4 agosto 2011

CRISI: BERLUSCONI, PATTO COMPLESSIVO ENTRO SETTEMBRE

Governo rispondera' nei prossimi giorni'' alle sollecitazioni e alle proposte delle Parti sociali. ''Sara' un confronto senza soluzioni di continuita', e vogliamo arrivare entro settembre a un patto complessivo'' contro la crisi. Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi dopo l'incontro con le Parti sociali.GOVERNO PROPONE AZIONE IN 8 PUNTI PER CRESCITA. Il Governo avrebbe proposto alle Parti sociali un piano d'azione per la crescita in otto punti.Pareggio di bilancio e liberta' economica nella costituzione; riforma assistenziale e fiscale e contrasto all'evasione; modernizzazione delle relazioni industriali e del mercato del lavoro; finanze e reti di impresa con internazionalizzazione; accelerazione opere pubbliche, delle reti energetiche e delle nuove reti di telecomunicazione; privatizzazioni anche dei servizi pubblici locali e liberalizzazioni; costi della politica e semplificazione della politica della burocrazia e delle funzioni pubbliche e sociali centrali e locali; diffusione delle nuove tecnologie, fondi strutturali europei e Mezzogiorno
PARTI SOCIALI, OK DISPONIBILITA' DELLA POLITICA MA AGIRE SUBITO Le parti sociali dopo l'incontro odierno con governo e opposizioni chiedono che si agisca subito per arginare le tensioni finanziarie sull'Italia. In una nota congiunta, Abi, Alleanza Cooperative Italiane (Confcooperative, Lega Cooperative, Agci), Ania, Cgil, Cia, Cisl, Claai, Coldiretti, Confagricotura, Confapi, Confindustria, ReteImprese Italia (Confocommercio, Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confesercenti), Ugl, Uil, riferiscono di aver ''presentato al Governo e alle opposizioni un documento, articolato in sei punti, per consolidare la stabilita' dei conti pubblici e promuovere la crescita. Le parti sociali prendono atto dell'immediata disponibilita' del Governo e delle opposizioni a confrontarsi per affrontare le proposte presentate. In questo quadro, segnalano la necessita' che vi sia piena consapevolezza da parte di tutti della serieta' della situazione italiana. Di conseguenza, ribadiscono l'urgenza di attuare fin dai prossimi giorni i provvedimenti necessari per far rientrare le tensioni sui mercati finanziari''.''Le parti sociali - conclude la nota - nel proseguire il lavoro comune, si incontreranno nuovamente la prossima settimana, per un esame costante degli sviluppi della situazione economica e finanziaria''.MARCEGAGLIA, MOMENTO GRAVE CHE VA AFFRONTATO CON URGENZA. Il documento presentato dalle Parti sociali al Governo vuole rappresentare la gravita' e l'urgenza del momento. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. ''Il momento e' grave - ha detto la Marcegaglia -, siamo in una situazione di straordinarieta' e va affontato senza scuse o scappatoie e va affrontato con urgenza''.''Non siamo in un momento normale, ma in un momento difficile - ha aggiunto il presidente di Confindustria - in cui lo spread tra Btp e Bund non e' lontano dalla Spagna''.TRA PREMIER E TREMONTI ''BOTTA E RISPOSTA'' SU RUOLO BCE Il presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia dissentono sul ruolo che la Banca Centrale Europea puo' avere nelle strategie anticrisi.Illustrando in conferenza stampa i contenuti dell'incontro tra governo e parti sociali tenuto a Palazzo Chigi, Giulio Tremonti spiega che non ci sara' solo un percorso interno ma anche un programma di lavoro tra Italia e l'estero. In particolare, sottolinea Tremonti, sono in via di definizione ''proposte comuni tra Ocse, Ue e Fmi''. ''Anche la Bce'', lo interrompe Berlusconi. Il ministro resta un attimo in silenzio, apparentemente sorpreso dell'intervento del premier, al quale poi fa notare che ''la Bce e' un organismo sicuramente importante ma non coinvolgibile''. ''Ma informabile quello si'...'', replica nuovamente Berlusconi.''GOVERNO RENDICONTA'', PREMIER CONSEGNA OPUSCOLO A PARTI SOCIALI ''Intendiamo non solo avere idee e stipulare accordi, ma anche avere una piu' vasta comunicazione di quello che il Governo ha fatto e fara'''.Silvio Berlusconi, dopo aver incontrato le Parti sociali, mette in chiaro che le intese da sole non bastano. Detto, fatto. E un po' a sorpresa, in attesa di capire quali fossero le ricette del governo per la crescita, i segretari confederali dei sindacati, nonche' il presidente di Confindustria si ritrovano - tra gli altri - a sfogliare un libricino, un opuscolo patinato, aggiornato al 30 marzo 2011, dal titolo che e' un programma: ''Il Governo rendiconta - I provvedimenti approvati: novita' e opportunita''. Cento pagine per ripercorrere quanto fatto finora dall'esecutivo e quanto ancora intende fare per il rilancio del Paese e la ripresa dell'economia. Sette le ''missioni'' che si e' posto il IV Governo Berlusconi: rilanciare lo sviluppo, sostegno a famiglie e giovani, sicurezza e giustizia, sud, federalismo, piano straordinario di finanza pubblica e modernizzazione dei servizi. Per ognuna di queste voci il riassunto delle cose fatte e quelle da fare. Il tutto preceduto da un'introduzione autografata di Berlusconi (ritratto in controcopertina mentre saluta sorridente in doppiopetto), in cui si assicura che ''il nostro governo del fare ha realizzazo il meglio possibile nella peggiore situazione economica possibile''.Ecco allora che, a guardar bene, sono state intraprese ben 106 azioni in oltre 42 voci economiche (dal sostegno agli imprenditori alla competitivita' delle Pmi, dalle agevolazione per l'imprenditoria giovanile all'internazionalizzazione delle imprese, dal libro unico alla legge obiettivo fino alla legge di stabilita' del 2011).Cosi', si ribadisce che questa maggioranza ha previsto 100 milioni di euro di finanziamento per l'apprendistato (legge 191 del 2009), un aiuto agli imprenditori con ammortizzatori sociali per 950 milioni di euro al 2012 e la riduzione del 3% dell'acconto Irap ed Ires (legge 2 del 2009). E poi le infrastrutture, per le quali - si legge sempre nella pubblicazione - e' stato istituito un fondo per il potenziamento delle rete nazionale, ''comprese le reti di telecomunicazioni ed energetiche'' (legge 133 del 2008).Senza dimenticare che per il finanziamento delle opere strategiche di ''preminente interesse nazionale'' sono stati concessi finanziamenti per 9,4 miliardi (legge 2 del 2009).''Di tutte queste cose e di molto altro ancora rende conto questa pubblicazione istituzionale'', sottolinea il premier nella sua prefazione. Che assicura: ''Continueremo a lavorare negli interesse degli italiani fino al termine del nostro mandato''.

Piazza Affari sprofonda a -5,16% Europee a picco, vola lo spread

Giornata convulsa per le piazze finanziare internazionali. Dopo una chiusura positiva a New York e Tokyo e un avvio in netto rialzo per le borse europee, i mercati del Vecchio Continente hanno puntato al ribasso a metà mattina, per poi precipitare in caduta libera nel corso della seduta. Le principali piazze finanziarie europee hanno chiuso in profondo rosso e Milano ha archiviato la giornata con un tonfo del Ftse Mib del 5,16% a 16.128 punti, dopo che per oltre due ore è stato impossibile aggiornare l'indice per problemi tecnici. Problemi si sono verificati anche sui mercati del circuito Euronext. Londra ha chiuso con una flessione del 3,43%, Francoforte del 3,40% e Parigi del 3,90%. Tonfo anche per Madrid, in calo del 3,89%, e Lisbona, scivolata del 3,26%.

A Milano, che ha visto l'indice All Share chiudere in flessione del 4,77% a 16.881 punti, sono stati bruciati 17,5 miliardi di euro di capitalizzazione mentre nella giornata nera le borse europee hanno mandato in fumo 173 miliardi di euro. L'indice Stoxx Europe 600, che rappresenta società di grande, media e piccola capitalizzazione in 18 Paesi europei, ha chiuso la seduta con uno scivolone del 3,49% a 243,16 punti.
Occhi anche puntati sullo spread Btp-Bund, che ha superato quota 390 punti e ha raggiunto 391,45, il massimo della giornata. Forti ribassi anche a Wall Street, dove l'indice Dow Jones Industrial è in calo del 3,04% a 11.535 punti, sopra il minimo di seduta a 11.523.
A Piazza Affari forti perdite per i titoli del comparto bancario, che hanno contato numerose sospensioni per eccesso di ribasso. Intesa Sanpaolo, alla vigilia dei conti del trimestre, scende del 10,35% a 1,23 euro, mentre Unicredit perde il 9,33% a 1,04 euro. Male anche Banco Popolare (-5,17%), Mps (-4,06%), Ubi Banca (-3,32%) e Bpm (-2,17%). Fra gli assicurativi Generali cede il 3,15% e Fonsai il 3,82%, mentre Mediolanum arretra del 4,26%.
Tonfo anche per Fiat, che scivola del 10,03% a 5,38 euro, e Fiat Industrial, che lascia sul parterre il 9,15% a 7,5 euro. Giornata nera anche per Pirelli (-9,12%), Saipem (-8,34%), Parmalat (-6,99%), Tenaris (-6,99%), Atlantia (-5,92%), Tod's (-5,75%), Impregilo (-5,20%) e Mediaset (-5,15%).
In netto ribasso anche gli energetici, con Eni (-2,33%) ed Enel (-2,76%). Limitano i danni Bulgari, in calo dello 0,41%, e Autogrill, che perde lo 0,62%.

3 agosto 2011

L'Italia non cresce, il Sud affonda: due giovani su tre senza lavoro

Nel Sud d'Italia due giovani su tre sono a spasso, il 30% dei laureati sotto i 34 anni non lavora. Sono alcuni dati che si ricavano dal rapporto Svimez, l'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno, sull’economia del Mezzogiorno, di cui oggi sono state rese note alcune anticipazioni. Si parla di un "un Sud che arranca, pur lasciandosi alle spalle la recessione più grave dal dopoguerra, con Abruzzo, Sardegna e Calabria che guidano la ripresa. Un Sud dove le famiglie hanno difficoltà a spendere, e il tasso di disoccupazione effettivo volerebbe al 25%, considerando chi il lavoro lo vuole ma non sa dove cercarlo". Ecco alcune delle anticipazioni:


EMERGENZA GIOVANI: 2 SU 3 SONO A SPASSO - Allarme giovani. Nel Mezzogiorno il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) è giunto nel 2010 ad appena il 31,7% (il dato medio del 2009 era del 33,3%; per le donne nel 2010 non raggiunge che il 23,3%), segnando un divario di 25 punti con il Nord del Paese (56,5%). La questione generazionale italiana diventa quindi emergenza e allarme sociale nel Mezzogiorno.
PIL, ’ITALIA CRESCE MENO DELLA MEDIA UE E IL SUD ARRANCA - In base alle valutazioni di preconsuntivo della Svimez, nel 2010 il Mezzogiorno ha segnato rispetto all’anno precedente un modesto +0,2%, ben lontano dal +1,7% del Centro-Nord. Non va meglio nel medio periodo: dal 2001 al 2010 il Mezzogiorno ha segnato una media annua negativa, -0,3%, decisamente distante dal + 3,5% del Centro-Nord, a testimonianza del perdurante divario di sviluppo tra le due aree. In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno è passato dal 58,8% del valore del Centro Nord nel 2009 al 58,5% del 2010. La crisi, poi, ha picchiato forte in tutto il Paese: nel biennio 2008-2009 la caduta del Pil è stata di oltre il 65% più elevata della media europea (-6,3% al Sud e -6,6% al Centro-Nord contro il -3,8% della media Ue). Ma è nella ripresa che le due aree divergono. Nel 2010 il Pil pro capite nazionale in valori assoluti è stato di 25.583 euro, risultante dalla media tra i 29.869 euro del Centro-Nord e i 17.466 del Mezzogiorno.
Di seguito altre anticipazioni del Rapporto 2011 dello Svimez:
OCCUPAZIONE IN CALO IN TUTTE LE REGIONI MERIDIONALI - Negli ultimi due anni il tasso di occupazione è sceso al Sud dal 46% del 2008 al 43,9% del 2010, al Centro-Nord dal 65,7% al 64%.
Su 533mila posti di lavoro in meno in tutto il Paese dal 2008 al 2010, ben 281mila sono stati nel Mezzogiorno. Con meno del 30% degli occupati italiani, al Sud si concentra dunque il 60% della perdita di posti di lavoro. Occupazione in calo in tutte le regioni meridionali, con l’eccezione della Sardegna. Particolarmente forte è il calo in Basilicata (dal 48,5 al 47,1%) e Molise (dal 52,3 al 51,1%). Valori drammaticamente bassi e in ulteriore riduzione si registrano in Campania, dove lavora meno del 40% della popolazione in età da lavoro, in Calabria (42,2%) e Sicilia (42,6%). Il tasso d’occupazione si riduce anche nelle regioni del Centro-Nord con l’eccezione della Valle d’Aosta, del Friuli e del Trentino Alto Adige, che presenta il valore più alto con il 68,5%. Particolarmente intensa è la flessione in Emilia Romagna (- 2,8 punti percentuali, dal 70,2% al 67,4%) e in Toscana (dal 65,4 al 63,8%).
INATTIVI AUMENTATI DI OLTRE 750MILA UNITÀ - Tra il 2003 e il 2010 al Sud gli inattivi (né occupati né disoccupati), sono aumentati di oltre 750mila unità. Mentre crescono i giovani Neet (Not in education, emplyment or training) con alto livello di istruzione. Quasi un terzo dei diplomati ed oltre il 30% dei laureati meridionali under 34 non lavora e non studia. Sono circa 167 mila i laureati meridionali fuori dal sistema formativo e del mercato del lavoro, con situazioni critiche in Basilicata e Calabria. Uno spreco di talenti inaccettabile.
DISOCCUPATI IMPLICITI ED ESPLICITI - Nel 2010 il tasso di disoccupazione nel Sud è stato del 13,4% contro il 12% del 2008, più del doppio del Centro-Nord (6,4%, ma nel 2008 era il 4,5%).
Se consideriamo tra i non occupati anche i lavoratori che usufruiscono della CIG e che cercano lavoro non attivamente (gli scoraggiati), il tasso di disoccupazione corretto salirebbe al 14,8% a livello nazionale dall’11,6% del 2008, con punte del 25,3% nel Mezzogiorno (quasi 12 punti in più del tasso ufficiale) e del 10,1% nel Centro-Nord. (AGENZIA DIRE., http://www.dire.it/)

Dichiarazione di Guglielmo Loy - Segretario Confederale UIL

Gli indicatori del mercato del lavoro, diffusi oggi dall’ISTAT, registrano un innalzamento, sia su base mensile che annua, del numero degli inattivi, segnale preoccupante in quanto indice di un potenziale ingrossamento delle fila del lavoro irregolare.A fronte di questi dati, va letta in chiave positiva la diminuzione, rispetto al mese di maggio, del tasso di disoccupazione giovanile che continua però a mantenere percentuali troppo elevate, anche rispetto alla media dell’Unione Europea dove si colloca al terzo posto dopo Spagna e Slovacchia. Una risposta ai giovani e a quanti sono scoraggiati dalla ricerca di un lavoro e soprattutto di un lavoro che dia stabilità nel tempo, potrà venire anche dalla riforma dell’ apprendistato approvata dal Consiglio dei Ministri lo scorso 28 luglio e dalle politiche che nei prossimi mesi verranno messe in atto per dare risposte ad un mercato del lavoro distorto che colpisce principalmente i giovani.Sullo sfondo c’è, ovviamente, la questione, decisiva, della crescita senza la quale la quantità e qualità del lavoro rischia di divenire una chimera.

Di Pietro: Referendum su legge elettorale, Pd la cambi con noi

La prova del fuoco nel voler fare qualcosa per il Paese sta nella volontà effettiva di cambiare la legge elettorale e di cancellare il porcellum. Infatti, non possiamo correre il rischio che, alle prossime elezioni, i cittadini siano bleffati da liste preconfezionate a monte, che non rispondono alle regole della rappresentanza e alle istanze del territorio". Lo dice il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.
Purtroppo, aggiunge, "sappiamo che tanti soloni non vogliono cambiarla, per questo, non ci resta che lanciarci, ventre a terra, in un referendum abrogativo, che abbiamo già presentato e promosso nelle settimane scorse, all’insegna della trasparenza e del rilancio del maggioritario. E’ un impegno che abbiamo preso insieme ad alcuni componenti di altre forze politiche, a partire da esponenti di spicco del Pd come Arturo Parisi, Pierluigi Castagnetti e Rosy Bindi".

COMMISSIONE UE, NON C'E' PIANO SALVATAGGIO PER ITALIA

Non c'e' allo studio alcun piano di salvataggio per la Spagna, l'Italia e Cipro, tre dei paesi dell'Eurozona che in questi giorni si trovano sotto la pressione crescente dei mercati e delle agenzie di rating. Lo afferma la Commissione europea.''La questione di un salvataggio non e' sul tavolo, non e' una questione che viene discussa'', ha detto il portavoce del commissario ai servizi finanziari, rispondendo alle domande sulle condizioni dei tre paesi, in una conferenza stampa.''Cio' che e' importante - ha aggiunto il portavoce - e' che le autorita' prendano le misure necessarie per il risanamento di bilancio. Siamo fiduciosi''. Inoltre, ha precisato il portavoce la situazione a Roma o Madrid ''non e' cambiata'' negli ultimi giorni.

Smentita anche la possibilita' che l'Italia e la Spagna possano essere esonerate dal pagamento della quota di aiuti alla Grecia. Nonostante l'aumento del costo del credito, i due paesi, ha proseguito il portavoce della Commissione europea, ''hanno concordato di pagare gli aiuti alla Grecia'' entro meta' settembre, mentre ''e' previsto un meccanismo di compensazione per l'aumento dei costi. Sono infondate le voci secondo le quali alcuni paesi non contribuiranno agli aiuti alla Grecia''.

CRISI: NAPOLITANO, PREOCCUPATO PER MERCATI. ORA STIMOLARE LA CRESCITA

''Nell'attuale momento la parola e' alle forze politiche, di governo e di opposizione, chiamate a confrontarsi con le parti sociali sulle scelte da compiere per stimolare decisamente l'indispensabile crescita dell'economia e dell'occupazione, a integrazione delle decisioni sui conti pubblici volte a conseguire il pareggio di bilancio nel 2014''. E' quanto dichiara in una nota il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.''Seguiro' dunque attentamente gli esiti di tale confronto, partendo dalla preoccupazione che non ho mancato di esprimere per gli andamenti dei mercati finanziari e dell'economia, nei loro termini generali e nei loro specifici aspetti italiani'', conclude il Capo dello Stato.

COMITATO STABILITA', SISTEMA BANCARIO ITALIANO E' SOLIDO. Il sistema bancario e finanziario italiano ''e' solido, grazie anche all'azione tempestiva di rafforzamento delle condizioni patrimoniali e di liquidita' delle banche''. E' quanto sottolinea il Comitato per la salvaguardia della stabilita' finanziaria che si e' riunito oggi per esaminare ''gli sviluppi piu' recenti delle tensioni sui mercati del debito sovrano ed i riflessi sul settore finanziario e sull'economia''.Alla riunione, presieduta dal Ministro dell'Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, hanno partecipato il Direttore generale della Banca d'Italia Fabrizio Saccomanni, il Presidente dell'Isvap Giancarlo Giannini, il Presidente della Consob Giuseppe Vegas e, in collegamento telefonico, il Direttore generale del tesoro Vittorio Grilli.Il Comitato, si legge nella nota diffusa al termine della riunione, ''ha esaminato il recente andamento dei mercati finanziari avvalendosi delle analisi condotte dalle Autorita' di supervisione e vigilanza. Tali analisi hanno evidenziato che, nonostante l'azione di progressiva riduzione del deficit pubblico, si riflettono sull'Italia tensioni derivanti da incertezze internazionali. Le analisi confermano che il sistema bancario e finanziario italiano e' solido, grazie anche all'azione tempestiva di rafforzamento delle condizioni patrimoniali e di liquidita' delle banche''.Il Comitato ''ha convenuto sull'opportunita' di continuare a mantenere sotto costante osservazione la situazione''.COMMISSIONE UE, NON C'E' PIANO SALVATAGGIO PER ITALIA Non c'e' allo studio alcun piano di salvataggio per la Spagna, l'Italia e Cipro, tre dei paesi dell'Eurozona che in questi giorni si trovano sotto la pressione crescente dei mercati e delle agenzie di rating. Lo afferma la Commissione europea.''La questione di un salvataggio non e' sul tavolo, non e' una questione che viene discussa'', ha detto il portavoce del commissario ai servizi finanziari, rispondendo alle domande sulle condizioni dei tre paesi, in una conferenza stampa.''Cio' che e' importante - ha aggiunto il portavoce - e' che le autorita' prendano le misure necessarie per il risanamento di bilancio. Siamo fiduciosi''. Inoltre, ha precisato il portavoce la situazione a Roma o Madrid ''non e' cambiata'' negli ultimi giorni.Smentita anche la possibilita' che l'Italia e la Spagna possano essere esonerate dal pagamento della quota di aiuti alla Grecia. Nonostante l'aumento del costo del credito, i due paesi, ha proseguito il portavoce della Commissione europea, ''hanno concordato di pagare gli aiuti alla Grecia'' entro meta' settembre, mentre ''e' previsto un meccanismo di compensazione per l'aumento dei costi. Sono infondate le voci secondo le quali alcuni paesi non contribuiranno agli aiuti alla Grecia''.PIAZZA AFFARI CHIUDE IN FORTE CALO Chiusura in forte calo a Piazza Affari. L'indice Ftse Mib ha ceduto il 2,53% a 17.272 punti mentre il Ftse IT All-Share ha lasciato sul terreno il 2,61% a 17.966 punti.DOMANI A LUSSEMBURGO INCONTRO JUNCKER-TREMONTI Domattina il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, incontrera' il ministro dell'economia, Giulio Tremonti. Lo ha annuncia una nota del governo lussemburghese senza dare dettagli sull'ordine del giorno.Il vertice si terra' alle 9.50 all'Hotel de Bourgogne, la residenza ufficiale del Primo Ministro del Lussemburgo.

1 agosto 2011

La Camera si taglia il futuro: 150 milioni in meno nei prossimi 3 anni

Nel triennio 2011-2013 il bilancio dello Stato potrà beneficiare di una minor richiesta di dotazione da parte della Camera pari a 75 milioni di euro e di restituzioni di somme da parte della Camera stessa pari a 76 milioni di euro. In totale, più di 150 milioni. Sono queste le cifre contenute nella Relazione sul 'Bilancio interno' di Montecitorio che il deputato questore Francesco Colucci (Pdl) ha svolto in aula a Montecitorio. "Si tratta- ha detto Colucci anche a nome del Collegio dei Questori composto da Gabriele Albonetti e Antonio Mazzocchi- di importanti risultati, frutto di una gestione rigorosa e ispirata al senso di responsabilità".

La crescita della dotazione della Camera, continua, "sarà pari a zero fino al 2013. Pertanto, per quattro anni di seguito (a partire dal 2010) la dotazione è rimasta e rimarrà uguale a quella del 2009. Nel quinquennio 2006-2010, il contenimento della crescita della propria dotazione da parte della Camera, e l'azzeramento nel 2010, ha fatto risparmiare al bilancio dello Stato una cifra superiore a 300 milioni di euro".
Dalla relazione del questore si evince che sia con la manovra attuale, sia con quella dello scorso anno, si è inciso su tutte le principali voci di spesa, e cioè sul contributo di funzionamento dei gruppi parlamentari (per i quali è prevista la riduzione dei contributi per 1.185.000 euro all'anno), sul trattamento economico dei deputati in carica e cessati dal mandato (vitalizi), sul personale della Camera in servizio ed in pensione, sulle locazioni immobiliari e sulle spese correnti. "E' dal 2003- dice Colucci- che la Camera dei deputati ha messo sotto controllo la dinamica della propria dotazione e da almeno cinque anni interviene in senso restrittivo sulle proprie spese di funzionamento". L'indennità parlamentare è stata ridotta nel 2006 del 10%, a decorrere dal 2008, ed è stata successivamente bloccata per cinque anni (resterà bloccata anche nel 2013).
Il blocco dell'indennità ha comportato un effetto anche sugli assegni vitalizi dei deputati cessati dal mandato, da anni già bloccati.
L'Ufficio di presidenza della Camera, ricorda Colucci in aula, ha dato mandato al Collegio dei questori di intervenire sulla disciplina delle spese di viaggio, ed ha assunto l'impegno di definire per gli assegni vitalizi un nuovo sistema previdenziale, destinato a entrare in vigore dalla prossima legislatura. Sui vitalizi, inoltre, già nell'immediato sarà applicato il contributo di solidarietà.
Colucci ha poi fornito alcuni dati emersi da uno studio effettuato comparando i dati relativi al trattamento economico dei principali Paesi dell'Unione Europea. Da tale studio, spiega, "emerge che il costo mensile complessivo per ciascun deputato italiano è pari a 20.486,68 euro, inferiore rispetto al costo di ciascun parlamentare francese (23.066,75), tedesco (27.364,00), inglese (21.089,83), ovvero al costo di un deputato al Parlamento europeo (34.750,87)". Anche se si raffronta solo l'ammontare netto delle competenze, emerge che il totale netto percepito dai deputati italiani (10.257,84) è in linea con quello mediamente percepito dai parlamentari delle Assemblee degli altri Paesi (Francia 11.863,60; Germania 9.932,15; Gran Bretagna 8.540,83; Parlamento europeo 13.285,72).
Infine, se al raffronto delle competenze nette si somma quanto erogato ai parlamentari, direttamente o indirettamente, per la gestione dei collaboratori, risulta che gli importi di cui dispongono i deputati italiani (euro 13.947,84) sono inferiori a quelli degli altri parlamentari europei (Francia 21.001,60; Germania 24.644,15; Gran Bretagna 19.121,83; Parlamento europeo 32.994,72).
Colucci sottolinea che "anche rispetto alle spese per il personalesi è mantenuto un criterio di rigore finanziario: ai dipendenti della Camera sono state già applicate le misure previste per i dipendenti pubblici dal decreto-legge n. 78 del 2010. In particolare, la riduzione del 5% delle retribuzioni sopra i 90mila euro e del 10% di quelle sopra i 150mila, nonché la sospensione dei meccanismi di adeguamento automatico delle retribuzioni. Continua inoltre ad essere in vigore, e rafforzato, il blocco selettivo del turn over, che ha contribuito a ridurre il personale in servizio (del 15% rispetto al 2003)".
Dalla relazione fatta in aula dal deputato questore Francesco Colucci, emerge che, con le misure contenute nel Bilancio interno della Camera, da approvare definitivamente in assemblea, "è stato deciso un ulteriore risparmio, con l'applicazione delle norme contenute nel decreto-legge n. 98 del 2011 che prevede il taglio del 5% e 10% per le pensioni superiori rispettivamente a 90 mila e 150 mila euro". E, sempre per il personale in quiescenza, è stato introdotto il blocco dei meccanismi di adeguamento dei trattamenti pensionistici.
Quanto alla politica immobiliare, è stato dato recesso dal contratto di locazione del Palazzo Marini, con effetto 1 gennaio 2012, ed è stato deliberato dall'Ufficio di presidenza di dare recesso anticipato dai contratti di locazione dei palazzi Fiano e Lavaggi e all'immobile di piazza San Lorenzo in Lucina 26. Per quanto riguarda la ristorazione è prevista la chiusura del ristorante di Palazzo San Macuto, nonché l'introduzione di misure organizzative volte a ottenere ulteriori risparmi in questo settore.
"Mantenere una politica di bilancio rigorosa è doveroso- ha concluso il questore Colucci - ma altrettanto doverosa per noi è la garanzia della funzionalità del parlamento e la salvaguardia del pieno esercizio del mandato parlamentare. Continueremo pertanto a fare economie ma valuteremo anche progetti di sviluppo essenziali per conservare a questa istituzione la capacità di rappresentare, indirizzare e decidere".

La disoccupazione va in vacanza "stabile", ma le donne lavorano di meno

La disoccupazione va in vacanza senza scossoni, nel segno di una preoccupante "stabilità". Secondo i dati resi noti dall'Istat, a giugno il tasso è stato dell'8%, con una variazione di -0.021 punti percentuali rispetto a maggio, analogo rispetto a quello registrato negli ultimi due mesi. Su base annua il tasso cala di 0,3 punti percentuali. Sempre a giugno, il tasso di occupazione è stato pari al 56,9%, stabile in termini congiunturali e tendenziali. A giugno gli occupati sono 22.917.000, in diminuzione dello 0,1% (-14mila unità) rispetto a maggio. Nel confronto con il 2010 l'occupazione fa registrare un aumento dello 0,1% (+31mila unità). Il calo registrato nel mese, specifica l'Istat, è determinato esclusivamente dalla componente femminile. Il numero dei disoccupati è pari a 2.001.000, Con una diminuzione dello 0,3% (-7mila unità) rispetto a maggio, "sintesi - precisa ancora l'istituto - della diminuzione della componente maschile e dell'aumento di quella femminile. Su base annua il numero di disoccupati diminuisce del 3,9% (-81mila unità)".

Gli uomini inattivi aumentano dello 0,3% in confronto al mese precedente (+19 mila unità) e dell'1,8% su base annua. Le donne inattive non registrano variazioni nel confronto congiunturale, ma aumentano nei dodici mesi dello 0,7%".

Crisi, l'emergenza economica può giustificare un governo tecnico? Ecco cosa pensano i politici

L'emergenza finanziaria ed economica può giustificare governi tecnici che, in un certo senso come le giunte militari antidemocratiche, possono adottare riforme impopolari perché non rispondono né ad alcun partito né agli elettori?. I politici rispondono alla domanda dell'Adnkronos. Casini: ''No a governo tecnico, sarebbe sconfitta della politica''
I governi tecnici sono una sconfitta della politica. Pier Ferdinando Casini all'Adnkronos respinge l'ipotesi di un esecutivo tecnico 'libero' di adottare riforme impopolari. ''C'è una profonda differenza tra governo tecnico e governo politico. Il governo di responsabilità nazionale - risponde il leader dell'Udc - nasce come armistizio tra i partiti, che si mettono insieme per il bene comune, ed è espressione di una precisa volontà politica. I governi tecnici invece - rimarca Casini - sono una sconfitta della politica''.
Di Pietro: ''Non daremo mai nostro consenso a governi d'occasione''
''L'Idv a questa furbata non ci sta: non daremo mai il nostro consenso a governi d'occasione'' dice Antonio Di Pietro all'Adnkronos respingendo l'ipotesi di un esecutivo tecnico 'libero' di adottare riforme impopolari. ''Riteniamo che questo esecutivo sia arrivato alla fine politica dei suoi giorni - risponde il presidente dell'Italia dei Valori - proprio per questo è necessario ridare la parola agli elettori. Al di là della soluzione che è vergognosa e antidemocratica in sé - rimarca Di Pietro - in realtà qualcuno propone un governo tecnico non per risolvere i veri problemi degli italiani ma per non andare alle elezioni e soprattutto per arrivare al governo senza il consenso degli elettori''. Gasparri: ''Esecutivo tecnico problema che non si pone''
"C'è il governo Berlusconi. Il governo c'è e non mi pongo questo problema". Maurizio Gasparri non prende nemmeno in considerazione l'ipotesi di un governo tecnico. Alla domanda dell'Adnkronos il presidente dei senatori del Pdl ha inoltre replicato: "Io credo nella politica, nel voto dei cittadini, nella responsabilità dei governi scelti dai cittadini, nella legittimità popolare. Questo governo sta facendo, e continuerà a fare, le cose giuste e opportune per il Paese".
Speranza: ''Governo tecnico ipotesi estrema, meglio il voto''
"Io sono sempre per i governi politici". Così il giovane dirigente lucano del Pd Roberto Speranza risponde alla domanda dell'Adnkronos. Tuttavia, ammette Speranza, "ci sono fasi particolari, e quella che vive l'Italia potrebbe essere una di queste, in cui una parte della maggioranza, preso atto del fallimento di un'esperienza di governo, può decidere di dare la priorità a leggi economiche ed elettorali. E anche il Pd dovrebbe valutarlo". "Io penso che la priorità sia quella di chiudere l'esperienza del governo Berlusconi, che ha fatto solo male all'Italia - aggiunge - Se una parte della maggioranza dovesse capire che questa esperienza è finita e proponesse un governo tecnico che superi questa fase allora il Pd dovrebbe considerarlo. Ma l'ideale sarebbe andare al voto e cambiare fase con un governo guidato da Bersani".
Quagliariello: ''Non esistono governi tecnici, solo politici''
"I governi tecnici non esistono, esistono solo i governi politici" dice all'Adnkronos il vice presidente dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello. "La democrazia - risponde Quagliariello - non è compatibile con le giunte militari. In democrazia i governi tecnici non esistono, esistono solo i governi politici. Poi, possono anche essere formati dagli esperti e dai professori, ma devono avere una maggioranza politica".
Rutelli: ''Governo post Berlusconi non può che essere politico''
Un governo per il dopo Berlusconi ''non può che essere politico''. Francesco Rutelli all'Adnkronos respinge l'ipotesi di un governo tecnico per affrontare l'emergenza economico-finanziaria, anche se un futuro governo politico ''potrà avere alla sua guida un parlamentare, ma anche un non parlamentare''. ''Un eventuale esecutivo post-Berlusconi non può che essere politico, non può non avere cioè una maggioranza parlamentare che condivida gli obiettivi di straordinaria mobilitazione per la stabilità della finanza pubblica, le riforme e la crescita dell'economia, oltre che per la riforma della legge elettorale'', risponde il leader di Api. ''Sarebbe sbagliato indicare il nome di un premier: toccherà al Capo dello Stato indicarlo, dopo avere verificato l'esistenza di una maggioranza parlamentare pronta a sostenere lui e il suo programma. Ovviamente - sottolinea Rutelli - un governo politico potrà avere alla sua guida un parlamentare, ma anche un non parlamentare''.
Cesa: ''Serve governo politico con coraggio di scelte impopolari''
Le scelte impopolari possono essere fatte da un governo politico. Lorenzo Cesa, all'Adnkronos, respinge l'ipotesi di un esecutivo tecnico per affrontare l'emergenza economico-finanziaria. ''Credo che la soluzione migliore - replica il segretario Udc - sia un governo di responsabilità nazionale''. ''Un governo politico - spiega Cesa - che trovi il coraggio di fare riforme impopolari e che veda il concorso di tutte le forze responsabili del Parlamento. L'andamento dei mercati finanziari, basti vedere quello che è accaduto oggi, dovrebbe spingere il premier a capire che c'è urgente bisogno di una svolta in questo senso''.
Vendola: ''Ipotesi governo tecnico è provocazione inaccettabile''
''Considero l'ipotesi del governo tecnico una provocazione inaccettabile''. Nichi Vendola all'Adnkronos respinge l'ipotesi di un esecutivo tecnico 'libero' di adottare riforme impopolari. L'emergenza finanziaria ed economica può giustificare governi tecnici che, in un certo senso come le giunte militari antidemocratiche, possono adottare riforme impopolari perché non rispondono né ad alcun partito né agli elettori? ''E' una formula ambigua - spiega il leader di Sel - che serve a occultare le questioni reali poste di fronte al Paese, e cioè il bisogno di una svolta radicale di politica economica e sociale. Una inversione di tendenza - rimarca il presidente della regione Puglia - rispetto alla devastazione del welfare e all'accanimento sociale e fiscale nei confronti dei ceti medio bassi. Il governo tecnico sarebbe soltanto la foglia di fico per continuare a coprire operazioni di autentica macelleria sociale''. ''Cosa c'è di 'tecnico' - chiede Vendola - nel destino di precarietà che sta inghiottendo una intera generazione privata di reddito, di lavoro, di previdenza e diritti? La verità è che occorre un governo nuovo di alternativa al berlusconismo e al tremontismo''.
Formigoni: ''La maggioranza c'è, no a governi tecnici''
"La maggioranza c'è e tiene e non c'è quindi bisogno di governi tecnici". Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, respinge l'ipotesi di un governo tecnico. Alla domanda dell'Adnkronos Formigoni spiega che "non c'è esigenza di maggioranze spurie, perché una maggioranza c'è ed è quella che sostiene il governo Berlusconi". In questo momento, sottolinea il presidente della Regione Lombardia, "c'è una maggioranza politica e c'è un governo eletto dagli elettori. Certo siamo in un momento di particolare difficoltà economica per gli attacchi della speculazione e per la difficile situazione in tutto il mondo, a partire dagli Stati Uniti, quindi serve una riflessione particolare e approfondita, come quella che si farà nei prossimi giorni in Parlamento, con l'intervento del presidente del Consiglio e poi con le riflessioni delle varie parti politiche". Per Formigoni "si deve fare una riflessione approfondita. La maggioranza porgerà queste riflessioni attraverso le parole del presidente del Consiglio e avanzerà delle proposte. Mi auguro che anche l'opposizione contribuisca con le sue analisi e le sue proposte in uno spirito costruttivo". In ogni caso, osserva Formigoni, "un governo tecnico è una contraddizione in termini. Un governo, per essere tale ed emanare dei provvedimenti, ha bisogno di una maggioranza in Parlamento. E una maggioranza è sempre politica. Ogni governo, per quanto lo si camuffi come tecnico, del presidente o del vice presidente, è un governo politico che nasce se c'è una maggioranza politica che lo sostiene".
Parisi: ''Se Berlusconi ha maggioranza governi, alternativa è il voto''
Fin quando il governo ha i numeri ''ha il dovere di governare il paese'', mentre l'opposizione deve svolgere ''il suo ruolo''. Arturo Parisi non 'vede' all'orizzonte un governo tecnico: l'alternativa a Berlusconi, dice all'Adnkronos, sono le elezioni. ''Con la democrazia - replica l'esponente Pd - non si può scherzare. Ogni giorno mi auguro che Berlusconi tragga le conclusioni della sua decisione di abbandonare le responsabilità che si era impegnato ad assolvere di fronte ai cittadini. Ogni giorno mi auguro che le conclusioni che lui non tira le traggano i suoi sostenitori. Ma fino a quando la maggioranza resta maggioranza - avverte l'ex ministro della Difesa - resta sulle sue spalle il dovere di governare il Paese, e sulle nostre quello di svolgere il nostro ruolo di opposizione''. ''Si vada altrimenti ad elezioni. La maggioranza si prepari a dar conto ai cittadini del disastro nel quale ha stato spinto il Paese. L'opposizione si prepari ad indicare l'alternativa per guidarlo alla salvezza. E' per questo che chiedo da anni una legge elettorale che ci restituisca un Parlamento pienamente legittimato in tutti i suoi membri, e non invece una assemblea di nominati da capipartito privi a loro volta di una adeguata legittimazione'', conclude Parisi.
Fioroni: ''Governo non più in grado di uscire dall'agonia''
''Occorre uno sforzo forte che faccia fare un passo avanti all'Italia e un passo indietro a un esecutivo non più in grado di uscire dall'agonia''. Beppe Fioroni all'Adnkronos commenta così l'ipotesi di un esecutivo tecnico 'libero' di adottare riforme impopolari. ''Se il buongiorno si vede dal mattino, ci aspetta un agosto bruttissimo'', risponde il responsabile welfare del Pd nonché leader della componente popolare del partito. ''Serve un presidente del Consiglio e un ministro dell'Economia - conclude l'ex ministro dell'Istruzione - che rassicurino l'Europa e i mercati con una base politica di consenso, la più ampia possibile, fondata sulla responsabilità verso il nostro Paese''.