26 gennaio 2011

La sfiducia non passa alla Camera: ministro Bondi 'salvo' per 22 voti

L'Aula della Camera ha respinto le mozioni di sfiducia al ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi presentate dalle opposizioni. A favore della sfiducia hanno votato in 292, contro si sono espressi 314 deputati. Mozioni di sfiducia "espressione'', secondo il ministro, ''di un imbarbarimento della vita del nostro Paese", di "un cinismo della politica miope" che "non porta da nessuna parte" e "forse" l'intenzione dei presentatori era quella "di dare l'ennesima spallata al governo". Bondi interviene alla Camera e difende il suo operato non risparmiando un duro attacco agli avversari. Il ministro entra nel merito delle critiche rivoltegli anche nei documenti di sfiducia presentati da Pd, Idv e Terzo polo, a partire dalla questione del taglio delle risorse. "Voi pensate - dice - che tutti i problemi si risolvono con più soldi dello Stato. Penso invece che siano necessarie profonde e coraggiose riforme anche nel nel campo della cultura".
Quanto a Pompei, due anni fa, sottolinea, "si trovava in una condizione a dir poco vergognosa, di cui nessuno di noi può andare fiero e sentirsi esentato da ogni responsabilità, nemmeno chi vi parla. Ma posso dirvi che mi sono impegnato molto su Pompei e alcuni miglioramenti sono stati realizzati, anche se so bene che molto resta ancora da fare". In particolare, riguardo all'area di Pompei, Bondi ha auspicato ''che altre aziende, come nel caso del Colosseo, possano seguire l'esempio e partecipare al restauro di una delle più grandi realtà artistiche del mondo".
Il ministro ha quindi rivendicato gli interventi per migliorare la situazione nell'area archeologica di Roma, agli Uffizi di Firenze, alla Pinacoteca di Brera, rispetto alla situazione ereditata, e ha rivendicato i suoi "no" alla costruzione del parcheggio sotterraneo del Pincio, a Roma; alla costruzione della tramvia, a Firenze; all'edificazione dell'agro romano; a costruire davanti al palazzo di Mantova, "e forse ho anche pagato per questo".
In merito alle risorse, l'esponente del governo ha ricordato che "il colpo mortale al finanziamento della cultura" è stato dato dalla "sinistra", quando "nel 2007, presidente del Consiglio Romano Prodi, la legge finanziaria ha stabilito che i proventi dei biglietti di ingresso ai musei e alle aree archeologiche non fossero più assegnati al ministero dei Beni e delle attività culturali ma direttamente al Tesoro, per poi essere successivamente riassegnati al ministero nella misura massima del 50 per cento". Ciò ha significato per il dicastero "meno150 milioni di euro" e "l'onorevole Rutelli era vicepresidente del Consiglio".
Maggioranza e governo si sono stretti attorno al ministro. Al termine della sua replica, Bondi ha ricevuto molti attestati di solidarietà dai colleghi e in molti sono andati a stringergli la mano. I parlamentari della maggioranza gli hanno tributato un lungo applauso, alzandosi in piedi.
Con la "dissennata mozione" nei confronti del ministro dei Beni culturali "state dando un contributo al consolidamento del governo e di questo vi ringraziamo" ha affermato il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, rivolto alle opposizioni. E un voto ''convinto'' e ''unito'' contro la sfiducia lo ha annunciato in Aula per la Lega Marco Reguzzoni, che ha parlato di dibattito ''politicamente sbagliato''.
Voto contrario alla sfiducia anche da parte dei 'responsabili'. Saverio Romano ha invitato il terzo polo a ''ritirare la mozione'' ed evitare ''un'inutile conta''. Ma Fabio Granata a nome di Fli ha chiesto invece al ministro ''un gesto di dignità personale".
Il Pd ha ribadito la richiesta di dimissioni anche di Berlusconi. Cinque i parlamentari democratici assenti al voto, per documentate ragioni di salute. ''Votiamo la sfiducia a lei e ripetiamo che questo Paese ha bisogno di un cambiamento radicale e di un nuovo governo - ha detto nel suo intervento Michele Ventura, vicepresidente vicario dei deputati del Pd - Accettate, dunque, le nostre proposte: lei, ministro, lasci il ministero dei Beni culturali, un ministero che non è stato capace di far funzionare o che forse non ha amato. Berlusconi si dimetta. E allora riusciremo a parlare anche di vero federalismo, di cultura, di un'altra Italia".
A scatenare la dura reazione della maggioranza sono state le parole di Pier Felice Zazzera dell'Idv. "Lei è il peggior ministro della Cultura" ha detto rivolto a Bondi, e ''meriterebbe un metaforico calcio nel sedere". Urla, fischi e parole poco gentili sono volati all'indirizzo del dipietrista che in Aula ha attaccato il ministro definendolo tra l'altro "giullare di corte".
A dargli man forte il collega di partito Francesco Barbato che ha esposto il cartello 'villaggio preistorico di Nola', secondo l'Italia dei Valori ignorato dai Beni culturali. Sono dovuti intervenire gli assistenti parlamentari che hanno strappato il cartello dalle mani di Barbato, tra i fischi e le urla dei deputati della maggioranza.
In Aula hanno confermato la sfiducia Api e Udc, mentre la Svp ha annunciato l'astensione.

23 gennaio 2011

La repubblica "affondata" sul lavoro: un giovane su quattro è 'nullafacente'

In Italia e' occupato il 57,5 per cento della popolazione nella fascia di eta' 15-64 anni mentre resta preoccupante il dato sulla disoccupazione giovanile: un ragazzo su quattro e' senza lavoro. In 'Noi Italia', il dossier con cui l'Istat disegna il quadro del Paese attraverso 100 statistiche, viene spiegato come permangono notevoli le differenze di genere: le donne occupate sono il 46,4 per cento, gli uomini il 68,6.
Nel 2009, sono sempre dati Istat, il tasso di occupazione e' diminuito di 1,2 punti percentuali rispetto al 2008 dopo un lungo periodo di crescita, tornando ai livelli del 2005. I livelli dell'occupazione nazionale restano ben al di sotto delle medie europee, soprattutto per quando riguarda la componente femminile. Il tasso di occupazione della popolazione in eta' 55-64 anni e' pari al 35,7 per cento, in aumento rispetto al 2008 e in controtendenza rispetto a quanto avvenuto per l'occupazione nel suo complesso. Il tasso di inattivita' della popolazione tra i 15 e i 64 anni nell'Unione europea e' pari al 28,9 per cento. L'Italia, con il 37,6 per cento, si colloca al terzo posto della graduatoria a 27 paesi. Spicca il valore particolarmente elevato dell'inattivita' femminile (48,9 per cento).
Capitolo giovani: nel nostro Paese il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) e' pari al 25,4 per cento, in aumento di oltre quattro punti rispetto all'anno precedente e superiore a quello medio dell'Unione (19,8 per cento). La quota di unita' di lavoro irregolari e' pari all'11,9 per cento. Nel Mezzogiorno puo' essere considerato irregolare quasi un lavoratore su cinque; nell'agricoltura circa uno su quattro.

Maroni: 'tregua' maggioranza-opposizione. Il Pd: proposta singolare

Non piace al Pd la 'tregua istituzionale' proposta dal ministro dell'Interno Roberto Maroni per ''tornare alle cose che interessano i cittadini'', dopo ''l'abbuffata di culi e tette nel caso Ruby''. Al numero due della Lega, che, in una lettera aperta sul ''Corriere della Sera'', chiedeva ''a maggioranza e opposizione di deporre le armi'' e ''di tornare ad occuparci a tempo pieno di quello per cui siamo stati eletti", replica secca la vicepresidente del Pd Marina Sereni, che parla di una proposta ''quanto meno singolare'' e sottolinea: ''Il suo appello è tardivo e comunque mal indirizzato: se c'è qualcuno a cui oggi la Lega deve chiedere un sussulto di responsabilità quello è Berlusconi''
Rincara la dose il coordinatore della segreteria nazionale del partito, Maurizio Migliavacca: ''Se l'Italia oggi è bloccata e ingovernata la colpa ricade sul governo e sulla sua maggioranza. E di questa grave situazione la Lega porta una responsabilità enorme'', sottolinea. E aggiunge: ''Se si vuole dare una svolta non servono generici appelli'', ma un ''progetto che segni la riscossa del Paese di fronte a un degrado etico, civico e politico in cui Berlusconi ci ha trascinato in questi anni''.
Ricorre al sarcasmo, invece, Luigi de Magistris, eurodeputato Idv e responsabile nazionale Dipartimento giustizia del partito, secondo il quale l'analisi del ministro dell'Interno ''è largamente condivisibile ma purtroppo si squalifica totalmente per via del pulpito da cui proviene''. ''Se ha un pizzico di coerenza, Maroni rivolga il suo appello a Berlusconi'', attacca l'ex magistrato.
Futuro e libertà, per voce del coordinatore nazionale, Adolfo Urso, giudica ''apprezzabile'' la ''tregua offerta da Maroni'', ma sembra ritenerla un'ipotesi percorribile solo nel caso in cui il premier Silvio Berlusconi ''si presenti nelle sedi competenti per spiegare quanto accaduto'', cioè dai magistrati.
Sul fronte della maggioranza, c'è invece apprezzamento per le parole del ministro leghista. In particolare, Maroni pone una questione ''di buon senso'', secondo il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, che però dice di temere che l'appello ''possa cadere nel vuoto'', mentre il ministro della Giustizia Angelino Alfano sottolinea come l'uscita del titolare del Viminale sia ''esattamente nelle corde non solo del premier Berlusconi ma di tutti noi''.

Alfano: ''Berlusconi si ricandiderà e vincerà, adesso come nel 2013''

Sia che si voti nel 2013, sia che si vada a elezioni anticipate, dopo questo governo Berlusconi, ci sarà un'altro esecutivo con il Cavaliere premier. E' la convinzione che esprime il ministro della Giustizia Angelino Alfano, intervistato a Sky Tg24."Penso che questo governo andrà avanti - premette il Guardasigilli - Ritengo che per governare il Paese occorra vincere le elezioni e l'unico che le ha vinte per il campo del centrodestra è Berlusconi, che si ricandiderà e credo che rivincerà".
Per Alfano, "ciò accadrà nel 2013 se arriveremo a fine legislatura oppure prima se la legislatura terminerà anticipatamente. E chi vincerà le elezioni andrà a Palazzo Chigi. Noi lo stiamo aiutando a governare l'Italia, ma le elezioni le ha vinte lui".

Nessun governo guidato a Tremonti o da Alfano, dunque? "Io credo che ci sarà un nuovo governo Berlusconi se si andrà al voto subito; se no, ci sarà un altro governo Berlusconi nel 2013. La sostanza della democrazia è che governa chi vince le elezioni, non uno a cui Berlusconi metta la spada sulla spalla", conclude il ministro escludendo qualunque forma di 'investitura' politica.
A proposito del caso Ruby, Alfano chiede "giustizia e non giustizialismo". "Chiediamo giudizi e non pregiudizi - continua il responsabile del dicastero della Giustizia - ci sottoponiamo a un giudizio di moralità ma non di moralismo". Poi chiarisce: "Non è vero che Berlusconi non va dai magistrati. Berlusconi non va dai pm". Si tratta di "una strategia che la legge italiana consente all'indagato. Penso che si recherà dai giudici, quando la questione dovesse riguardare non i pm ma i giudici, ovvero i giudici naturali precostituiti per legge come sostiene la Costituzione". "Berlusconi non si è mai sottratto ai giudici - ribadisce Alfano - Le parcelle degli avvocati che lui spesso cita sono le prove del fatto che è stato difeso sempre di fronte ai giudici".

Marcegaglia: governo insufficiente Tremonti presidente? Perché no

"Da sei mesi a questa parte l'azione del governo non è sufficiente". E' quanto afferma il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ospite dalla trasmissione 'Che tempo che fa' in onda questa sera. Commentando i dati forniti da Bankitalia sull'economia italiana, Marcegaglia sottolinea come, tra i tanti aspetti "la mancanza di crescita incattivisce la società. Il paese si deve concentrare su questo tema perché è un tema economico ma anche morale ed etico. Tutto il paese -aggiunge - si deve concentrare e tornare a produrre benessere perché ormai si parla di tutto tranne che di questo".
Quindi Marcegaglia ricorda come "nei primi anni della crisi il governo ha tenuto i conti pubblici a posto. E questo è stato molto importante. Alcune cose sono state fatte ma ora serve di più".
E su Giulio Tremonti nuovo presidente del Consiglio, la Marcegaglia apre. "Il nuovo primo ministro - sottolinea Marcegaglia - deve avere la maggioranza parlamentare ed essere indicato dagli elettori. Se ci sono le condizioni perché Tremonti abbia queste caratteristiche -evidenzia- perché no?".
Detto questo, il presidente di Confindustria dichiara di aver rifiutato in passato il ruolo di ministro dello Sviluppo economico perché "in una società moderna ci sono tanti ruoli. Io ero appena stata rieletta in Confindustria con il 99% dei voti. E sarebbe stato tradire quella fiducia".
Secondo il leader degli industriali l'ipotesi di elezioni anticipate è subordinata alla capacità che l'attuale governo ha di fare al più presto riforma attese dal paese. "Penso che in un paese serio -afferma il presidente di Confindustria- ciascuno deve fare il proprio mestiere. Non spetta a Confindustria decidere se si debba andare o meno alle elezioni. Ma nelle prossime settimane il paese ha bisogno di capire se il governo è in grado di fare le riforme altrimenti bisognerà fare un'altra scelta. Non si può più aspettare. Serve stabilità, non fine a se stessa ma per promuovere riforme".
Quindi, commentando i fatti di cronaca degli ultimi giorni, Emma Marcegaglia fa notare come "dai giornali sia italiani che esteri esce un'immagine dell'Italia non positiva. Io invece -scandisce- sottolineo sempre che c'è un'altra Italia fatta di gente che va a letto presto e si sveglia presto, che va a lavorare, che produce, che fa impresa, che si impegna. C'è un'altra parte del paese che bisogna promuovere".
Tornando all'economia, la numero uno di viale dell'Astronomia denuncia poi il blocco degli investimenti: ''Abbiamo migliaia di euro di investimenti in infrastrutture che sono bloccati in tutto il paese. E' necessario sbloccare tutto questo e denunciare chi li blocca", sottolinea.
Infine, Fiat. Secondo la leader degli industriali, la vicenda Mirafiori non segna il tramonto del contratto nazionale di lavoro. "Finora - spiega - abbiamo lavorato con la logica che una cosa vale per tutti, ma questa logica non funziona più. Dobbiamo trovare il modo per cui -dice Emma Marcegaglia- ogni impresa, attraverso le relazioni con i sindacati, possa aumentare la propria competitività". Insomma, per il presidente di Confindustria, ''ci possono essere anche aziende che non firmano il contratto nazionale e sottoscrivono quello aziendale. E' una possibilità che in Germania esiste dal 2005 ma solo il 7% ha scelto il contratto aziendale. Quindi sono convinta - conclude - che manterremo il contratto nazionale".

Berlusconi: "Tentativo eversivo, non fuggo e non mi dimetto"

"Siamo davanti a un tentativo di modificare gli equilibri politici del paese" usciti dalle elezioni. "Ancora una volta" si è fatto "ricorso all'uso politico della giustizia. Io ho reagito ad una autentica aggressione giudiziaria, mediatica, politica. Per cui io non ci sto, non fuggo, non mi dimetto come gli aggressori pretendevano visto che questa operazione era già riuscita nel '94". Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusocni, intervenuto telefonicamente ad un convegno promosso dal Pdl a Milano. Adesso, aggiunge, "addirittura secondo alcune forze politiche, Di Pietro, Bersani e il cosiddetto terzo polo, sarei io che aggredisco perchè mi difendo e reagisco a quello che è un autentico tentativo di eversione".
BERSANI: "SI DIMETTA, SIAMO PRONTI AL VOTO" - "Tutto è meglio di questo, anche le elezioni. Noi siamo pronti e le vinciamo: la situazione è drammatica. Berlusconi lasci, si dimetta". Così il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, nel suo discorso al Lingotto di Torino.
CASINI: "SE IL GOVERNO SI PREOCCUPA DEL BUNGA A BUNGA, MEGLIO LE ELEZIONI" - "Se dobbiamo avere un governo che si preoccupa del bunga bunga e non dei problemi degli italiani le elezioni sono una soluzione positiva". Così Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, ai microfoni di Sky Tg 24. "Io mi augurerei- aggiunge- che ci fosse un governo che più che impegnato affannosamente a difendere Berlusconi nei talk show televisivi si preoccupasse di quello che è il rilancio dell'economia, perchè siamo il paese in Europa che cresce di meno".

Napolitano: "Alterato il rispetto reciproco tra giudici e politica. Nelle leggi le garanzie per il giusto processo"

Da anni mi sto spendendo per sollecitare quell'equilibrio e quel rispetto reciproco che appaiono spesso alterati, con grave danno sia per la politica che per la giustizia. Troppe sollecitazioni sono cadute nel vuoto. Troppe occasioni sono state perdute. E oggi ne paghiamo il prezzo". Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante la giornata dell'informazione 2011 al Quirinale: "La cronaca giudiziaria" sta diventando "materia sempre più che mai scottante", sottolinea.
"Nella Costituzione e nella legge possono trovarsi i riferimenti di principio e i canali normativi e procedurali per far valere insieme le ragioni della legalità nel loro necessario rigore e le garanzie del giusto processo", prosegue Napolitano. "Fuori di questo quadro- aggiunge il capo dello Stato nei giorni dell'inchiesta della Procura di Milano che vede il premier Berlusconi indagato per concussione e prostituzione minorile, con quest'ultimo che attacca duramente i magistrati milanesi- ci sono solo le tentazioni di conflitti istituzionali e di strappi mediatici che non possono condurre, per nessuno, a conclusioni di verita' e di giustizia". Quindi aggiunge: "Spero e confido che di ciò ci si renda conto sempre piu' diffusamente da ogni parte e al di la' delle diverse appartenenze politiche".
Nel corso della giornata dell'Informazione 2011, Napolitano aggiunge che "un valido equilibrio" e' "sempre indispensabile nel rapporto tra chi e' costituzionalmente deputato a esercitare il controllo di legalita' e ha specificamente l'obbligo di esercitare l'azione penale e chi e' chiamato, nel quadro istituzionale e secondo le regole della costituzione, a svolgere funzioni di rappresentanza democratica e di governo".
"GIUSTIZIA, EVITARE ESASPERAZIONI E TENSIONI" - Napolitano invita ad abbassare i toni, in un momento delicato di "esasperazioni e tensioni" sul problema della giustizia. "Pur senza rinunciare alla prospettiva di scelte organiche e riforme condivise capaci di risolvere alla radice il problema della giustizia, occorre nell'immediato scongiurare ulteriori esasperazioni e tensioni che possono solo aggravare un turbamento largamente avvertito e riconosciuto, e suscitare un effetto di deprimente lontananza dallo sforzo che si richiede per superare le molteplici prove cui la comunita' nazionale deve far fronte".
AFGHANISTAN - Serve "la necessita' di una severa consapevolezza delle prove che l'Italia sta affrontando in questa difficile fase della sua storia, tra le quali anche la prova degli impegni piu' ardui e rischiosi in seno alla comunita' internazionale per obiettivi di rafforzamento della pace, della sicurezza collettiva, della tutela di valori di tolleranza e di convivenza civile, contro la distruttiva violenza e minaccia del terrorismo". Lo dice il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante la giornata dell'informazione 2011 al Quirinale, parlando della situazione in Afghanistan. "Vengo dalla tristissima e insieme commovente e solenne cerimonia- spiega- dell'estremo omaggio alle spoglie del caporal maggiore scelto Luca Sanna caduto in Afghanistan".(AGENZIA DIRE, http://www.dire.it/)

10 gennaio 2011

Federalismo, Bossi ottimista: "Con Fini e Casini terreno positivo, andrà tutto bene"

Sull'approvazione dei decreti attuativi sul federalismo fiscale il leader della Lega Nord Umberto Bossi e' ottimista. "Domani il ministro Calderoli tasta un po' il terreno con i vari finiani e con Casini, mi pare ci sia un terreno positivo". Il percorso federalista fiscale e' ben avviato, 3 degli 8 decreti attuativi sono gia' legge, ma c'e' attesa per i lavori che riprendono proprio domani nelle commissioni della Camera. "Speriamo -spiega Bossi intervistato da Telepadania- che tutto vada bene. Sono convinto che tutto andra' bene. Stiamo parlando -conclude- un po' con tutti ".
Per Bossi il federalismo fiscale sara' "il risorgimento degli enti locali, dei Comuni, delle Province e delle Regioni". Secondo il leader della Lega "con 150 anni di ritardo piano piano il progetto federalista di Cavour si realizza. Cavour -conclude- ha avuto un grosso difetto: morire troppo giovane". 

9 gennaio 2011

Pd, Veltroni smentisce il "congresso anticipato". Ma è gelo con Bersani

"Leggo sui giornali di indiscrezioni che riguardano mie decisioni sulla vita interna del Pd e conseguenti sgraziate risposte varie ad esse. Posso semplicemente dire che non so di cosa si parli". Cosi' Walter Veltroni smentisce la presunta richiesta di "congresso anticipato" del Pd, ma attacca Bersani che a quanto riporta Repubblica avrebbe risposto: Il congresso anticipato "lo vadano a dire davanti ai cancelli della Fiat, li inseguiranno con i forconi".
In una nota Veltroni puo' "semplicemente dire che nessuno ha chiesto una mia opinione sulle suddette indiscrezioni e che pensavo che le numerose smentite di persone a me vicine fossero sufficienti a far capire l'infondatezza di spifferi che come tutti sanno non sono nel mio stile ma che, conoscendo la serieta' di chi le ha riportate, sicuramente nascono da qualcuno. Qualcuno, non me. Che non sono interessato a null'altro che ad una vera discussione sull'identita' programmatica del Pd, come ho cercato di fare nella mia lettera a la Stampa".
L'ex segretario si dice "convinto che le attuali difficolta' del Pd e del centrosinistra a costruire una alternativa riformista credibile al berlusconismo meritino un dibattito vero, sincero, unitario. Questo, non altro, e' il senso dell'appuntamento del Lingotto. Che dopo gli estenuanti inseguimenti di alleanze rese difficili proprio dalle difficolta' di identita' del Pd riporti l'attenzione su di noi. Il Lingotto sara' una tappa di quel risveglio dell'orgoglio riformista, quello che per farmi meglio capire ho chiamato Pd pride. Questo, non altro".(AGENZIA DIRE, http://www.dire.it/)

Crisi economica, allerta Ocse: ''Non è finita, restano delle fragilità nel sistema''


La crisi non è finita, perché nel sistema economico internazionale sono ancora presenti molte delle fragilità messe a nudo dalla crisi". E' lo scenario tracciato da Pier Carlo Padoan, capo economista dell'Ocse, che riecheggia le valutazioni espresse ieri dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Padoan sottolinea i tre elementi di preoccupazione sullo scenario globale. ''Il primo - spiega - è il "debito, che diversi Paesi europei devono ancora stabilizzare in modo definitivo mentre alcuni sistemi bancari restano esposti al rischio sovrano. Insomma, abbiamo avuto una enorme esplosione del debito pubblico, che ha sostituito il debito privato".C'è poi - aggiunge - la cosiddetta 'guerra delle valute' che continua in assenza di accordi di cooperazione provocando squilibri globali: vediamo, ad esempio, Paesi emergenti alle prese con la creazione di inflazione e un tasso di cambio che si apprezza per via proprio dei forti afflussi di capitale". Per il capo economista dell'Ocse, il terzo elemento "è il ritorno degli aumenti vertiginosi dei prezzi delle materie prime energetiche e alimentari". Se quindi ''mettiamo assieme questi tre elementi - spiega Padoan - non possiamo che convenire che l'emergenza globale non è definitivamente passata".

Lo scenario sembra così tornato alle posizioni pre-crisi di inizio 2008, ma Padoan sottolinea il valore degli interventi "di questi ultimi 2 anni che ci hanno permesso di evitare il baratro: subito dopo il fallimento di Lehman Brothers il mondo era su bordo delle depressione, non della recessione".
"Il peggio - ricorda il capo economista Ocse - è stato evitato da interventi concordati ma se la gestione dell'emergenza è stata efficace è mancata invece la fase post-emergenza, con la ricostruzione di un sistema economico stabile. Il G20 ha funzionato bene durante la crisi ora bisogna rimboccarsi le maniche".
"Se guardiamo alla storia delle crisi - sottolinea - è evidente che 'quando la casa brucia tutti aiutano a spegnere': dopo, tuttavia, quando servono decisioni più impegnative gli interessi nazionali cominciano a divergere".
Padoan non è d'accordo con chi invoca un atteggiamento più duro nei confronti degli istituti di credito, escludendo interventi pubblici per il loro salvataggio: "Vorrei ricordare che una delle ragioni del fallimento di Lehman Brothers è stata la decisione delle autorità americane di staccare la spina, per dare un segnale ai mercati. Ebbene, abbiamo visto che questa scelta in realtà ha accelerato una reazione a catena".
Ma ora, aggiunge, "per uscire dalla crisi non ci sono scorciatoie ma una exit strategy si poggia su tre pilastri: il primo è rappresentato da azioni di consolidamento fiscale per evitare che il debito pubblico sia una fonte di crisi per Paesi europei non solo periferici. Il secondo pilastro vede il completamento della 'pulizia' del sistema finanziario, mettendo a posto bilanci e definendo regolazioni che impediscano rischi eccessivi; un'operazione per la quale servirà qualche anno, i tempi di implementazione di Basilea 3 saranno lunghi". Infine, ''bisogna ritornare a crescere. E questa - dice Padoan - è la parte più difficile perché le ricette a nostra disposizione non operano nell'immediato ma nel medio termine".
E aggiunge: ''Se gli europei si indebitano con i cinesi, che promettono di acquistare i loro titoli pubblici, può essere anche una fonte di crescita: dipende dalla destinazione che gli Stati daranno a questo debito'' commenta Padoan circa le ultime iniziative di Pechino, come il sostegno all'economia spagnola, attraverso l'impegno all'acquisto di 'bonos' di Madrid. La Cina ha fatto lo stesso negli Usa dove, ricorda, ''possedeva forti quote delle società di erogazione mutui Fannie Mae e Freddie Mac''. Ma ''il destino dell'Europa - aggiunge - deve restare nelle sue mani: la Cina non si deve sostituire agli europei'' nel definire le scelte del futuro prossimo.
In ogni caso ''quello dei flussi di capitale a livello internazionale è il grande tema dei prossimi anni: più le economie si diversificano più diventano importanti i flussi di capitale fra le regioni. Pertanto - precisa Padoan - serve un sistema che li renda sostenibili, per far sì che siano orientati a lungo termine e siano veicoli di crescita''. Poi, sull'economia statunitense, dice: ''Certo, negli Usa si registra una ripresa ma la crescita è ancora ancora debole mentre il debito continua a salire a tassi insostenibili''.
Più in generale, Padoan invita a un approccio 'costruttivo' al tema del default di qualche Paese: ''Non è un'ipotesi che mi fa paura di per sé - osserva - non ci vedo niente di strano nel considerarla, da una parte perché non è una prospettiva inevitabile ma anche perché è un evento che nella storia si è ripetuto in diversi modi: c'è il modo rovinoso, in cui tutto il sistema crolla, ma anche un modo 'controllato'''.
Insomma, per il capo economista dell'Ocse l'insolvenza di un Paese ''è un'ipotesi da considerare se parte del suo debito diventa insostenibile: sarebbe miope dire che i default non esistono, sono una malattia, che peraltro è prevista nel sistema privato''. L'importante, conclude, è ''ricordare che ci sono gli strumenti tecnici e legali per far sì che gli effetti non siano rovinosi per il sistema economico''.