiunge, ''serve varare d'urgenza il nuovo trattato fiscale europeo e il rafforzamento del fondo Salva Stati''. E poi ci vuole chiarezza. Il Fiscal Compact su cui si sta discutendo in Europa, dice Draghi, deve essere ''chiaro e non ambiguo sulle regole''.
Il rigore nei conti e le riforme strutturali devono procedere "insieme" per "rafforzare le prospettive di crescita e la creazione di posti di lavoro". Le riforme sui mercato del lavoro "devono cancellare le rigidità e prevedere una maggiore flessibilità dei salari''.
''Alcuni Paesi che sono in difficoltà hanno intrapreso dei notevoli progressi nel risanamento dei conti pubblici e i mercati mostrano un certo entusiasmo e questo è incoraggiante''. Il risanamento dei conti pubblici, sottolinea Draghi, comunque, ''deve essere seguito da riforme strutturali per incoraggiare un ritorno alla fiducia e la creazione di posti di lavoro''.
A essere determinante sarà comunque "la stabilità del settore bancario" che, dice, "è un fattore chiave" per l'area euro. ''L'inflazione resterà sopra il 2% nei mesi a venire" ma, conclude Draghi, "poi scenderà''.

11 gennaio 2012

Marcegaglia: ''Art. 18 anomalia italiana''

Il reintegro esiste formalmente anche in altri paesi Ue ma non viene mai sostanzialmente usato. Ci sono anomalie sul sistema italiano come è attualmente strutturato". Lo ha detto la leader di Confindustria, Emma Marcegaglia, che presenterà un dossier al ministro del Lavoro, Elsa Fornero.Un tema, quello dell'art.18, "molto ideologico" che Confindustria, però, spiega ancora Marcegaglia, "non vuole affrontare dal punto di vista ideologico". "Intendiamo infatti portare all'attenzione del ministro solo un confronto tra l'Italia ed i Paesi della Ue, similitudini e difformità". E dai dati, osserva ancora, emerge come l'utilizzo del reintegro, per i Paesi che l'hanno adottato, venga utilizzato "sopratutto per quel che riguarda i licenziamenti discriminatori". Per l'Italia, invece "ci sono anomalie nel sistema", aggiunge, spiegando come non si tratti comunque di proposte, che verranno formalizzate successivamente all'avvio della trattativa, ma di "dati che dimostrano i problemi di competitività che il Paese ha".
"A Fornero - prosegue - presenteremo quindi una serie di dati e documenti abbastanza ampi, di benchmark con i Paesi europei sulla flessibilità in entrata, sulla riforma degli ammortizzatori e sulla flessibilità in uscita. Dati che dimostrano le anomalie con l'Europa ma anche le linearità".
Nessun problema invece per quanto riguarda la flessibilità in entrata. "Siamo sostanzialmente in linea con l'Europa", dice ancora, ed in particolare con i Paesi con il maggiore sistema di welfare come la Germania, Danimarca e Francia.
''Non c'è un problema di eccesso di flessibilità in entrata nell'industria, può darsi un po' di più nella Pa e in alcuni servizi", continua, ricordando come la flessibilità in entrata abbia creato molta occupazione anche se si riscontrano alcune anomalie sopratutto sulle partite Iva.
Sul sistema degli ammortizzatori dai dati emerge che il sistema italiano "è abbastanza buono". "Le imprese infatti si sono autofinanzDi questo studio si è discusso dunque nel corso del direttivo, un 'parlamentino' "molto partecipato" al quale erano presenti oltre 50 rappresentanti delle principali imprese italiane. Tra questi l'ad di Enel Fulvio Conti, il presidente di Telecom, Franco Bernabè, il presidente dell'Eni, Giuseppe Recchi, il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei. A dimostrazione, come spiega ancora Marcegaglia, che "il tema del mercato del lavoro è un tema molto sentito e fondamentale".
Le reazioni non si sono fatte attendere. ''Confindustria ha intenzione di far fallire la trattativa con il governo?'' si chiede Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil. ''La Confindustria - spiega il dirigente della Cgil - dice che si presenterà al confronto con il ministro senza una proposta, ma annuncia che l'articolo 18 è un'anomalia da abolire. Solo Confindustria in Italia continua a dire che non c'è eccesso di flessibilità in entrata, contro ogni evidenza''.
''Ma perché si vogliono creare le condizioni per una non riuscita del confronto?'', si chiede Fammoni, che si risponde: ''Verrebbe da dire che come altre lobby non intendono mettersi in discussione davvero per favorire le strategie per la crescita e i diritti, ma solo acquisire vantaggi in una situazione così drammatica''.