17 dicembre 2010

CHIUSURA TEMPORANEA DELL'UFFICIO CITTADINANZA DEL CONSOLATO DI BUENOS AIRES

L’Ufficio Cittadinanza del Consolato Generale di Buenos Aires rimarrà chiuso al pubblico, per il periodo Natalizio, dal 23 Dicembre al 14 Gennaio inclusi. È quanto si apprende dal Consolato.
La prenotazione online degli appuntamenti riprenderà lunedì 10 Gennaio per gli appuntamenti di lunedì 17 Gennaio.

16 dicembre 2010

TERZO POLO: D'ALEMA, E' UN INTERLOCUTORE NECESSARIO PER IL PD

Il Terzo polo e' innanzitutto ''la prima risposta negativa a Berlusconi, la sua prima sconfitta''. Ad affermarlo, in un'intervista al Tg2, e' Massimo D'Alema, esponente del Pd e presidente del Copasir, convinto che la ''strategia dell'allargamento si e' rivelata fallimentare''. La nascita del Terzo polo, aggiunge l'ex premier, e' ''un fatto politico'', rappresenta una ''componente moderata importante che sta nell'opposizione'' ed e' un ''interlocutore necessario per il Pd''.Piu' in generale, rimarca D'Alema, il presidente del Consiglio ''ha perso in due anno settanta deputati. Non e' un grande risultato...''. E il suo governo, prosegue, ''sopravvive. E' l'espressione giusta, usata anche dalla stampa estera''. ''Noi avevamo proposto un governo di responsabilita' nazionale - conclude D'Alema - ma Berlusconi ha detto no e ora tocca a lui la prova''.

''Da domani uniti in Parlamento'' Prende vita il 'Polo della Nazione'

Nasce il coordinamento parlamentare tra Udc, Fli, Api, Mpa, Liberaldemocratici, Repubblicani e Liberali "verso un nuovo polo politico". Questa la risposta alla avances di Silvio Berlusconi ai delusi di Fli e Udc. E circolano già ipotesi sul nome e quella in pole position sarebbe 'Polo della Nazione'. "Sarebbe meglio Polo per l'Italia, ma non è il problema di adesso", dice Pier Ferdinando Casini. Ci confronteremo con il governo -spiega Casini al termine della riunione con Gianfranco Fini e Francesco Rutelli, tra gli altri- per tutte le iniziative da assumere e per contrastare quelle che non condividiamo. E' un'iniziativa che è nella direzione della chiarezza, del coraggio e dell'unità: che più di 100 parlamentari aderiscano a questo coordinamento è un elemento molto positivo".
L'obiettivo è chiaro: "esercitare un ruolo di opposizione responsabile", affermano i fondatori in un comunicato. Prima tappa: un'assemblea di tutti i parlamentari, in programma a gennaio, "per individuare modalità organizzative e priorità programmatiche su cui si auspica un positivo confronto con il governo e con le altre forze di opposizione responsabile".

"Per noi -si legge nel comunicato - è necessario operare per il bene dell'Italia e per una autentica coesione nazionale. Si è deciso di avanzare, con questo spirito, proposte per il futuro del Paese e di esercitare un ruolo di opposizione responsabile, pronta a confrontarsi su eventuali provvedimenti che vadano incontro agli interessi generali degli italiani, a partire da quelli economici e sociali e dalle grandi riforme che servono al Paese".
"Il premier dice che il Terzo polo è morto, io dico che è vivissimo e gode di ottima forma", commenta Rutelli e Casini aggiunge: "Credo che Berlusconi possa essere facilitato nel dialogo dal fatto che più di 100 parlamentari possano parlare con una sola voce e interloquiscano costruttivamente con il governo". Il finiano Italo Bocchino poi precisa: "Nasce un coordinamento parlamentare di tutte le forze responsabili che hanno deciso di lavorare assieme nelle due Camere per avere un atteggiamento utile all'interesse degli italiani'', ma "escludiamo la nascita di gruppi unici".
Prima ancora di entrare al vertice, tenutosi all’Hotel Minerva a Roma, è stato Adolfo Urso di Futuro e Libertà per l'Italia ad annunciare che i partiti sopra citati da oggi "si uniscono in un unico polo e da domani opereranno insieme in Parlamento e nel Paese. Ci comporteremo in modo responsabile ed esamineremo in Parlamento ogni proposta senza pregiudizi".
Insieme ad Urso alla riunione erano presenti il presidente della Camera Gianfranco Fini e Italo Bocchino; Pier Ferdinando Casini, con Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione (secondo cui "nasce il nuovo polo e sembra robusto"); Giovanni Pistorio e Carmelo Lo Monte per l'Mpa; Francesco Rutelli e Bruno Tabacci per l'Api; Giorgio la Malfa per i Repubblicani; Paolo Guzzanti per i Liberali e Italo Tanoni per i Liberaldemocratici.
Dal Pdl arriva il commento di Fabrizio Cicchitto: "Il terzo polo è una operazione asfittica e contraddittoria. Dentro questo polo c'è di tutto e quindi è destinato prima a esplodere di fronte a posizioni assai diverse". Mentre dal versante Pd, la capogruppo al Senato, Anna Finocchiaro, vede nella nascita del 'Polo della nazione' il fallimento della strategia di Berlusconi: "La nascita del Polo della Nazione segna, a dimostrazione della fragilità del progetto berlusconiano e della sua 'vittoria' di ieri, il primo fallimento della strategia del premier".
In mattinata Fli aveva definito ''una vittoria di Pirro'' quella di Berlusconi e, guardando al terzo polo, la necessità di serrare i ranghi: "Bisogna andare avanti, altrimenti rischiamo di fare il gioco del Cavaliere, che punta a dividerci''. Qualcuno aveva recriminato, perché se Italo Bocchino avesse fatto un intervento più moderato in Aula forse Moffa non avrebbe strappato: la ''moderazione paga sempre e questa volta la carenza di moderazione nelle parole di Bocchino è sotto gli occhi di tutti''. Ma c'è chi aveva detto che ''prendersela con Italo'' ''significa solo creare un'alibi ai fuoriusciti''.
Futuro e libertà. insomma, tiene, dice Roberto Menia che ha cercato fino all'ultimo di 'trattenere' Moffa: ''Sapevo del travaglio interiore di Moffa, ma ero convinto che alla seconda chiama venisse su a votare, non me l'aspettavo proprio. Rispetto la sua decisione, ma alla fine la sua scelta non è politica. Io gliel'ho detto di persona: 'Silvano, farti chiamare traditore dagli uni e dagli altri che senso ha?'''.
E al presidente del Consiglio aveva anche replicato il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa: "Berlusconi in 24 ore ha cambiato tre volte opinione. Prima ha parlato di coinvolgere l'intero gruppo, poi di tre parlamentari, oggi di singoli parlamentari. Io gli rispondo che non c'è trippa per gatti". "Cominciasse ad occuparsi seriamente dei problemi del Paese, degli italiani, se lo farà -prosegue il leader centrista rivolto al premier- troverà qua i 35 deputati compatti e coesi a cercare di risolvere i problemi della gente. Tutto il resto è fiction".

14 dicembre 2010

Scontri Roma: come gli anni'70, Roma rivive l'incubo

Le fiamme che ardono in Piazza del Popolo, e due colonne alte di fumo nero, accanto alle due chiese, dove si scontrano la polizia e i ragazzi. C'é "una immagine nuova", oggi, anche negli occhi di uno come Tano D'Amico, l'autore di celeberrimi scatti durante gli scontri degli anni Settanta. "Piazza del Popolo, così, con quei roghi, io non l'avevo mai vista", dice il fotografo. Dov'é stato stamattina? "Dappertutto". Cosa ha visto? "La rabbia pura che esplode. Nel '77, nel '68 c'era invece la speranza. Io andrei a due secoli fa, per fare un confronto, alle sommosse di Parigi e al '48''. Rientra nella cronaca dei fatti, in ogni caso, oggi, l'impressione che la storia di 30-40 anni fa si ripeta. Roma ha rivissuto l'incubo del passato. E lo dimostrano alcune foto storiche. Il fiume di studenti nel cuore di Roma, oggi; come quello immortalato il 19 febbraio 1977, in bianco e nero: la foto s'intitolava '50 mila studenti per le vie della capitale'. Le scarpe a terra, su via del Corso: le hanno perse durante gli scontri, oggi. Come quelle brandite in aria dalle donne, ancora nel '77, 'Siamo tutte a piede liberò. Le sciarpe usate per nascondere i volti, oggi. Come lo scatto che inaugura la galleria de 'Gli anni ribelli' di D'Amico: 'Ragazza e carabinieri', dove la fila al centro fra i capelli, e la sciarpa tirata sopra al naso incorniciano gli occhi puntati sui militari.
Un ragazzo si sente male, su uno dei ponti del Tevere, e tre compagni lo trasportano, correndo, mentre scappano dalla 'carica', oggi. Accadeva anche il 21 aprile del 1977: tre agenti trasportavano a braccia il collega ferito, in una foto. Chi oggi è stato alla manifestazione contro il Governo non ha potuto non ricordare gli anni '70. ''Ci ho pensato anche io - risponde D'Amico -. Ma allora era molto diverso", dice anche. "All'epoca protestava una minoranza. Oggi in piazza scende la maggioranza degli studenti". Non solo. "Nel '68 c'era un grandissimo movimento, animato da grandi speranze per il futuro. Nel '77 c'era una incredibile autonomia di pensiero, con la novità delle donne in piazza, per esempio. Oggi io ho visto la rabbia pura dei figli contro i padri, intesi in senso lato. L'esplosione della paura del futuro. A costo di prenderle, a costo di farsi male. Ma non erano armati". La sensazione che l'incubo si ripeta, che sia ancora possibile una morte come quella di Giorgiana Masi, che a 19 anni finì vittima degli scontri a Ponte Garibaldi, il 12 maggio del 77, prende in ogni angolo del cuore della città. Quando di gruppi anarchici assediano le camionette delle forze dell'ordine.
E più banalmente anche davanti alle aste degli striscioni, impugnate come 'pseudo-armi', in metropolitana. Davanti all'onda che percorre Piazza del Popolo, quando esulta e applaude, perché le camionette della Guardia di finanza arretrano, di fronte a petardi, bottiglie, sampietrini. O alle Mercedes in fiamme sul Lungotevere davanti a una folla di giovani che aspettano e temono: "Attenti che esplode!", e si fa il vuoto davanti. Il fiume umano che si cala da un muro di oltre due metri, coi maschi che sostengono le femmine nel salto, per deviare il percorso, avendo timore della possibile esplosione. Le fughe in avanti e gli scatti indietro. Le corse, quando il panico investe la folla. L'attesa sui ponti, alle spalle del focolaio degli scontri, dove gruppi di giovanissimi si rifugiano, finendo con l'essere comunque raggiunti dalla folla che scappa al grido 'caricano!'. di Rosanna Pugliese ANSA

Berlusconi: "Allargamento della maggioranza, ma con Fini ho chiuso". Lega: "Non facciamo la fine di Prodi"

"Col partito di Fini sì, anche per il comportamento dei suoi uomini, di grande negatività nei nostri confronti, come dimostrato oggi dal discorso di Italo Bocchino". Così Silvio Berlusconi risponde a Bruno Vespa, alla presentazione del libro del giornalista, che gli chiede se "è chiusa ogni trattativa" con Fini e con Futuro e libertà per l'allargamento della maggioranza dopo la fiducia ottenuta sia alla Camera sia al Senato. Con la fiducia di oggi "il risultato è che non c'è una maggioranza alternativa: si può e si deve andare avanti". Ma oltre a una vittoria numerica, è anche una vittoria politica? "Certamente sì", risponde il premier.
Il Cavaliere spiega poi dell'incontro avuto con Giorgio Napolitano. "Il capo dello Stato ha interesse che ci sia un governo solido. Io- spiega il capo delo governo-, nei discorsi fatti in Parlamento, ho detto con chiarezza quali sono le azioni che intendo fare: l'allargamento della maggioranza è abbastanza prevedibile, visto il risultato" di oggi, "credo ci siano parlamentari che pensino di rientrare nei ranghi del Pdl o della maggioranza. Ci sono degli Udc, e anche degli eletti nel Pd, che non vogliono restare negli ambiti dove sono confinati. Credo- sottolinea- ci sarà la possibilità di allargare anche consistentemente i numeri della maggioranza". E' pevedibile anche un allargamento anche del governo? "Vedremo se ci sarà la possibilità di allargare la squadra di governo", risponde Berlusconi.
BOSSI: "BENE COSI', MA NON SO SE TRE VOTI BASTANO" - Umberto Bossi si dice "soddisfatto" per il 'no' della Camera alle mozioni di sfiducia al governo ma prende tempo per capire se soli tre voti di scarto serviranno alla maggioranza per andare avanti. Interpellato dalla 'Dire' a Montecitorio, dopo una riunione al gruppo con i suoi, il ministro alle Riforme, quando gli si chiede se i tre voti di differenza basteranno risponde: "Non lo so, si vedrà, ci riuniremo".
MARONI: "NON FAREMO LA FINE DI PRODI" - Tirare a campare è meglio che tirare le cuoia, diceva Andreotti, è così anche per il voto di oggi? "No, è meglio vincere che perdere", risponde al cronista il ministro Roberto Maroni, interpellato a Montecitorio. "La partita comunque non è conclusa, abbiamo vinto il primo tempo. Ieri Berlusconi ha detto che vuole allargare la maggioranza a Fli e Udc, se riuscirà a farlo è bene, altrimenti non è che si può governare appesi a un voto. Quello che è certo- sottolinea Maroni- è che noi non vogliamo fare la fine del governo Prodi, appeso ogni volta a uno o due voti". Riuscirà Berlusconi ad allargare? "Non sarà facile, visto che l'Udc ha votato contro il federalismo, non è una strada in discesa. Se non ci riuscirà bisognerà andare al voto. E comunque oggi abbiamo vinto una partita che in molti davano già per persa, questo è confortante. (AGENZIA DIRE, http://www.dire.it/)

Fini: "Non mi dimetto". Delusione fra i suoi "per chi si è fatto comprare"

ROMA - "C'è molta delusione per chi era con noi fino a ieri e si è fatto comprare". Luca Barbareschi, deputato di Fli, spiega così le valutazioni emerse da un incontro dei parlamentari di Futuro e libertà con Gianfranco Fini alla Camera. Ovviamente, nel mirino ci sono Silvano Moffa, Catia Polidori e Maria Grazia Siliquini, tutti e tre schieratisi con il governo. La riunione con Fini arriva al termine di una giornata che ricorda- dice Barbareschi- "un film che ho fatto otto anni fa, 'Il trasformista'. Credo che lo regalerò ai colleghi deputati...". La pellicola era una denuncia del malaffare politico: di un onorevole arrivato in Parlamento grazie al look 'giusto', ma pieno di sani valori. Nel Palazzo, però, finiva per scontrarsi con i politici di mestiere e imparare subito il 'mestiere': mentire per restare a galla. Escursione cinematografica a parte, Barbareschi non riserva giudizi favorevoli ai Fli che hanno cambiato idea: "La Siliquini? Mi chiedeva sempre di farsi fotografare con me, per apparire un po' di più sui giornali...". Oggi, come ha scritto anche Fini in una nota, la vittoria del governo è solo numerica? "Cosa crede di fare Berlusconi con questi numeri? Non va da nessuna parte, lo vedremo presto". Da oggi in poi, osserva, Fli non arretrerà di un passo: "Siamo un partito di centrodestra, diremo sempre ciò che pensiamo, come la Lega". Giura che Fini non ha alcuna intenzione di dimettersi da presidente della Camera e assicura che il percorso del neonato movimento non si arresterà: "Faremo il congresso, andiamo avanti. Sarebbe un errore pensare che la guerra è persa".
FINI: NON MI DIMETTO DA PRESIDENTE DELLA CAMERA - "Il presidente Fini, come ha detto anche in tv alla trasmissione di Lucia Annunziata, non si dimetterà dalla sua carica di presidenza della Camera salvo non si dimostri la sua imparzialità nella conduzione dei lavori parlamentari". E' quanto precisa il portavoce di Gianfranco Fini, Fabrizio Alfano, al termine della riunione del gruppo di Fli alla Camera dopo la bocciatura delle mozioni di sfiducia. Le dimissioni di Fini sono state chieste in aula dal Pdl. (AGENZIA DIRE, http://www.dire,it/)

Fiducia per tre voti, apertura all'Udc

Silvio Berlusconi ce la fa. E, dopo aver incassato la scontata fiducia del Senato, batte Gianfranco Fini anche alla Camera. A Montecitorio, la mozione di sfiducia al governo ottiene 311 si' contro 314 no. Soltanto tre voti in piu', ma pesanti, perche' ad affossare la manovra anti-premier sono tre deputati di Futuro e Liberta'. ''Una vittoria numerica'', e' il giudizio amaro di Fini. No, ''e' anche politica'', ribatte il presidente del Consiglio che, dopo essere salito al Quirinale, ribadisce la volonta' di ''andare avanti''. E per ''allargare la risicata maggioranza alla Camera'' strizza l'occhio ai democristiani del Pd e all'Udc di Pier Ferdinando Casini, spingendosi al punto di ''non escludere a priori'' la possibilita' di una crisi pilotata. Sono quasi le due del pomeriggio quando termina la conta e, tra insulti e risse sfiorate, il presidente Fini proclama il bruciante verdetto.
A pesare sul voto, piu' che le annunciate defezioni dal centrosinistra dei vari Razzi e Scilipoti, sono la retromarcia di Silvano Moffa, che non partecipa alla votazione, e i no alla sfiducia di Maria Grazia Siliquini e Catia Polidori. Tre finiani della prima ora che cambiano idea e, all'ultimo, fanno pendere la bilancia dalla parte di Berlusconi. ''Dimissioni, dimissioni'', urlano dai banchi di Pdl e Lega alla terza carica dello Stato che si prende pure del ''coglionazzo'' quando attraverso il Transatlantico per chiudersi nel suo studio circondato dai piu' stretti collaboratori. Le divisioni tra 'falchi' e 'colombe', che gia' nelle scorse settimane hanno creato piu' di una tensione, finiscono cosi' con lo spaccare i futuristi. E, oltre allo smacco, perde anche i pezzi: la Siliquini annuncia infatti il ritorno tra le fila del Pdl, mentre Moffa se ne va nel gruppo misto e denuncia l'incompatibilita' di Fini con il ruolo istituzionale di presidente della Camera. L'ex leader di An tiene duro - ''non si dimette'', dice il suo portavoce - e affida il suo pensiero a un comunicato di poche parole. ''La vittoria numerica di Berlusconi - si legge - e' evidente quanto la nostra sconfitta, resa ancora piu' dolorosa dalla disinteressata folgorazione sulla via di Damasco di tre esponenti di Futuro e Liberta'. Che Berlusconi non possa dire di avere vinto, anche in termini politici, sara' chiaro in poche settimane''. ''Non e' cambiato niente, e' una vittoria di Pirro'', sostiene anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, mentre per Antonio Di Pietro ''la maggioranza politica non c'e' piu' al di la' del computo dei venduti e dei comprati''. Berlusconi, intanto, si riunisce a Palazzo Chigi con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e con l'alleato leghista Umberto Bossi. Il 'Senatur', che durante le concitate fasi della conta ha auspicato il voto come ''unica igiene a tutto questo casino'', apre per la prima volta all'Udc -''non c'e' veto'', dice- ma poi il ministro del Carroccio, Roberto Maroni, precisa: ''O si allarga la maggioranza o e' meglio andare alle elezioni''. Quando alle cinque del pomeriggio il premier si reca dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il centro di Roma e' ancora blindato dalle forze dell'ordine, che tengono lontani i black blok dai palazzi del potere. Un incontro di quasi un'ora, nel corso dei quali il Capo dello Stato sostiene che ''una campagna elettorale non sarebbe positiva'', secondo quanto riferito da Berlusconi. Il premier partecipa alla presentazione del libro di Bruno Vespa, 'Il cuore e la spada', e si dice d'accordo con il Quirinale. ''Serve stabilita', andiamo avanti'', spiega definendo ''perseguibile l'allargamento della maggioranza''. Chiusa la possibilita' di trattare con Fini -''ero di ostacolo alla sua carriera''- Berlusconi non fa mistero di guardare a Casini. ''Non ci ascolta, vada avanti da solo'', dice il leader dell'Udc, ma in contemporanea il premier non esclude ''a priori'' una crisi pilotata per farlo contento. Soltanto tattica o reale volonta'? ''Con tre voti si mangia il panettone - e' la battuta del leghista Roberto Calderoli - ma non credo che si possa mangiare anche la colomba'' di Alessandro Galavotti ANSA

13 dicembre 2010

Bossi: "Con un voto in più non si governa, elezioni l'unica strada"

ROMA - "Con un voto in più non si governa e, fatalmente, si va al voto". Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, al termine del discorso di Silvio Berlusconi al Senato, che il senatur definisce "ottimo", si mostra cauto sul futuro della legislatura: "Andrà a finire che passerà una fiducia solida e molto numerosa", dice. Ma cosa prevede il Carroccio per il futuro del governo? "Prima o dopo si va alle elezioni. Ora la fiducia passa qui, poi Berlusconi deciderà...", aggiunge.
"TREMONTI PREMIER? NON E' SCEMO" - "Tremonti mica è scemo che va a governare in una situazione così, solo quel pazzo di Berlusconi può farlo", dice infine il Senatur ai cronisti che al Senato gli chiedono cosa pensa il Carroccio di un possibile governo guidato dal ministro dell'Economia.
"UDC AL GOVERNO? L'UNICA STRADA E' IL VOTO" - "L'unica strada è il voto". Interpellato sempre al Senato, Bossi risponde così a chi gli chiede di un possibile ingresso al governo dell'Udc.

Compravendita parlamentari, Di Pietro in Procura indica nomi, fatti e mandanti

Il senatore Antonio Di Pietro è tornato questa mattina in Procura per depositare l'esposto-denuncia preannunciato venerdì sulla cosiddetta 'compravendita dei parlamentari'. Nel documento Di Pietro conferma di aver indicato mandanti, fatti e nomi di chi spontaneamente avrebbe indotto alcuni parlamentari a cambiare casacca
In Procura Antonio Di Pietro è arrivato in tarda mattinata e si è incontrato con il procuratore aggiunto Alberto Caperna che dirigerà l'inchiesta sui fatti denunciati dal leader dell'Idv. In particolare Di Pietro ha indicato (è stato lui a confermarlo) mandanti, circostanze e nomi di chi avrebbe manovrato in previsione della discussione di oggi e domani in Parlamento.
La documentazione sarà ora valutata dal magistrato che ha aperto un fascicolo intestato 'Atti relativi' nei riguardi di ignoti e senza formulare ipotesi di reato. Caperna dovrà anche valutare la richiesta con la quale Di Pietro sollecita, a titolo cautelativo, di acquisire documenti e atti che possono attestare la fondatezza di quanto da lui denunciato.
"Torno ora dalla Procura e ci tornerò ancora. E' necessario lasciare nero su bianco in un pubblico ufficio quello che sta accadendo dentro e fuori il palazzo" ha detto l'ex pm parlando con i cronisti.
"Lo faccio - ha spiegato - per salvaguardare la democrazia nel momento in cui la fiducia al governo viene compravenduta e si mette a rischio la credibilità del Parlamento". "Chiedo a tutti quelli che sono a conoscenza dei fatti - ha continuato Di Pietro - di andare a riferirli. Io ho indicato circostanze e prodotto documenti e ho chiesto che vengano audite diverse persone. I casi da accertare sono ancora molti e al termine di ulteriori acquisizioni tornerò in Procura".
A Di Pietro replica il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, parlando fuori da Montecitorio. Per La Russa la compravendita dei parlamentari non è quella fatta dal Pdl ma è quella "in corso da esponenti di alto livello del Fli per bloccare i ripensamenti". "Non so a quale compravendita si riferisca Di Pietro, a quella che ha fatto passare 60-70 voti all'opposizione? A quella che ha fatto passare La Malfa con l'opposizione? O ai colloqui che ci sono anche in questo momento in corso da esponenti di alto livello del Fli per bloccare ripensamenti? Se si riferisce a quello si faccia un esame di coscienza".
Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl, ha chiesto ''pubblicamente ma anche direttamente ai vertici della Procura di Roma di essere ascoltato come parte lesa nella vicenda relativa agli orientamenti di voto in Parlamento in questi giorni". "Purtroppo - dice - questa richiesta è caduta nel vuoto, dimostrando evidentemente che c'è una posizione preconcetta e faziosa anche da parte di chi dovrebbe garantire il rispetto della legge".
Oggi, intanto, i parlamentari di Idv e Verdi si sono dati appuntamento fuori Montecitorio per una protesta pittoresca, con tanto di banda Bassotti, biglietti da cinquecento euro con l'immagine di Berlusconi, palloncini a forma di mucca e volantini con la scritta 'Parlamento: no al mercatino delle vacche'.

Sfiducia, la replica di Berlusconi ''No a divisioni tra i moderati''

Silvio Berlusconi che lascia Montecitorio e dribbla i giornalisti chiudendosi la bocca con le dita della mano. Si chiude così, sono appena passate le 20, la giornata del premier tra Palazzo Madama e Montecitorio. Appeso a un voto di fiducia che domani sancirà la parola fine al braccio di ferro nel centrodestra tra il Cavaliere e Gianfranco Fini. Uno dei due uscirà vincitore, a meno di nuovi colpi di scena che nella notte potrebbero portare a un’intesa tra partito del premier e futuristi.
Il premier le sue carte se le gioca tra Senato e Camera. Dal “patto di legislatura aperto a tutti i moderati” a una promessa di “rimpasto”, al “cambiamento”, al “nuovo centrodestra”. Trenta minuti per i senatori e quindici per i deputati con queste parole d’ordine. Per arrivare a convincere gli indecisi, quelli che domani in ogni caso, qualcuno indicherà come i responsabili del risultato del voto, qualunque esso sia.
Il Cavaliere usa toni morbidi, cercando di convincere il Palazzo a confermargli la fiducia: "Oggi - dice in Senato - non è in gioco la persona del presidente del Consiglio; oggi è in gioco la scelta tra il proseguimento di un progetto di cambiamento e la restaurazione ovvero il ritorno all'indietro, il ritorno a quei vizi tradizionali della politica che sono all'origine dei problemi di cui ora soffre l'Italia. Il nostro Paese ha bisogno di stabilità e di governabilità, condizioni indispensabili per realizzare quelle riforme di cui vi è urgente necessità". "Se il governo otterrà la fiducia da domani lavoreremo per questa finalità, per ricomporre l'area moderata, per allargare quanto possibile l'attuale maggioranza a tutti coloro che condividono i valori e i programmi dei moderati”, aggiunge in un passaggio ripetuto sia al Senato che alla Camera.
“Lavoreremo anche per rafforzare la squadra di governo – assicura - e sono fermamente convinto che alla fine la ragionevolezza e la responsabilità vincono sempre sull'irragionevolezza e sull'irresponsabilità". Berlusconi parla ai moderati e più volte indirizza le sue parole agli esponenti di Futuro e libertà. "Voglio rivolgermi direttamente - dice - a tutti i parlamentari che nel 2008 sono stati eletti nelle liste del Popolo della libertà”. “Mi rivolgo in particolare -continua- a coloro che hanno aderito ad altri Gruppi parlamentari che, insieme all'intera opposizione, hanno presentato alla Camera una mozione di sfiducia al governo eletto dai loro stessi elettori. Sono certo che in questo momento nessuno di voi può avere dimenticato la lunga strada che abbiamo percorso insieme dal 1994 ad oggi". "Sono assolutamente convinto che ciascuno di voi sa che qualunque dissenso è legittimo, che qualunque critica è possibile, ma la rottura no, la sfiducia al governo no, la divisione del campo dei moderati no! Tutto si può dire e tutto si può fare, ma non progettare un'alleanza con la sinistra in questa legislatura, camuffata da un governo di transizione, e neppure unire i propri voti a quelli dell'opposizione, sommando grottescamente i voti sottratti al Popolo della libertà a quelli del Partito democratico e dell'Italia dei valori. Tutto si può fare, ma non si può tradire il mandato ricevuto dagli elettori". Ma c'è anche la situazione economica internazionale che dovrebbe spingere ad evitare di aprire adesso una crisi di governo.
"Dal voto delle Camere - ricorda Berlusconi - dipendono la prospettiva di stabilità e la speranza di crescita di un sistema economico e finanziario impegnato in una competizione durissima e in una sfida, finora vincente, contro una costellazione di forze che vorrebbero trascinare il Paese in una spirale di declassamento e di dequalificazione che gli Italiani certo non meritano". E così Berlusconi propone "a tutti i moderati di questo Parlamento un patto di legislatura per garantire coerenza e continuità con il programma elettorale e con le scelte condivise, rinnovando quello che c'è da rinnovare nel programma e nella compagine di governo". "Sono convinto che il bene comune prevale sempre sugli egoismi interessati e che per questo - penso - andremo avanti e continueremo a lavorare nell'interesse di tutti. Se questo non dovesse avvenire sono certo che, quando verrà il momento, il popolo italiano, dal quale questo governo e questa maggioranza hanno avuto un chiarissimo mandato ed una piena legittimazione a guidare il Paese, saprà valutare con buon senso e giustizia i meriti e le responsabilità". Il premier ha lanciato “un appello che mi viene dal cuore a riflettere con serietà e profondità su quello che vi accingete a fare". "Rompere l'unità dei moderati va contro la storia del Paese", ha detto il presidente del Consiglio. Berlusconi ha quindi concluso il suo intervento al Senato rivolgendosi agli "amici del Fli" e formulando un augurio "perché possano passare una notte piena di riflessioni e che la notte porti consiglio".
Appello che poco dopo, mentre il Cavaliere passa al discorso bis alla Camera, verrà rigettato dai finiani, con la richiesta di dimissioni oggi, tra il voto al Senato e il voto alla Camera. Controproposta in serata respinta dallo stesso Cavaliere. Ma la notte si annuncia lunga.