13 dicembre 2010

BOOM DI RISCOSSIONI: L’INPS INCASSA 1,5 MILIARDI IN PIÙ DEL PREVISTO/ NELLA LOTTA ALL’EVASIONE RECUPERATI 4,5 MLD IN 11 MESI

Un miliardo e mezzo di euro in più per i contributi incassati dall’Inps nei primi undici mesi dell’anno: questo è il dato che emerge dall’analisi delle riscossioni dell’Istituto fino a tutto novembre. La performance positiva rispetto al preventivo 2010 (+1,3%) è migliore anche se confrontata con il consuntivo assestato 2009: rispetto agli incassi realizzati nei primi undici mesi dello scorso anno le riscossioni 2010 segnano un +1,2 miliardi (+1%). Da gennaio a novembre gli incassi da contributi sono stati 114 miliardi, contro i 112,8 del 2009 e contro i 112,5 previsti.
Prosegue anche l’azione di contrasto all’evasione contributiva da parte dell’Inps: nei primi undici mesi dell’anno sono stati recuperati oltre 4,5 miliardi, il 10% in più dello scorso anno (che già aveva fatto segnare un incremento del 66% rispetto al 2008).
Al netto della lotta all’evasione le riscossioni "correnti" sono aumentate di oltre 800 milioni rispetto allo scorso anno e di un miliardo e 700 milioni rispetto al preventivo 2010.
"Sono dati importanti – commenta il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua – e ancora più importanti perché confermano una tendenza che si è manifestata negli ultimi mesi. Da giugno anche le riscossioni contributive correnti dalle aziende sono costantemente in zona positiva. L’efficienza dell’Istituto, la collaborazione delle imprese e probabilmente un nuovo segno nell’economia del Paese hanno contribuito a questi risultati".

12 dicembre 2010

BERLUSCONI: FIDUCIA E AVANTI GOVERNO CONTRO TRADITORI E PIFFERAI 3* POLO

La data del 14 dicembre con i suoi voti parlamentari di fiducia all'esecutivo si avvicina sempre di piu' e parallelamente aumenta il tono (e la frequenza) delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi, che chiama sempre piu' insistemente il suo popolo a raccolta soprattutto contro quelli che definisce ''i pifferai del terzo polo'', Gianfranco Fini in testa. In un audio-messaggio affidato al sito dei Promotori della Liberta' il presidente del Consiglio ritiene certo l'ottenimento della fiducia al Senato e alla Camera e assicura che la legislatura proseguira', senza interruzioni elettorali - anche perche', ricorda, la stabilita' e' l'unica ricetta per contrastare la crisi economica internazionale - e con il governo che continuera' nel suo lavoro. Berlusconi fa l'elogio delle cose sin qui fatte, assicura che altre (a cominciare dalla riforma della giustizia) verranno realizzate appena ottenuta la fiducia e punta il dito contro gli ''irresponsabili'', i ''traditori'' della ''vecchia partitocrazia'' che vogliono eliminarlo per raggiungere il potere ''a qualunque costo''.

''Da alcuni mesi - dice Berlusconi - la vita pubblica in Italia e' paralizzata da una crisi politica irresponsabile, una crisi che ci ha riportato indietro alla vecchia partitocrazia, ai suoi egoismi e ai suoi vizi, una crisi fatta di menzogne e di fango sul Presidente del Consiglio, nel tentativo di far dimenticare e di nascondere gli straordinari risultati del nostro governo''. Berlusconi ribadisce che il fine che unisce la sinistra e la formazione finiana Futuro e Liberta', ''i traditori del mandato elettorale'' e' uno solo: ''Liberarsi di Silvio Berlusconi, che rappresenta per loro un ostacolo insuperabile per la conquista del potere''. Un obiettivo che ''vogliono raggiungere a qualunque costo''.Ma oggi l'Italia, avverte il premier, ''ha bisogno di tutto, tranne che di una crisi di governo e di una crisi di stabilita'''. Le agenzie internazionali di rating, ricorda, hanno confermato piu' volte la fiducia nell'Italia e nei nostri titoli di Stato, ''ma hanno posto una condizione precisa: che si mantenga la stabilita' di governo. Se si realizzasse invece cio' che vogliono insieme i traditori del mandato elettorale e la sinistra - ne e' convinto Berlusconi - si aprirebbe una crisi politica al buio, una grave situazione di instabilita' non certo gradita ai mercati. Un rischio che bisogna evitare''. Ed e' per scongiurare questo rischio che il 13 dicembre ''chiedero' al Senato e alla Camera un nuovo voto di fiducia, dopo quello del 29 settembre, quando abbiamo avuto il consenso piu' ampio di tutta la legislatura. Quel consenso - rileva - e' stato espresso sulle cinque azioni strategiche che completeremo entro la fine della legislatura e cioe' la realizzazione del nostro programma di governo''.Berlusconi non nasconde la sua fiducia per un esito a lui positivo del voto alle Camere. ''Non credo infatti - dice - che ci saranno tanti parlamentari cosi' ingenui da accodarsi ai pifferai del cosiddetto ''terzo polo'', a quei signori che con ambizioni personali smodate, largamente superiori ai consensi di cui dispongono, vorrebbero cambiare la legge elettorale, per rendere di fatto impossibile l'assegnazione del premio di maggioranza e diventare cosi' arbitri della situazione, scegliendo di allearsi poi con la sinistra per il governo''. Una soluzione questa, non ha dubbi Berlusconi, che ''farebbe tornare indietro l'Italia ai tempi della Prima Repubblica'', quando ''i partiti non indicavano agli elettori ne' il programma, ne' le alleanze, ne' il candidato premier e, una volta presi i voti dei cittadini, attraverso mille trattative e mille compromessi facevano e disfacevano i governi, che poi in effetti avevano una durata media di 11 mesi, con le conseguenze nefaste che conosciamo, prima fra tutte quella di un debito pubblico enorme che pesa ancora oggi sulle spalle dei nostri governi e dei cittadini''.Insomma, chiede Berlusconi, ''vogliamo mettere di nuovo il destino dell'Italia in mano ai reduci, ai faccendieri della vecchia politica, che sono gli stessi che hanno provocato l'enorme debito pubblico che e' diventato la palla al piede dell'Italia?''. Ancora, ''dobbiamo accettare di conseguenza di consegnare le redini del governo a una ammucchiata di vecchi comprimari del vecchio, vecchio teatrino della politica, a dei politicanti che fanno politica da quasi 40 anni, che sono sempre stati figure di secondo piano nei vecchi partiti e che non hanno mai, mai dimostrato di sapere fare qualcosa di buono e di utile per il nostro Paese? Non e' un rischio troppo grande affidarsi a questo carrozzone carico di politicanti e di opportunisti?''. Evidentemente no, e' la risposta implicita di Berlusconi che chiarisce come il suo intento allora sia quello di ''portare a termine la legislatura, tenendo i conti in ordine come abbiamo fatto sinora, raccogliendo il plauso, tra l'altro, di tutte le istituzioni internazionali come, per fare un nome solo, il Fondo Monetario, e di tutte le agenzie di rating, e senza mettere mai, mai, le mani nelle tasche dei contribuenti''.Si passa al capitolo giustizia. E il premier ribadisce che la riforma ''e' pronta'' e ''la approveremo nel primo Consiglio dei Ministri dopo il voto del 14 dicembre, dal quale voto sono certo che il governo ricevera' una rinnovata fiducia''. Inoltre, ha aggiunto, ''siamo al lavoro sulla riforma del fisco, con 4 tavoli tecnici in collaborazione con i rappresentanti dei sindacati e delle imprese'' e ''stiamo per varare definitivamente la riforma dell'universita', gia' approvata dalla Camera, che rappresenta una svolta di grande importanza per l'avvenire dei giovani''.''E' per questo - ha affermato il premier - che la sinistra, incurante dei veri interessi degli studenti, cerca di combattere questa riforma per le strade in maniera violenta e strumentale. Ma noi andremo avanti, perche' vogliamo aprire ai giovani la strada del merito, dello studio e della ricerca, affinche' possano competere in Europa''.

PATTO DI RINASCITA, LA PROPOSTA BERSANI DA PIAZZA SAN GIOVANNI

Una chiara prova di forza che nega l'idea di un deperimento inarrestabile del partito; una dura e meticolosa requisitoria nei confronti di Berlusconi e del suo governo; la proposta di un'alleanza, di un patto per la rinascita dell'Italia.E' intorno a questi tre capisaldi che si e' svolto il lungo discorso di Pier Luigi Bersani alla grande manifestazione democratica a Roma in Piazza San Giovanni.
Il primo rilievo e' proprio nella dimensione della manifestazione che in molti, alla vigilia, immaginavano ben piu' magra di quanto e' stata. Si era parlato di stanchezza del partito e di una crescente disaffezione dei democratici, financo di mal di pancia tra gli ex popolari, ancora una volta descritti in partenza verso altri lidi. La dimensione della manifestazione sembra dimostrare una riserva di energie dei democratici che non si arrendono di fronte alla possibilita' (e probabilita') di un nuovo autosalvataggio di Berlusconi. Le notizie sulla compravendita dei parlamentari non hanno provocato una comprensibile frustrazione, ma hanno dato forza ad una indignazione a cui ha simbolicamente dato voce proprio Bersani con quel ''Vergogna!'' gridato per cinque volte, a cui ha risposto tutta la piazza.Il secondo punto e' quello della requisitoria. Bersani in questa parte del discorso si e' espresso con toni vibrati che piu' che un pubblico ministero hanno evocato la figura di antichi tribuni che non esitavano a fustigare il decadimento morale di una societa'. Al centro della requisitoria l'indicazione di una inadeguatezza al ruolo di governo al punto di evocare la dimensione del ''disastro'', economico, politico ma soprattutto sociale ed etico.Per Bersani, pero', l'Italia ''e' migliore di cio' che le capita'' e puo' contare e fare leva su ''energie buone e grandi capacita'''. Obiettivo prioritario e' stato indicato nella realizzazione di ''una democrazia costituzionale rinnovata, solida e normale'' che metta fine all'idea ''dell'uomo solo e del 'ghe pensi mi'''. Il segretario del Pd, evitando toni consolatori e populistici, ha indicato dunque il realismo di una ripresa per cui non basta un giorno solo, un evento miracolistico, perche', ha detto, ''serve un grande sforzo collettivo, dove chi piu' ha deve dare di piu''. In questo senso, Bersani ha anche smitizzato la data del fatidico 14 dicembre dicendo che ''non e' l'ora X, ma un passaggio cruciale'' che puo' ''sancire formalmente la crisi politica del centrodestra''.Dopo un'elencazione lunga e puntigliosa di tutte le promesse non mantenute dal governo e degli interventi falliti, Bersani ha illustrato quello che ha definito il ''risveglio italiano'', da attuare attraverso ''due grandi sfide'': la ''riforma repubblicana'' con una rilettura delle istituzioni e di una nuova legge elettorale, e una ''alleanza per la crescita e il lavoro''.Se la prima e' rivolta prevalentemente alle forze politiche per una convergenza per l'ammodernamento istituzionale del Paese che comprenda anche il federalismo di tipo solidale, la seconda proposta e' necessariamente rivolta anche alle parti sociali per riforme incisive del mondo del lavoro e per ridare slancio allo sviluppo.Per il quadro politico e il partito Bersani ha ribadito a chiare lettere che non pensa a una riedizione dell'Unione ma ad un Pd che si propone come alternativa e perno di riferimento programmatico.''Anch'io ho il mio sogno. Il sogno di un Partito, il Partito Democratico -ha concluso Bersani-, che possa finalmente dire all'Italia, parafrasando una bella canzone e una grande trasmissione televisiva: Vieni via, vieni via di qui, vieni via con me. Vieni via da questi anni, da queste umiliazioni, da questa indignazione, da questa tristezza.C'e' del nuovo davanti, c'e' un futuro da afferrare assieme, l'Italia e noi''.

PD IN PIAZZA. BERSANI: DOPO 16 ANNI SIAMO AL DISASTRO. SERVE GOVERNO DI RESPONSABILITA'

Sono decine di migliaia i democratici provenienti da tutta Italia che hanno dato vita alla grande manifestazione del Pd a Roma contro il governo Berlusconi.''Con l'Italia che vuole cambiare'' e' lo slogan-guida dell'iniziativa, che ha ceduto via via il passo ad un altro nato spontaneamente tra le persone che hanno affollato i due cortei: ''Orgoglio democratico''. ''Questa e' l'Italia che non e' in vendita'', e' un altro slogan accolto e ripetuto come un mantra dai democratici.Al di la' dei numeri, che come sempre vedranno contrapposizioni dialettiche ed anche polemiche, si puo' parlare di una grande partecipazione, anche imponente visto che la piazza San Giovanni si stava gia' riempendo quando i due cortei ancora non avevano lasciato del tutto i due punti di raccolta, Piazza della Repubblica (piu' nota ai romani col vecchio nome di Piazza Esedra) e Piazzale ostiense.
L'affluenza e' stata permessa, oltre ai mezzi privati, da 18 treni speciali, 2 navi e 1.600 pullman. L'orgoglio democratico trapela in tutte le dichiarazioni, dai semplici militanti ai big del partito. ''Siamo il dopo Berlusconi: quella che c'e' qui oggi e' l'Italia del domani'' ha detto il segretario Pier Luigi Bersani. ''Bella manifestazione -ha commentato Dario Franceschini, presidente dei deputati Pd- c'e' tanta gente che vuole voltare pagina e spera che martedi' prossimo cominci la primavera con qualche mese di anticipo''.Per Anna Finocchiaro, presidente dei senatori democratici, ''senza il Pd l'Italia non puo' pensare ad un cambiamento''.Veltroni ha sottolineato come in Italia si viva ''un clima politico avvelenato'' e che ''da questa piazza parte un messaggio di speranza''.Franco Marini, oltre a sottolineare la grande partecipazione alla manifestazione, ha voluto smentire dissidi interni da parte di ex popolari. ''Nessun malessere'', ha detto, aggiungendo: ''Siamo tutti qui in un clima civile. E' un grande giorno per la democrazia''. Gli ha fatto eco Giuseppe Fioroni, che ha dichiarato: ''Mi sembra che in questa manifestazione ci sia l'Italia che vuole cambiare e voltare pagina''.DOPO 16 ANNI DI BERLUSCONI SIAMO AL DISASTRO ''Adesso la domanda e': dopo questi sedici anni e dopo quattro Governi Berlusconi, dopo un decennio dominato da lui possiamo tirare qualche somma? E lo chiedo anche agli elettori del centrodestra, possiamo tirare qualche somma o dobbiamo aspettare tutto il millennio?''.E' la domanda che il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha posto nel suo discorso a Piazza San Giovanni per la parte che e' risuonata come una dura requisitoria.''Se tiriamo le somme -ha affermato Bersani-, si deve dire che il bilancio di questi anni e' disastroso. Il nostro Paese non e' migliorato in niente. Ci siamo visibilmente allontanati dai Paesi forti dell'Europa. Abbiamo perso posizioni su posizioni in tutte le classifiche immaginabili e possibili: dalla ricchezza per abitante, al numero degli occupati, alle prospettive dei giovani, agli investimenti per la ricerca, all'andamento dei consumi, all'andamento del debito pubblico, all'aumento delle diseguaglianze, al divario nord-sud, all'evasione fiscale, al peso della burocrazia, alla diffusione di corruzione e illegalita'. Potrei far notte continuando l'elenco. Un vero disastro''.''L'unica classifica che grazie a Berlusconi abbiamo rimontato e' quella del nostro posto nelle barzellette del mondo, del nostro posto nel discredito del mondo! E c'e' qualcosa -ha aggiunto- che e' avvenuto, di meno misurabile ma ancora piu' grave. Il deperimento dell'etica pubblica, della dignita' delle istituzioni e della politica; l'idea di una doppia morale consentita ai ricchi e ai potenti; il riaffacciarsi di stereotipi insultanti per la dignita' della donna, la condiscendenza verso la mentalita' pararazzista''.''Dunque, tirando finalmente le somme della lunga fase iniziata tantianni fa, dobbiamo dire che solo il centrosinistra nel corso degli anni novanta ha affrontato con serieta' e rigore e a viso aperto i problemi di fondo del Paese: problemi di risanamento, di riforma, di grande prospettiva europea, con guide autorevoli e programmi coraggiosi confluiti tutti nell'Ulivo di Romano Prodi, che vogliamo salutare qui con grande affetto come la personalita' riassuntiva di una grande stagione di impegno. Ma dobbiamo purtroppo dirlo: molto di tutto questo - ha affermato Bersani - e' stato svilito e grandemente compromesso dai Governi berlusconiani e leghisti''.''Quei Governi hanno fallito. Hanno fallito -ha detto Bersani- perche' hanno ridotto l'azione di governo a strumento di propaganda, alla predicazione dei cieli azzurri fino a vendere miracoli a buon mercato o addirittura miracoli a rate come a Napoli e all'Aquila. Hanno fallito perche' si sono avvitati sui problemi del Capo dimenticando i problemi degli italiani; hanno fallito perche' il loro meccanismo populistico ha sempre bisogno del nemico generando cosi' disunione, contrapposizione, tifoseria, una rottura profonda fra gli italiani che non si era vista nemmeno ai tempi della guerra fredda. Hanno fallito perche' all'ombra del Capo sono inevitabilmente fiorite relazioni speciali, personali e quindi cricche di ogni genere e specie, indebolimento delle regole fino a fatti di degenerazione e di corruzione. Hanno fallito infine perche' hanno preso a rovescio il grande tema economico e sociale: sono stati con la ricchezza, sono stati con la rendita, sono stati con il privilegio e hanno cosi' disarmato le leve della crescita: la famiglia, il lavoro, l'impresa, la conoscenza. Hanno fallito e se hanno fallito non puo' sempre essere colpa degli altri: dei comunisti, dei giornali di sinistra, dei giudici, dei traditori, degli americani o dei marocchini, dei complotti internazionali''.''Caro PDL e cara Lega -ha detto Bersani-, ve lo chiedo ancora: avete governato per sette anni degli ultimi nove.Quanto anni volete governare prima che sia colpa vostra?''.GOVERNO RESPONSABILITA' ISTITUZIONALE PER REAGIRE A DECLINO Un governo di responsabilita' istituzionale per fare uscire l'Italia dalla instabilita' e dal declino: e' questa la proposta che Pier Luigi Bersani a nome del Pd ha ribadito nel suo discorso a Piazza San Giovanni.''Da sei mesi siamo nell'instabilita'. Berlusconi e' l'instabilita'. E chi dovrebbe darcela adesso questa stabilita'? Un voto in piu' comprato in Parlamento? Una bagarre elettorale fatta con la testa all'indietro e con esiti di governabilita' assolutamente incerti? No. Oggi davanti all'Europa e alla societa' italiana la risposta di stabilita' -ha affermato Bersani- puo' solo venire da un governo serio di responsabilita' istituzionale che garantisca una transizione ordinata, nuove regole elettorali, alcuni interventi essenziali e urgenti in campo economico e sociale e porti il Paese ad un confronto elettorale capace finalmente di rivolgersi al futuro perche' fuori finalmente dalla situazione bloccata e impotente di questi anni''.''Nel caso di apertura di una crisi questa -ha sottolineato Bersani- e' la proposta che avanzeremo al Capo dello Stato al quale confermiamo qui assoluto rispetto per le Sue prerogative e ammirazione e stima per come le sta esercitando.Siamo dunque pronti a prenderci oggi le nostre responsabilita', sia nel sostenere il Governo che chiediamo, sia nello svolgere da una posizione piu' avanzata e con maggior convinzione ancora la nostra battaglia di opposizione''.''Ma oggi, care democratiche e cari democratici, siamo soprattutto qui per dire a voce alta -ha detto il segretario del POd- quale Italia vogliamo, qual e' il nostro sogno e quali gambe vogliamo dargli perche' possa davvero camminare.Vogliamo dire da qui che noi abbiamo un progetto di cambiamento. Non ci arrendiamo al declino dell'Italia''.

9 dicembre 2010

Compravendita deputati. Bersani: "E' corruzione?" . Idv dai magistrati

ROMA - "Vorrei che qualche autorevole osservatore mi spiegasse se avvicinare i parlamentari e fare opera di convincimento con ipotesi 'materiali' è uno scandalo o opera di corruzione". Se lo chiede il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, nel corso di una conferenza stampa del gruppo alla Camera sul federalismo. "Leggo sui giornali della campagna acquisti- spiega in merito al tentativo di convincere alcuni onorevoli, anche dell'opposizione, a votare la fiducia al governo il 14 dicembre- io non ne so di più, vorrei chiederlo agli esperti perchè sento voci che non sono proprie di una democrazia occidentale". Bersani prosegue: "Io non ipotizzo niente né mi rivolgerò alla procura, ma metto un punto interrogativo e vorrei, nel campo delle ipotesi, almeno un caso di scuola".

E DI PIETRO VA DALLA MAGISTRATURA - Ormai "non è più un Parlamento, ma un mercato delle vacche". Antonio Di Pietro, leader dell'Idv, va giù duro e rivela: "Abbiamo una serie di elementi già messi a disposizione della magistratura che riguardano trasversalmente diverse situazioni particolari". Poi, spiega: "Quando c'è un atto corruttivo ci sono due soggetti interessati: non si deve focalizzare l'attenzione solo su chi prende, ma anche su chi dà. E soprattutto capire se uno è stato invogliato o ha subito un'imposizione".
"COMPRAVENDITA": CHI VA E CHI STA PER FARLO - Intanto, si moltiplicano i passaggi di schieramento. Antonio Razzi lascia l'Idv per 'Noi Sud', il gruppetto meridionalista che ha votato la fiducia al governo sui 5 punti e ha già annunciato il voto per il premier anche per il 14. Razzi, eletto per due legislature dagli italiani all'estero, ex operaio svizzero, ancora l'altro ieri giurava fedeltà a Di Pietro, ma nelle ultime 48 ore ha cambiato idea
A oggi Scilipoti vota la sfiducia, Cesario la fiducia e Calearo si astiene. La dichiarazione di voto la fanno proprio i tre deputati nel corso di una conferenza stampa alla Camera dove insieme si sono uniti in un Movimento di 'responsabilità nazionale'. "Ci unisce una riflessione comune, fare i parlamentari nell'interesse del paese- sottolinea Scilipoti- ma abbiamo un travaglio interiore in corso che molti non sanno cosa sia perchè la coscienza è una cosa seria". Per questo, continua l'ex deputato dell'Idv, "spero che il signore ci assista". I tre deputati auspicano comunque che il 14 "non si vada in aula per la fiducia e che si trovi prima una soluzione trasparente". Scilipoti, Cesario e Calearo vogliono comunque arrivare a "un approdo univoco" e perciò decidere insieme, "come Movimento", come votare il 14.
"Voterò la fiducia al governo Berlusconi". Lo annuncia Maurizio Grassano, deputato attualmente nel gruppo dei Liberaldemocratici. "Non è stata una scelta facile- spiega- io sono uno molto riflessivo, forse anche troppo". Da cosa è stato convinto? "Vengo da vent'anni nella Lega nord e ora, che per cose astruse, rischi di saltare il banco e quindi il federailsmo non lo capisco. Io voglio che sia un governo, tutta questa roba qui non la capisco...". Non si sente al centro di una compravendita? "Di queste cose non so niente. La mozione di sfiducia? L'ho firmata- osserva- ma con riserva. Mi avevano detto che era l'unico modo per un Berlusconi bis, ma poi Berlusconi mi ha detto che lui non ha nessuna intenzione di dimettersi...".

IL SEN. CASELLI (PDL): NEI PROSSIMI 60 GIORNI I NOMI DEI NUOVI COORDINATORI-PAESE

"Nei prossimi 60 giorni si procederà a rendere pubblici i nominativi di tutti i Coordinatori e Vicecoordinatori che assumeranno tali funzioni nelle rispettive circoscrizioni all'estero". È quanto si legge in una nota del senatore del Pdl Juan Esteban Caselli, coordinatore del settore italiani nel mondo del partito, in cui si ribadisce che "tutte le nomine effettuate dall’onorevole Aldo Di Biagio prima dell’11 novembre 2010 sono state azzerate".

Fli: dimissioni o sfiducia

"Se Berlusconi non prenderà atto della necessità di aprire, attraverso le sue dimissioni, una nuova fase politica, Fli voterà la sfiducia". Lo si legge in un comunicato diffuso al termine del vertice di Fli con Gianfranco Fini.Silvio Berlusconi vuole andare al voto ed è stato il suo entourage a far filtrare la notizia della trattativa in extremis imbastita da Italo Bocchino (chiedere al premier di dimettersi con la proposta di un reincarico entro 72 ore) per bruciarla e dividere Fini da Casini, che del contatto era all'oscuro. Di questo si sono convinti i finiani e l'argomento è servito a compattarli, nella riunione di tre ore di questa mattina con Gianfranco Fini, sulla linea sintetizzata poi nella nota ufficiale: "Se Berlusconi non prenderà atto della necessità di aprire, attraverso le sue dimissioni, una nuova fase politica, Fli voterà la sfiducia". Di fatto l'ultimo episodio - sintetizza uno dei presenti - è stato visto da Fli come "l'ennesima prova di irresponsabilità da parte del premier, che ha dimostrato chiaramente di puntare al voto". Ai finiani non è piaciuto il tentativo di spaccare l'asse Fli-Udc. "La nostra ricerca di un'intesa - spiega ancora uno dei presenti alla riunione - presupponeva comunque un'intesa con Casini e il passaggio formale dalle dimissioni". Berlusconi ha definitivamente respinto l'ipotesi di dimettersi e ottenere magari lui un reincarico - hanno ragionato questa mattina con Fini gli esponenti di Fli - e allora, dopo la sfiducia alla Camera della quale i finiani si dicono certi, non potrà che esserci una crisi al buio.

8 dicembre 2010

Governo, Di Pietro: "Berlusconi bis? La montagna partorisce un topolino"

ROMA - "La montagna ha partorito un topolino, anche se, per il bene del Paese, mi auguro che non sia davvero così". E’ la risposta del presidente dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, ospite della trasmissione Sky ‘Un Caffè con...’, sull’eventualità di un 'Berlusconi bis'. "In questo momento- spiega l'ex pm- in Parlamento, che dovrebbe ospitare la parte più nobile del Paese, ci sono soggetti che, per conto di Berlusconi, fanno giochi sporchi e offrono favori a deputati e senatori in cambio del loro voto. Come cittadino e come politico mi sento umiliato. E’ assurdo che ci siano parlamentari corrompibili".
Per questo, prosegue, "mi auguro che il 14 dicembre ci sia davvero un scatto di dignità e si voti secondo coscienza. La maggioranza non c’è più, il governo non ha più niente da dire e da dare: sfiduciarlo è l’unica cosa che resta da fare. Bisogna tornare alle urne per ridare la parola ai cittadini, affinché eleggano un governo che realmente li rappresenti e che si preoccupi delle loro istanze. Siamo stufi di questa maggioranza che ha utilizzato le istituzioni solo ed esclusivamente per il proprio tornaconto personale e per gli interessi giudiziari del Presidente del Consiglio. Insomma, siamo stufi del berlusconismo e dei suoi metodi. Vadano a casa".

Sì del Senato, la finanziaria è legge: dagli eco-bonus all'università

ROMA - L'aula del Senato ha approvato la legge di stabilità, con 161 sì, 127 no e 5 astenuti. A favore hanno votato Pdl, Lega e Fli; contrari Pd, Idv e Udc. Subito dopo, via libera definitivo anche per il disegno di legge Bilancio, con 161 favorevoli, 124 contrari e 5 astenuti. Anche qui, favorevoli Pdl, Lega e Fli; contrari Pd, Idv e Udc. Dunque, quella che era la vecchia finanziaria è legge.
L'entità del maxiemendamento presentato dal governo è di 5,7 miliardi di euro. Le coperture sono calcolate in gran parte con i 2,4 miliardi dell'asta delle frequenze; i 500 milioni dalla stretta sui giochi, altrettanti dalla lotta all'evasione e 1,7 miliardi dal Fondo Letta. Le novita' introdotte in aula sono il rifinanziamento dell'eco-bonus al 55%, i 100 milioni per i malati di sla e la data limite dell'asta sulle frequenze digitali che dovrà tenersi entro il 31 dicembre 2012. Tra gli ordini del giorno approvati dal Senato, via libera a un documento che impegna il governo a inserire nel primo provvedimento utile il ripristino delle risorse (300 milioni di euro) del 5 per mille.
Ecco le principali misure:
ECO-BONUS 55%: Prorogato al 2011 lo sconto fiscale sulle spese per le ristrutturazioni energetiche degli edifici (infissi, caldaie e condizionatori a basso consumo, pennelli solari). La detrazione del 55% viene spalmata su dieci anni.
SLA: 100 milioni per la ricerca, le campagne di informazione e l'assistenza domiciliare ai malati di sclerosi laterale amiotrofica.
AMMORTIZZATORI: Rifinanziamento per oltre un miliardo del fondo sociale per occupazione e formazione per garantire ammortizzatori in deroga.
UNIVERSITÀ: Per il fondo ordinario 800 milioni per il 2011 e 500 per il 2012. Per l'anno prossimo 100 milioni per i prestiti d'onore e le borse di studio. Arrivano anche 100 milioni per un credito di imposta a favore delle imprese che affidano attivita' di ricerca e sviluppo a universita' o enti pubblici.
Sono 25 i milioni stanziati per quelle private.
SCUOLA: Per quelle paritarie 245 milioni.
TICKET: L'esenzione sanitaria per la specialistica viene finanziata per i primi 5 mesi del 2011 per 347,5 milioni di euro.
MISSIONI INTERNAZIONALI: Proroga per il primo semestre 2011 della partecipazione italiana alle missioni di pace per una spesa di 750 milioni.
TRASPORTI: 425 milioni al trasporto su rotaia da ripartire tra le regioni a statuto ordinario. Tra i criteri di ripartizione anche l'aumento delle tariffe dei treni regionali. Per il settore auto 400 milioni.
5 PER MILLE: Stanziati 100 milioni.
EDITORIA: 100 milioni al fondo che la sostiene, 45 milioni per l'emittenza televisiva locale e l'emittenza radiofonica locale e nazionale. 5 milioni per la stampa italiana distribuita e stampata all'estero e 30 milioni per i giornali per il costo delle materie prime.
SALARIO PRODUTTIVITÀ: Viene detassata con un'aliquota del 10% la parte del salario legata alla maggior produttivita'.
FONDO COMUNI: 60 milioni per il 2011 per consentire l'accelerazione dei pagamenti ai fornitori da parte dei Comuni virtuosi.
GIOCHI: Sanzioni e piano di controlli. Dal pacchetto di norme arrivera' un massimo di gettito di 500 milioni.
FAS TERRITORIALE: I fondi Fas (1,5 miliardi per l'edilizia sanitaria pubblica) andranno per l'85% al sud e per il 15% al centro-nord.
ICI: Sono in arrivo 344 milioni per i Comuni come rimborso del 2008.
AMBIENTE: Oltre 130 milioni in 3 anni per il ministero dell'ambiente per pagare il personale degli enti parco e alla ricerca.
PATTO STABILITÀ INTERNO: Diventa più flessibile con le spese che non devono superare la media del triennio 2007-9 ridotta del 12,3% per quelle di competenza e del 13,6% per quelle di cassa. (AGENZIA DIRE, www.dire.it)

7 dicembre 2010

TUCCI (ITAL UIL) SUI PROBLEMI DEI PENSIONATI IN SUD AMERICA: UNA STORIA SENZA FINE

Una "storia senza fine" che "danneggia i pensionati italiani" e che "lede la dignità ed i diritti acquisiti". Coordinatore per l’America Latina del Patronato Ital Uil, José Tucci esprime oggi sconforto e indignazione dopo le ennesime segnalazioni di disservizi che ostacolano il pagamento delle pensioni presso le sedi della Western Union.
Disservizi che Tucci imputa sia alla banca che all’Inps che, scrive, "trattano i pensionati all'estero con totale disinteresse e senza alcuna cura dei loro diritti garantiti dalla legge italiana. Ma soprattutto, ad essere scandaloso è il totale disprezzo della loro dignità" accusa Tucci ricordando che "la maggioranza dei pensionati italiani all’estero è costituita da persone molto anziane".
"L'ultima delle brutte notizie di cui abbia avuto notizia poche ore fa – spiega il responsabile di patronato - è che alla Western Unione sono arrivati gli elenchi dei pagamenti con molte inesattezze, date di nascita errate e confusione tra il nome ed il cognome del beneficiario. Una situazione che rende impossibile alla Western Unione il pagamento, a meno che si conosca il numero del bonifico che, ovviamente, nessun pensionato conosce. Di conseguenza non si riscuote".
Per Tucci è "chiaro che entrambe le "istituzioni" vogliono ostacolare i pensionati all'estero. Da tanto tempo si stanno accumulando parecchi oltraggi ai diritti e un'umiliazione costante, sembra che a nessuna autorità competente importa il problema, non si sentono responsabili. Tutto è avvolto in una nebulosa burocrazia, un’"andata e ritorno", dove l’unica conseguenza è un progressivo deterioramento di una situazione che è di per sé già molto complessa e delicata".
"Tutti sappiamo – prosegue – che la stragrande maggioranza delle persone che hanno un beneficio italiano sono di classe sociale media-bassa, hanno fatto nella loro vita sforzi e sacrifici smisurati e se godono della pensione è perché la legislazione italiana lo permette e, soprattutto, gli dà le garanzie sufficienti. Ciò nonostante, le azioni generate dall'Italia costituiscono un costante dileggio a quei diritti, sembra che non importa niente a nessuno, tutti si sentono impuniti. È ora di dire basta a questi indebiti indiscriminati e senza fondamento, è ora di manifestare il più totale ripudio, di ricordare che gli italiani all'estero hanno i loro diritti e che l'impunità ha i suoi limiti. È arrivato il momento d’agire in modo cosciente, solidarizzarsi davanti a simile assurdità. Non siamo una variabile di accomodamento e neanche il "fusibile più magro", siamo persone ed abbiamo dignità. Per tutto questo – conclude – diciamo "no" agli oltraggi dei nostri diritti e diciamo "no" all'impunità".