20 dicembre 2010

Bankitalia: ''Quasi la metà della ricchezza in Italia è in mano al 10% delle famiglie''

Alla fine del 2008 la metà più povera delle famiglie italiane deteneva il 10 per cento della ricchezza totale, mentre il 10 per cento piu' ricco deteneva quasi il 45 per cento della ricchezza complessiva. Rimane comunque basso l'indebitamento delle nostre famiglie, che alla fine del 2008 hanno fatto registrare un ammontare dei debiti pari al 78 per cento del reddito disponibile lordo: in Germania e in Francia tale valore era pari a circa del 100 per cento, negli Stati Uniti e in Giappone al 130 per cento. Se nel 2009 e' proseguita la ricomposizione dei portafogli delle famiglie verso forme di investimento piu' liquide, quali i depositi in conto corrente, le attivita' reali rappresentavano il 62,3 per cento della ricchezza lorda, le attivita' finanziarie il 37,7 per cento. Le passivita' finanziarie costituivano il 9,1 per cento delle attivita' complessive.

Sono questi i dati diffusi della Banca d'Italia diffusi nel supplemento al Bollettino Statistico ''La ricchezza delle famiglie italiane - 2009'', nel quale si evidenza come, secondo stime preliminari, nel primo semestre 2010 la ricchezza netta delle famiglie sarebbe diminuita dello 0,3 per cento in termini nominali, in seguito a una diminuzione delle attivita' finanziarie e a un aumento delle passivita', che hanno piu' che compensato la crescita delle attivita' reali. La crescita della ricchezza netta complessiva era aumentata tra la fine del 2008 e la fine del 2009 di circa l'1,1 per cento, per effetto di un aumento del valore delle attivita' finanziarie (2,4 per cento) superiore a quello delle passivita' (1,6 per cento); le attivita' reali hanno registrato un rialzo piu' lieve (0,4 per cento). A prezzi costanti, usando come deflatore quello dei consumi, l'aumento della ricchezza complessiva e' stato dell'1,3 per cento.
La quota di ricchezza netta mondiale posseduta dalle famiglie italiane, si legge ancora, sarebbe pari al 5,7 per cento, superiore alla quota italiana del PIL e della popolazione del mondo (rispettivamente pari a circa il 3 e l'1 per cento).
La ricchezza lorda delle famiglie italiane alla fine del 2009 e' stimabile in quasi 9.500 miliardi di euro, quella netta in 8.600 miliardi, corrispondenti a circa 350 mila euro in media per famiglia. Nel bollettino si evidenzia come alla fine del 2009 la ricchezza netta e' stata pari a 8,2 volte il reddito disponibile lordo delle famiglie. Alla fine del 2008, ultima data per cui e' possibile effettuare un confronto internazionale completo e omogeneo, in Italia la ricchezza netta era risultata pari a 7,8 volte il reddito disponibile lordo delle famiglie, valore in linea con quello della Francia (7,5) e del Regno Unito (7,7), lievemente superiore a quello del Giappone (7) e significativamente superiore a quello degli Stati Uniti (4,8).
Il 'patrimonio immobiliare' delle famiglie italiane - continuna l'analisi di Bankitalia - alla fine del 2009 era era stimabile in circa 4.800 miliardi di euro, con un aumento in termini reali dello 0,4 per cento rispetto a un anno prima. tuttavia, sSempre alla fine del 2009 le passivita' finanziarie delle famiglie italiane erano costituite per circa il 41 per cento da mutui per l'acquisto dell'abitazione. Tra la fine del 2008 e la fine del 2009 il valore di questi mutui e' aumentato del 2 per cento, meno che nell'anno precedente (5 per cento).
Durante il 2009, si legge ancora nel bollettino, e' proseguita la ricomposizione dei portafogli delle famiglie verso forme di investimento piu' liquide, quali i depositi in conto corrente e il risparmio postale, le cui quote di ricchezza finanziaria sono cresciute rispettivamente di 1,4 e 0,3 punti percentuali.
Rispetto al 2008 si osserva una riduzione della quota di ricchezza detenuta in titoli pubblici italiani, pari a oltre 2 punti percentuali, mentre e' cresciuta quella detenuta in azioni e partecipazioni (aumento della quota di oltre un punto percentuale).
Piu' in particolare si osserva una ricomposizione dei portafogli verso titoli esteri a discapito dei titoli italiani: la quota di ricchezza finanziaria detenuta in obbligazioni e azioni estere e' cresciuta di oltre un punto percentuale mentre quella detenuta in obbligazioni e azioni italiane e' diminuita di 1,8. Dopo la forte riduzione di ricchezza detenuta in fondi comuni d'investimento osservata durante il 2008, il 2009 vede una ripresa seppur debole di questo comparto. Alla fine dello scorso anno, spiega palazzo Koch, il 44,2 per cento delle attivita' finanziarie era detenuto in obbligazioni private, titoli esteri, prestiti alle cooperative, azioni, partecipazioni e fondi comuni di investimento.
Il contante, i depositi bancari e il risparmio postale rappresentavano meno di un terzo del complesso delle attivita' finanziarie; la quota investita direttamente dalle famiglie in titoli pubblici italiani era pari a poco piu' del 5 per cento. Le riserve tecniche di assicurazione, che rappresentano le somme accantonate dalle assicurazioni e dai fondi pensione per future prestazioni in favore delle famiglie, ammontavano al 17,7 per cento del totale delle attivita' finanziarie.

Napolitano alla politica: "Serve un salto di qualità, no al voto"

ROMA - La legge sulle intercettazioni è stata bloccata dall'asse Fini-Anm. Lo sostiene Silvio Berlusconi che, durante un pranzo con gli eurodeputati del Pdl, avrebbe sostenuto che il 'patto' tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e l'Associazione nazionale magistrati prevederebbe una sorta di protezione per il leader di Futuro e libertà e i suoi uomini e, in cambio, l'assicurazione che non ci sarà nessuna legge contro i magistrati.
Ma, sempre secondo il premier, Gianfranco Fini "si è portato in un'area di non voto, un'area che non esiste ed è destinato a scomparire". Del resto, i sondaggi citati dal presidente del Consiglio danno il Pdl al 31%, Fli al 3,4% e l'Udc di Pier Ferdinando Casini al 6%, ma solo "perchè piace alle donne" e perchè, proprio come Di Pietro, gode di una "sovraesposizione" mediatica, avrebbe sostenuto il Cavaliere.

FINI: "RESTO PRESIDENTE DELLA CAMERA FINCHE' DURA LA LEGISLATURA" - "Fin quando dura la legislatura continueremo a vederci per gli auguri di Natale". Così il presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel corso della cerimonia di auguri ai dipendenti di Montecitorio, fa riferimento alle indiscrezioni di stampa secondo le quali starebbe valutando le dimissioni dalla presidenza. E il suo è anche un 'no' alle richieste del Pdl che puntano alle sue dimissioni. "Come passa il tempo, sono già due anni e mezzo, è già la terza volta che ci facciamo gli auguri- continua- e ci vedremo anche in futuro". E ancora: "Le istituzioni restano e gli uomini vanno, siamo pro-tempore e tutti dovrebbero ricordarselo, però- sottolinea- finché dura la legislatura continueremo a vederci per gli auguri di Natale". Fini tranquillizza poi i dipendenti della Camera sul fatto che, appunto, resterà alla presidenza anche successivamente, prima su esplicita richiesta di Pasquale Laurito, la Velina Rossa, poi dando la parola "a un giovane funzionario di Montecitorio" che in prima fila si sbraccia per fare una domanda. "Presidente- chiede Laurito- chiarisca una volta per tutti se si dimette...". Fini, ride, e riprende le parole accennate nel suo discorso. "Tranquilli, finchè dura la legislatura continueremo a vederci in futuro per gli auguri di Natale". E conclude divertito: "Sia chiaro che questo è un fuori programma" e così "abbiamo dato anche la notizia della giornata".
IL MONITO DI NAPOLITANO: "ALLA POLITICA SERVE UN SALTO DI QUALITA'" - "E' decisivo un salto di qualita' dellapolitica". Lo chiede il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio di augurio alle magistrature della Repubblica. "Decisivo per la stabilita' e la continuita' della vita istituzionale, e per la tenuta del sistema Italia in un contesto europeo percorso da cosi' forti scosse e tensioni".
Napolitano spiega: "Continuerò a sollecitare la continuità della vita istituzionale e dunque di una legislatura al cui termine mancano piu' di due anni: sempre che, beninteso, vi sia la prospettiva di un'efficace azione di governo e di un produttivo svolgimento dell'attivita' delle Camere. Operero' in ogni circostanza, secondo regole e prassi costituzionali cui intendo doverosamente attenermi- aggiunge il capo dello Stato- nei limiti del mio ruolo e delle obiettive possibilita', tenendo ben conto della volonta' espressa dal corpo elettorale nel 2008. Opererò soprattutto perche' ora e nel futuro, indipendentemente dalla definizione delle soluzioni di governo, si realizzi quello spirito di condivisione di cui ho detto".
Peraltro, "quella degli scioglimenti anticipati e' un'improvvida prassi tutta italiana, da cui speravamo di esserci liberati e al cui ripetersi sono tenuto a resistere nell'interesse generale. Specie in periodi cosi' gravidi di incognite", chiude Napolitano.

19 dicembre 2010

Pensioni, allarme Bankitalia, per molti sara' difficile mantenere tenore vita.

La diminuzione del tasso di sostituzione tra retribuzione e pensione previsto nei prossimi anni e l'ancora scarsa adesione alla previdenza integrativa farà sì che molti lavoratori in futuro si troveranno "esposti a un forte rischio previdenziale, ovvero alla possibilità che, raggiunta l'età del pensionamento, si trovino a non avere risorse sufficienti a mantenere un tenore di vita adeguato". E' quanto si legge in uno studio dei ricercatori Giuseppe Cappelletti e Giovanni Guazzarotti della Banca d'Italia appena pubblicato sul sito. Lo studio sottolinea nell'introduzione che vi sono "rischi anche per l'intera collettività, poiché essa verrà chiamata a farsi carico di interventi di natura assistenziale". C'é una fascia consistente della popolazione - affermano i ricercatori - "per la quale la ricchezza previdenziale potrebbe risultare inadeguata.

In particolare circa il 15% dei lavoratori occupati presenta al contempo tassi di sostituzione inferiori al 60% (della retribuzione,ndr) e tassi di risparmio sotto il primo quintile della distribuzione". Nelle stime della Ragioneria dello Stato citate dallo studio, infatti, un lavoratore del settore privato che nel 2010 avrebbe ottenuto una pensione pari a circa il 70% della propria retribuzione (al lordo dell'imposizione fiscale e contributiva) nel 2040 vedrà ridotta la percentuale al 52% a parità di anni di contribuzione. Se il calcolo viene fatto al netto dell'imposizione fiscale e contributiva il tasso di sostituzione scenderà nei prossimi trent'anni dall'80% al 63%.
Secondo l'indagine tra i lavoratori c'é la consapevolezza degli effetti delle riforme sul risparmio previdenziale (nel senso della diminuzione del tasso di sostituzione e della necessità di lavorare più a lungo) ma manca la spinta a dare più spazio alla previdenza complementare a partire dal basso reddito disponibile. Tra il 2002 e il 2008 si è ridotta la percentuale di coloro che si aspettano di andare in pensione tra i 56 e i 60 anni (dal 41% al 34%) mentre è aumentata quella che si aspetta di uscire dal lavoro tra i 61 e i 65 anni (dal 44% al 51%). Tra il 2002 e il 2008 l'età di pensionamento attesa dai lavoratori (anche per prolungare la fase di accumulazione) è cresciuta di circa un anno).
Lo studio infine mostra come vi sia un basso livello di informazione sulla propria situazione previdenziale: tra coloro che aderiscono alla previdenza complementare è elevata la quota di chi non ricorda la linea di investimento scelta, il livello della contribuzione e l'ammontare del capitale accumulato nel fondo pensione. Il grado di partecipazione alla previdenza complementare è particolarmente ridotto poi proprio per le categorie di lavoratori che avranno bisogno di integrare le risorse derivanti dal primo pilastro, a partire dai giovani. Questa fascia di persone con vincoli di reddito stringenti può essere restia a destinare parte dei risparmi a una forma di ricchezza "poco liquida" come quella previdenziale. "In questo caso - conclude l'indagine - interventi volti a promuovere il risparmio privato non sono sufficienti ed è necessario prevedere fin d'ora misure di natura assistenziale".

Dati Unioncamere: dichiarazione di Guglielmo Loy, Segretario confederale UIL

Le stime di Unioncamere rilevano gli ormai strutturali problemi che attanagliano il nostro sistema occupazionale e sui quali occorre mettere in atto serie politiche in grado di invertire la tendenza anche ai fini di una più celere uscita dalla crisi.
Quando, infatti, si stima che le uscite dal mercato del lavoro supereranno di oltre il doppio le nuove assunzioni e che tale riduzione coinvolgerà maggiormente i lavoratori con contratti a termine, mentre solo 1/3 dei nuovi ingressi sarà con contratto a tempo indeterminato, sicuramente si pone un problema di sostenibilità del sistema i cui risvolti negativi saranno l’innalzamento del tasso di disoccupazione, soprattutto nel meridione dove la perdita occupazionale è rilevante e crea maggior disagio socio-economico.

Anche a fronte di questo quadro occupazionale di Unioncamere è urgente che venga data linfa ed impulso a buone forme di ingresso che, oltre ad incentivare le imprese a creare nuova occupazione, consentano nel contempo una graduale stabilizzazione del lavoratore grazie a percorsi formativi mirati.

Sale a 20mila euro l'indebitamento medio delle famiglie. Le più 'esposte' a Roma

L'indebitamento medio delle famiglie consumatrici italiane - generato dall'accensione di mutui per l'acquisto della casa, dai prestiti per l'acquisto di beni mobili, dal credito al consumo, dai finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili, e così via - ha raggiunto, al 30 settembre di quest'anno, i 19.491 euro. E' quanto emerge da un'analisi della Cgia di Mestre.Rispetto alla fine di settembre del 2008 (data di inizio della crisi finanziaria che ha colpito anche il nostro Paese), l'indebitamento medio nazionale è cresciuto del +28,7%. A livello provinciale le ''esposizioni'' maggiori sono a carico delle famiglie della Provincia di Roma (28.790 euro), seguite da quelle di Milano (28.243 euro) e da quelle di Lodi (27.516 euro). Al quarto posto figura Prato (26.294 euro), di seguito Como (25.217 euro), Varese (25.069 euro) e, successivamente, tutte le altre.

A vivere con minore ansia la preoccupazione di un debito da onorare agli istituti di credito sono le famiglie delle province delle 2 grandi isole: infatti, al quartultimo posto troviamo Medio Campidano, con un indebitamento medio pari a 8.845 euro, al terzultimo Enna, con 8.833 euro, al penultimo Carbonia-Iglesias, con 8.687 e, nell'ultimo gradino della classifica, troviamo la provincia di Ogliastra, con 7.035 euro.
Il record della crescita del debito delle famiglie avvenuta tra il 30 settembre 2008 e il 30 settembre 2010, appartiene alla provincia di Grosseto, che in questi 2 anni è stata del +48,8%. Seguono Livorno, con un aumento del +47,5%, Asti, con +42,3 %, Foggia, con +41,7% ed Arezzo, con +41%. Infine, dalla Cgia segnalano che, al 30 settembre 2010, la maggiore incidenza percentuale delle sofferenze spetta alla provincia di Crotone, con il 5,9%. Vale a dire che in questo territorio, a fronte di 100 euro erogati alle famiglie crotonesi, quasi 6 euro non sono stati restituiti agli istituti di credito. Al secondo posto di questa particolare graduatoria troviamo Caltanisetta (incidenza in percentuale delle sofferenze pari al 5,7) ed al terzo Enna e Benevento (5,5). Il dato medio nazionale è pari al 3,5%.
Come interpretare questi dati ? ''Innanzitutto - esordisce Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre che ha curato l'indagine - le province più indebitate sono anche quelle che registrano i livelli di reddito più elevati. E' chiaro che tra queste famiglie vi sono molti nuclei appartenenti alle fasce sociali più deboli. Tuttavia, la forte esposizione bancaria di queste realtà, soprattutto a fronte di significativi investimenti avvenuti in questi ultimi anni nel settore immobiliare, ci deve preoccupare relativamente. Più allarmante, invece, è il risultato che emerge dalla lettura dei dati riferiti all'incidenza percentuale delle sofferenze sull'erogato. In questo caso - conclude - notiamo che nelle prime posizioni troviamo tutte realtà territoriali del Mezzogiorno, a dimostrazione che la crisi ha colpito soprattutto le famiglie delle aree economicamente più arretrate del Paese''.

Governo, Cicchitto: "Allargamento o voto". Ma Schifani frena: "Urne da evitare"

Governare o votare. Il Pdl, dopo aver incassato la fiducia la scorsa settimana, guarda al futuro, tenendo conto delle difficoltà che potrebbero arrivare (“guerriglia di Fli in Aula”, la chiamano nel principale partito di governo) e del fatto che la Lega, ogni giorno, ricordi come il voto possa essere la soluzione giusta (“igienico”, è l’ultimo aggettivo usato dal Senatur che benedice le urne).
''Dal 14 dicembre -spiegava ieri Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera del Pdl-, l'alternativa è: il proseguimento dell'azione del governo Berlusconi, conseguentemente rafforzato dal punto di vista politico e numerico o le elezioni anticipate''. ''La scelta politica preferenziale –dice Cicchitto- .è quella della governabilità fino al 2013 con un impegno programmatico molto forte sulle riforme sulla politica economica con particolare riferimento sul Mezzogiorno. Solo se l'operazione di rafforzamento del governo e di ampliamento della sua maggioranza non riesce, allora è giusto puntare alle elezioni. Paradossalmente, anche da questo punto di vista, non funziona l'arroganza guerrigliera di alcuni settori della sinistra e specialmente di Futuro e Libertà''. ''Infatti –spiega il capo dei deputati del Popolo della Libertà- qualora la loro guerriglia in Parlamento registrasse una serie di successi e quindi di scacchi per il governo, le elezioni diverrebbero inevitabili. Per chi non lo avesse capito infatti il 14 dicembre non solo è fallito il disegno di eliminare dalla scena politica Berlusconi, ma è anche andato a picco il progetto del governo tecnico o di responsabilità, non a caso inventato e sostenuto da D'Alema e da Scalfari, due grandi inventori di formule che vanno inevitabilmente incontro a totali fallimenti''. Frena sull'ipotesi elettorale il presidente del Senato, Renato Schifani. Che ribadisce che "il paese ha bisogno di governabilità" e considera le elezioni "un momento estremo a cui ricorrere quando la politica e le istituzioni, ma in particolar modo il governo più che le istituzioni non sono in grado di esprimere l'attuazione del programma. Non sta a me naturalmente -aggiunge- individuare le responsabilita'". Parlando al termine del brindisi che si è svolto nella Sala Pannini al termine del tradizionale
Concerto di Natale nell'Aula di Palazzo Madama, cui hanno partecipato le più alte cariche dello Stato, Schifani aggiunge che "il Parlamento, in questo scorcio di legislatura, ha funzionato, ha fatto la propria parte. Devo dare atto ai componenti di tutto il Senato -sottolinea Schifani- del grande senso di responsabilità con cui si sono posti nei lavori d'Aula, sia la maggioranza che l'opposizione: sono orgoglioso e li ho ringraziati spesso pubblicamente".
Il presidente del Senato, che aveva auspicato "concordia" nel suo breve messaggio prima dell'inizio del Concerto spera che "questo Natale, con questa concordia di quest'Aula, possa essere da monito per le forze politiche perché abbassino i toni e trovino un punto di sintesi per garantire al Paese stabilità".
Sul fronte del rafforzamento intanto Noi Sud si candida a “fare la terza gamba maggioranza”. L'appuntamento è per martedì pomeriggio, quando si terrà la prima riunione dei parlamentari aderenti al gruppo misto che hanno votato la fiducia al governo Berlusconi. A renderlo noto il leader di Noi Sud, Arturo Iannaccone, che, insieme al Pid, al gruppo di Silvano Moffa e al Movimento di responsabilità nazionale, si è reso promotore dell'iniziativa e che si dice ''convinto che possa avere successo nella misura in cui ci sarà un comportamento serio e responsabile da parte di tutti coloro che dovranno far parte di questo nuovo gruppo''. ''L'obiettivo - prosegue il leader di Noi Sud - è quello di costituire una compagine parlamentare che possa essere la terza gamba della maggioranza dando così all'Esecutivo quella stabilità, anche numerica e politica, chiesta da Umberto Bossi e dalla Lega.'' ''Noi Sud - prosegue Iannaccone - con i suoi sette deputati è il gruppo più numeroso e, pertanto, si spenderà in maniera decisiva affinché questa iniziativa possa consentire al Governo Berlusconi di proseguire sulla strada delle riforme, del varo del federalismo e dell'attuazione del Piano per il Sud.''

Berlusconi punta al centro: "Unirò i veri moderati, vado avanti"

ROMA - "Intendo proseguire il cammino per riunificare i veri moderati in un unico grande movimento politico, ovviamente senza quei pasdaran che si schierano con Di Pietro e usano i toni, le calunnie e le false argomentazioni del Fatto quotidiano e di Repubblica". Lo dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un messaggio inviato al network Forzasilvio.it. "Considero il consolidamento di una unica grande forza politica che sia la sezione italiana del Partito dei Popoli europei- aggiunge- uno dei compiti fondamentali che devo assolvere nel mio impegno in politica".Poi il premier parla a Bruxelles, e affronta tutti i temi caldi del momento.

NESSUN CALCIOMERCATO - "Nessuna offerta di nulla, nessun posto di governo, non ci sono state contropartite ma solo discorsi di buon senso". Il premier smentisce che siano in corso trattative non politiche per ampliare la maggioranza. "E' stato fatto un ragionamento- dice Berlusconi- a partire dal fatto che non ci sarebbe spazio negli elettori" per il terzo polo. "Chiunque abbia buon senso non puo' che decidere di restare nel centrodestra e nel Pdl". "Il partito dell'Udc aveva una grande occasione per dare sostegno al governo e alla maggioranza per senso di responsabilita' e amore del paese. Avrebbero potuto intervenire al governo con i loro uomini cammin facendo, non subito. Hanno ritenuto di no. Io rispetto loro posizione". "Ho letto agenzie che parlano di un calciomercato in corso. Niente di tutto questo". Berlusconi spiega che non ci saranno trattative quando rientrera' a Roma ('i colloqui sono stati gia' fatti', spiega) ma che si ragiona sul fatto che "l'operazione dei finiani e' partita chiedendo a dei parlamentari del Pdl di salire su un convoglio a guida Fini con destinazione di essere la terza gamba della maggioranza del centrodestra a sostegno del governo. Ora si sono trovati in una formazione a guida Bocchino-Granata, con destinazione la sinistra. Credo che sia abbastanza normale che ci siano dei moderati che ritengono di non poter aderire a questa destinazione e rimangono ancorati ai loro valori e ai loro impegni con gli elettori".FINO ALLA FINE - "Dentro di me ho l'assoluta certezza di portare a termine questa legislatura realizzando le riforme che il paese attende". Anche dal punto di vista della stabilita' di governo "si desume l'assoluta irresponsabilita' di una manovra che era stata pensata e si era cercato di portare avanti". "Sono sicuro di avere i numeri perche' penso che bisogna avere fiducia nel buon senso degli eletti dal popolo. Che questo avvenga con un patto formale di una forza politica che torna in maggioranza va bene. E se invece fossero singoli che tornano in maggioranza va bene lo stesso".RIFORMA E ORDINE PUBBLICO - La riforma universitaria al Senato passera' "senza problemi. Non credo ci sia un cambio di voto rispetto alla Camera: c'e' un limite all'indecenza". "Non sono preoccupato dell'ordine pubblico, ho sempre detto che c'erano infiltrazioni dei centri sociali nelle manifestazioni studentesche, ma un torto, devo ammettere il governo ce l'ha: non aver comunicato bene i contenuti della riforma". "Gli studenti, infatti- prosegue- hanno tutto da guadagnarci in questa riforma" quindi "noi non abbiamo comunicato bene, l'ho detto anche al ministro" dell'Istruzione.

Lega fuori linea, Bossi: "Bisogna andare a votare"

ROMA - Umberto Bossi torna a chiedere il voto. A Venezia, il leader del Carroccio ha spiegato che "la sola igiene è il voto. Se ogni volta che dobbiamo andare a votare in Parlamento dobbiamo chiedere il favore agli altri, allora è meglio andare alle urne", spiega il Senatur in una intervista trasmessa da Sky tg24. A chi gli chiede se questa sia anche la valutazione del premier Berlusconi, Bossi risponde: "Ognuno ha le sue idee. Io son due mesi che dico di andare a votare. Ora abbiamo fatto passare il tempo, dando agli altri il tempo di organizzarsi".
Che il Carroccio non sia in linea con il presidente del Consiglio, che intende invece arrivare al termine della legislatura tentando di allargare la maggioranza ad altri esponenti moderati (l'obiettivo vero è l'Udc), lo provano le parole del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, secondo il quale "si può andare a votare rapidamente e senza compromettere l'approvazione dei decreti attuativi del federalismo". E proprio sull'allargamento all'Udc, Maroni risponde secco: "Questa è una delle incognite alla valutazione del presidente Berlusconi".

17 dicembre 2010

CGIE : Le riunioni del primo semestre 2011

Il 7 e l’8 febbraio i lavori del Comitato di Presidenza, a Roma, apriranno le riunioni CGIE calendarizzate per il primo semestre 2011.
A quella del CdP seguiranno le riunioni delle Commissioni Continentali.
A Sydney dal 4 al 6 marzo si terranno i lavori della Commissione Paesi Anglofoni Extraeuropei.
La Commissione Europa e Africa del Nord si incontrerà a Monaco di Baviera dal 25 al 27 marzo. La Commissione Continentale America Latina si riunirà a Montevideo dal 14 al 16 aprile.
Per celebrare i 150 anni dellUnità d'Italia, la prima Assemblea Plenaria del 2011 si terrà a Torino dal 16 al 20 maggio.

UDC FLI API MPA E LD INSIEME NEL "POLO DELLA NAZIONE"/ DI BIAGIO (FLI) E MERLO (MAIE): OPPORTUNITÀ PER I NOSTRI CONNAZIONALI ALL'ESTERO

Si chiama il "Polo della Nazione" la nuova "creatura" politica nata dopo il voto di fiducia al Governo Berlusconi, che riunisce rappresentanti di Udc, Fli, Api, Mpa e Liberal Democratici, un centinaio di parlamentari che "parleranno con una sola voce", una "forza di opposizione seria e responsabile pronta a confrontarsi su eventuali provvedimenti che vadano incontro agli interessi generali degli italiani, a partire da quelli economico-sociali e dalle grandi riforme che servono al paese", come si legge nella nota diramata ieri dopo la presentazione del leader Udc Pier Ferdinando Casini.
Del nuovo Polo fanno parte anche gli eletti all’estero Aldo Di Biagio (Fli) e Ricardo Merlo (Maie) che, in una nota congiunta, sottolineando che "la nascita del nuovo Polo, questa nuova entità che coinvolge le forze politiche moderate che si trovano in questo momento all'opposizione del Governo Berlusconi, apre una nuova strada per il dialogo tra gli schieramenti politici contrapposti".
"Si dà vita oggi ad un soggetto politico che – proseguono Di Biagio e Merlo - cercherà di superare l'attuale impasse parlamentare e, dal nostro particolare punto di vista di eletti all'estero, lavorerà per anche riformulare l'agenda di governo riportando l'attenzione dell'Italia sulla nostra collettività che vive fuori dall'Italia. Dal nuovo polo, che si configura come un'area di responsabilità parlamentare - spiegano i due parlamentari eletti all'estero - partiranno progettualità concrete sia per far conoscere l'opportunità offerta al Paese dalle nostre comunità presenti nel mondo, sia per venire incontro alle esigenze e alle priorità dei nostri connazionali, ingiustamente accantonate nel programma di Governo".
"La concretezza sarà il nostro vademecum - concludono - con l'ambizione di saper parlare la stessa lingua degli italiani nel mondo e di sfatare la confusione politica e mediatica che in queste settimane il momento politico ha sollevato tra i nostri connazionali. Contiamo già su un gruppo ampio e vivace di connazionali che hanno accolto con soddisfazione il nuovo polo e siamo certi che presto i moderati riformisti presenti in tutta la Circoscrizione Estero, e sono tanti, aderiranno al nostro progetto".