19 novembre 2012

Napolitano: "Il prossimo governo dovrà proseguire il cammino di Monti"

 Vedremo come si esprimeranno i cittadini e in base al risultato elettorale si troveranno le soluzioni per governare stabilmente il Paese, mettendo a frutto il lavoro del Governo Monti le cui decisioni hanno segnato il cammino dal quale l'Italia non potrà discostarsi". Lo ha detto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel corso di una conferenza stampa al termine del vertice con i Presidenti della Repubblica tedesca e polacca a Napoli. "Partiti con posizioni diverse - ha aggiunto - potranno al massimo aggiungere qualcosa e non distruggere quello che ha fatto. Mi pare che questo sia un elemento che possa dare fiducia e tranquillità ai nostri 'amici' per il futuro dell'Italia". Quindi, parlando delle elezioni Napolitano ha detto che "quando sono libere nessuno può prevedere il risultato. C'è sempre un certo grado di rischio quando si vota, vogliamo per questo non votare? O per essere tranquilli vogliamo scrivere a tavolino il risultato delle elezioni? Vedremo come si esprimeranno i cittadini".
Quanto all'Unione Europea, "le novità istituite dal Trattato di Lisbona, cioè la figura del responsabile unico per la politica estera europea e la costituzione del cosiddetto servizio europeo di azione esterna, non hanno dato tutti i frutti sperati".
Con riferimento alla situazione in Medio Oriente, Napolitano ha ricordato che "l'Europa fa parte del quartetto che per la comunità internazionale dovrebbe seguirne le vicende e creare prospettive per la pace. Mi pare probabile che l'Europa, in questo quartetto, non abbia dato il contributo sperato perché siamo stati totalmente assorbiti dalle questioni relative alla crisi finanziaria ed economica".
In una nota congiunta al termine del loro primo incontro il Capo dello Stato, con il suo omologo polacco, Bronislaw Komorowski, e tedesco Joachim Gauck hanno inoltre lanciato un "messaggio di incoraggiamento" assicurando che "supereremo questa grave crisi economica e finanziaria". E nell''Appello di Napoli' firmato oggi nella residenza presidenziale di Villa Rosebery i tre presidenti scrivono: "L'Europa deve essere all'altezza delle sue responsabilità e agire unita nel mondo. Opponiamoci con forza ai reciproci risentimenti e ad ogni ricaduta in visioni ristrette e nazionalistiche. Solo restando uniti saremo in grado di affrontare le sfide del mondo globalizzato".
Ai suoi omologhi, Napolitano ha fatto anche un appello per i giovani: "Non possiamo lasciare in eredità il terribile peso del debito pubblico", sostiene ribadendo che la disoccupazione giovanile un "problema fondamentale anche e soprattutto dal punto di vista morale". Fondamentale per il Presidente della Repubblica una "maggiore integrazione tra le politiche di formazione dei paesi europei. Solo in questo quadro si possono collocare azioni efficaci per dare lavoro ai giovani, soprattutto dove la disoccupazione è insopportabilmente alta. Tra queste, il nostro Sud".

Legge elettorale, l'impegno di Fini: ''Discussione rapida alla Camera''

Sulla legge elettorale il presidente della Camera Gianfranco Fini assicura "il suo impegno volto a favorire la rapida discussione del progetto di legge, attualmente all'esame del Senato, non appena esso giungerà alla Camera dei deputati". Lo ha garantito al deputato del Pd Roberto Giachetti, nel corso di una telefonata durante la quale, in primo luogo, si è informato sulle sue condizioni di salute, dopo che da mesi sta conducendo uno sciopero della fame (35 giorni continuativi, tra luglio e agosto, e 78 giorni consecutivi dal 2 settembre a oggi) per sollecitare l'approvazione, da parte del Parlamento, della riforma della legge elettorale. 
  Fini, riferisce una nota, ha confermato "l'apprezzamento e la sua costante attenzione all'iniziativa dell'esponente del Partito democratico", manifestando allo stesso tempo "il suo impegno volto a favorire la rapida discussione del progetto di legge, attualmente all'esame del Senato, non appena esso giungerà alla Camera dei deputati".
Scade domani alle 12 il termine per i subemendamenti al testo Malan di riforma della legge elettorale, in discussione nella prima commissione di palazzo Madama. "Verificheremo quanto il terreno è arido o, al contrario, fertile, coltivabile per far nascere la riforma", dice il presidente Carlo Vizzini, che domani riunisce la seduta plenaria alle 14.30.
Vizzini spera che le forze politiche, che tanto si danno da fare per le primarie volte a scegliere il candidato premier, non siano da meno rispetto alla riforma del 'porcellum': "Se non se ne fa niente, ci si troverà ad aver fatto tutti questi sforzi per poi ritrovarsi comunque, dopo le elezioni, di fronte al paradosso di partiti, che pure hanno svolto le primarie per la premiership, che devono trattare tra loro, individuando un programma, accordandosi sul nome di un presidente del Consiglio" da proporre al capo dello Stato cui spetta la nomina. "Praticamente, sarebbe un ritorno al 1992, e credo che il verdetto dei mercati sarebbe impietoso", aggiunge.
Sul tappeto c'è la nuova proposta del leghista Roberto Calderoli, definita "dell'ascensore", in quanto prevede premi a scaglioni progressivi: al primo partito, che prende tra il 25 e il 30% dei seggi andrebbe un premio di aggregazione di 15% dei seggi già conseguiti. A chi ottiene tra il 30 e il 35%, andrebbe il 20%. A chi si aggiudica tra il 35 e il 40% dei seggi andrebbe il 25% e chi si attesta oltre il 40% si porta a casa il 30% (che corrisponde, in sostanza, al 12% dei seggi totali). Nella previsione dell'ex ministro della Semplificazione, chi superasse il 40% dei voti si ritroverebbe con il 52,8% dei seggi.
I tempi si stanno accorciando rapidamente e il presidente Vizzini ribadisce che il presidente del Senato Renato Schifani gli ha detto di attendersi il ddl in aula per il 26 novembre. Domani potrebbe esserci una conferenza dei capigruppo a formalizzare la 'deadline'. Quindi questa è l'ultima settimana utile per licenziare un testo per l'assemblea. Ma gli spazi di manovra per un'intesa sembrano esigui: a fronte della disponibilità del Pdl, si registra la diffidenza del Pd verso un meccanismo che non assicurerebbe la governabilità.
Ma i partiti sono chiamati a decidere in fretta, in un senso o nell'altro, incalzati come sono dalle sollecitazioni del Quirinale che ancora venerdì scorso ha ricordato "l'esigenza di regole più soddisfacenti per lo svolgimento della competizione politica e a garanzia della stabilità di governo".

18 novembre 2012

Montezemolo lancia la sua sfida: ''Basta tribuna, ora in campo''

Non firmeremo mai più deleghe in bianco alla classe politica". Lo dice Luca Cordero di Montezemolo nel suo intervento alla convention 'Verso la terza Repubblica' organizzata da ItaliaFutura.  Il presidente della Ferrari ha detto che dopo "venti anni perduti" in cui "nessuno tra noi non ha provato almeno una volta vergogna per le umiliazioni subite dall'Italia" all'estero, è giunto il momento di dire "basta stare in tribuna: andiamo in campo per dare il nostro contributo".
"Mai più - ha proseguito - accetteremo di vedere l'Italia ridotta ad essere l'anello debole" sullo scenario politico ed economico internazionale.
"Dobbiamo riconoscere - ha sottolineato - che è stato Monti colui che ha saputo giocare meglio la partita dei mercati globalizzati e di recupero di credibilità dell'Italia nel mondo".
"Non gli chiediamo di guidare questo movimento ma - ha continuato - ci proponiamo di dare fondamento democratico e popolare a favore del proseguimento dell'azione del suo governo e affinché possa proseguire nella strada delle riforme anche nella prossima legislatura".
Montezemolo, che ha reso omaggio alla saggezza e all'equilibrio di Giorgio Napolitano nell'aver scelto Monti come premier, ha criticato quei politici che dopo aver contribuito con posizioni di responsabilità al governo del Paese ora criticano l'operato del'esecutivo "come se arrivassero da Marte o da un altro pianeta", ha sottolineato con trasparente riferimento a quanto affermato l'altro giorno dall'ex premier Silvio Berlusconi.
"Non esiste alcuna alternativa ad un vasto schieramento civico, economico, associativo e politico per la ricostruzione nazionale", ha detto Montezemolo. Per il presidente della Ferrari bisogna lavorare tutti insieme "alla ricostruzione economica, civile, etica" del Paese in modo da sfuggire al rischio di due alternative nefaste. Da un lato, ha detto Montezemolo "la politica con le sue vecchie e fallimentari proposte, e di là, ancora peggio, chi pensa di dover distruggere tutto".
"Questo movimento civico vuole essere centrale rispetto ai problemi senza cercare definizioni sulla base di categorie ideologiche che non esistono più", ha osservato. "Già si vedono formarsi alleanze - ha avvertito - che al loro interno contengono tutto e il contrariio di tutto, che danno peso alle componenti più ideologiche e populiste: con questo modo di fare non si va da nessuna parte".
"La prossima dovrà essere una legislatura costituente" in cui "uno Stato che rispetta i cittadini, e non li tratta da sudditi, otterrà il rispetto degli stessi cittadini", ha affermato il leader di ItaliaFutura.
Montezemolo ha sottolineato almeno tre punti come riforme da introdurre: "meno parlamentari, riforma degli enti locali e la regolazione del conflitto di interessi. E' tutta l'architettura del Paese - ha osservato - che deve essere riconsiderata".
E tutto questo dopo "vent'anni della retorica di destra e di sinistra che non ha prodotto le scelte che servono" e per questo il Paese rischia "la paralisi e il declino" una prospettiva che dopo le prossime elezioni comunque non ci possiamo permettere.
Nel suo intervento il presidente della Ferrari ha sottolineato alcune priorità come la necessità "di un meccanismo automatico che destini i proventi della lotta all'evasione fiscale a favore di una riduzione della pressione fiscale" oltre a misure volte ad alleggerire il fardello burocratico che pesa sulle piccole e medie imprese.
Per Montezemolo, inoltre, "lo Stato è coinvolto in troppe attività" molte delle quali devono essere semplicemente privatizzate a cominciare da certe municipalizzate che servono solo come "poltronificio per politici trombati".
"Sono tutte cose più che fattibili - ha assicurato - la riduzione del debito, della spesa pubblica, la lotta all'evasione e l'alleggerimento delle tasse non sono problemi irrisolvibili e bisogna respingere quella retorica secondo cui i problemi italiani derivano dallo scarso senso civico del Paese, che in realtà è un alibi per il fallimento di una classe dirigente politica ed amministrativa".
Poi, rispondendo ai giornalisti a margine della convention, ha chiarito: "Non mi candido e non chiedo niente per me". E a chi gli chiedeva se la sua proposta possa essere definita di 'rottamazione' degli ultimi vent'anni di storia politica italiana, ha risposto: ''Rottamazione è una parola che non mi piace" perché contiene una certa "mancanza di rispetto" ma "in sostanza sì".

Rush finale per le primarie del centrosinistra, ecco il vademecum dell'elettore

Aquí escribes la parte del post a mostrar.Rush finale per le primarie del centrosinistra. L'ultima settimana prima del voto, fissato per domenica prossima 25 novembre, è quella decisiva per mettere insieme la platea di votanti e portare alle urne il numero di elettori sperato. "Saranno due-tre milioni", ha detto qualche giorno fa Pier Luigi Bersani. I precedenti fanno ben sperare. Nel 2009, per la corsa alla segreteria del partito che vedeva di fronte Bersani e Dario Franceschini, andarono a votare in 3.102.709. Il record spetta alle primarie che incoronarono, nel 2005, Romano Prodi candidato premier: 4.311.149 votanti. Per questi motivi negli ultimi due fine settimana il Comitato per le primarie ha attivato una mobilitazione speciale con l'allestimento di gazebo nelle principali città italiane per raggiungere un numero totale di circa 6600 uffici elettorali in cui è possibile registrarsi per poi votare. Comunque sia, secondo gli ultimi dati diffusi, le registrazioni certe (quelle di chi ha firmato l'appello 'Italia bene comune', si è iscritto all'albo degli elettori e ha ritirato la tessera elettorale) hanno superato le 400mila unità (almeno 180.000 online e quasi 250.000 negli uffici elettorali). La questione partecipazione è diventata anche politica, soprattutto per la 'decisione' del Comitato per Matteo Renzi che più di una volta ha accusato i sostenitori di Bersani di voler frenare in tutti i modi la partecipazione alle primarie ritenendolo un elemento a favore del segretario. L'elettore delle primarie deve comunque seguire una precisa procedura per poter scegliere domenica prossima (con eventuale ballottaggio tra i primi due il 2 dicembre se nessuno dei candidati supera il 50%) tra Pier Luigi Bersani, Bruno Tabacci, Laura Puppato, Nichi Vendola e Matteo Renzi.
 Ordine, questo, che tra l'altro sarà quello con cui i nomi dei concorrenti saranno ordinati sulla scheda elettorale.
Ma come si vota? Prima di tutto bisogna chiarire che si potrà votare per un solo candidato, segnando la casella abbinata al nome scelto. Il diritto di voto ce l'hanno tutti i cittadini italiani che avranno compiuto 18 anni entro domenica prossima, i cittadini di altri Paesi europei residenti in Italia e i cittadini di altri Paesi con regolare permesso di soggiorno e carta d’identità. I seggi verranno aperti domenica prossima dalle 8 del mattino fino alle 20 e saranno 9000. Allo stesso numero (9000) arriveranno gli uffici elettorali (che sono quelli in cui ci si registra, si firma l'appello e si ritira il certificato elettorale) nel giorno del voto. L'elenco dei seggi (come quello degli uffici elettorali con gli orari di apertura e tutte le altre informazioni utili) è disponibile sul sito primariebenecomume.it . Seggi e uffici elettorali non dovrebbero essere distanti tra di loro, anzi. In linea di massima il seggio è collegato alla propria sezione elettorale per le elezioni politiche. Ma prima di poter votare bisogna registrarsi. E questo si può fare in qualunque ufficio elettorale. Inoltre, passaggio fondamentale, sarà possibile registrarsi anche il giorno stesso del voto.
Chi vuole votare deve fornire i propri dati anagrafici, sottoscrivere l'appello a sostegno della coalizione di centrosinistra, iscriversi all’albo degli elettori, versare un contributo di almeno 2 euro e ritirare il certificato elettorale. E' prevista anche una procedura di registrazione on line, al sito delle primarie, sottoscrivendo l’appello e stampando la pagina relativa al termine della procedura. Con la stampa si dovrà poi andare all'ufficio elettorale, versare il contributo di due euro e ritirare il certificato elettorale (anche il giorno stesso del voto).
Al momento della registrazione si può lasciare il proprio indirizzo di posta elettronica o il proprio numero di cellulare per avere mail o sms di informazione sulle primarie o su dove andare a votare. Chi non si registra per il primo turno non può votare per il secondo. Però i termini di iscrizione verranno riaperti per 48 ore tra il 27 novembre e l'1 dicembre per chi dimostrerà di essersi trovato nell’impossibilità di registrarsi nei termini previsti. Molto dibattuta la questione della privacy. L'elenco dei firmatari dell'appello non sarà reso pubblico. Però sarà consultabile da parte dei comitati promotori della primarie relativamente al corretto svolgimento del voto.

16 novembre 2012

Berlusconi: dopo anno governo tecnico dati disastrosi

''I dati dopo un anno di governo tecnico sono disastrosi, credo si debba cambiare assolutamente quella politica economica imposta dalla Ue e soprattutto dall'egemonia tedesca che non e' solidale, non pensa al bene di tutti ma al bene di se' stessa. Credo che questo sia assolutamente da invertire''. Lo ha detto Berlusconi sottolineando che e' il segretario Alfano ad occuparsi della conferma a meno della fiducia all'esecutivo. "Noi vogliamo sperare che le elezioni regionali e nazionali si svolgano tutte nello stesso giorno, se no ci introdurremmo in un troppo lungo periodo di campagna elettorale". Così Silvio Berlusconi parlando con i giornalisti e primarie del Pdl si faranno? "Adesso vediamo dalla data delle elezioni che sarà decisa - ha risposto Berlusconi -. Questa sera c'é un incontro del capo dello Stato con i presidenti di Camera e Senato e con il presidente del Consiglio e credo che da questo incontro si potrà sapere la data precisa per le elezioni. "Le elezioni siciliane hanno confermato quanto dicevano tutti i sondaggi: il 70% degli italiani è disgustato da questa politica, da questi partiti e da questi protagonisti". Lo ha detto Silvio Berlusconi sottolineando che "bisogna avere il coraggio di cambiare, vediamo un po' cosa si potrà fare da qui alle elezioni". "Anche il 30% che ha votato per i partiti, in un'indagine sommaria che abbiamo fatto, per metà - ha spiegato Berlusconi - ha votato per antica vicinanza, per abitudine, per senso di responsabilità, ma è scontento dei partiti stessi a cui ha dato il voto". "Quindi - ha proseguito il leader del Pdl - abbiamo un 70% più un 15% di italiani che non sono in sintonia con l'attuale politica italiana".


Auto: discesa rallentata per le vendite in Europa. Aumenta la quota Fiat

 Rallenta la caduta del mercato dell'auto in Europa. A ottobre infatti le immatricolazioni registrano un calo del 4,8% con 959 mila auto mentre nei primi 10 mesi il mercato europeo accusa una contrazione del 7,3%.
Tra i principali mercati ancora una buona performance della Gran Bretagna che vede aumentare le vendite a ottobre del 12,1%, stabile il mercato tedesco con un +0,5%, mentre la Francia registra un calo del 7,8%, Spagna -21,7% e Italia -12,4%.
Malgrado la contrazione del mercato italiano sia superiore rispetto alla media europea, il Gruppo Fiat in ottobre immatricola quasi 65 mila vetture e ottiene una quota del 6,5 per cento, in crescita di 0,6 punti percentuali rispetto al 5,9 per cento di settembre 2012. Nel progressivo annuo le registrazioni del Gruppo Fiat sono circa 689 mila e la quota e' al 6,4 per cento, la stessa di settembre.Da segnalare i risultati ottenuti dal Gruppo in Germania e nel Regno Unito. Nella prima nazione i volumi sono in crescita del 7,8 per cento (in un mercato che aumenta dello 0,5 per cento) e la quota e' al 2,8 per cento, 0,2 punti percentuali in piu' rispetto all'anno scorso. Nel Regno Unito, in un mercato che cresce del 12,1 per cento, il Gruppo Fiat registra un +31 per cento nelle vendite e la quota passa dal 2,9 per cento di ottobre 2011 al 3,4 per cento di quest'anno.



In pensione e in povertà: il 35% di quelle di vecchiaia è sotto 1.000 euro

Pensioni pubbliche basse e la vecchiaia preoccupa gli italiani. Degli 11,6 milioni di pensionati con pensione di vecchiaia, piu' di 4 milioni (oltre il 35%) beneficia di un assegno pensionistico inferiore a 1.000 euro. Di questi, 741mila (il 6,4%) ricevono meno di 500 euro al mese. E il futuro non sara' piu' roseo. scarsa fiducia anche nello strumenti della previdenza complementare, che rimane ai piu' poco conosciuta. e preoccupano i continui cambi notmativ. È il quadro che emerge da una ricerca realizzata dal Censis per la Covip.I lavoratori italiani pensano che quando andranno in pensione riceveranno un assegno pari in media al 55% del proprio reddito attuale. Un quarto dei lavoratori crede che avra' una pensione inferiore al 50% del reddito da lavoro e il 43% che al massimo sara' compresa tra il 50% e il 60% del reddito.In particolare, i dipendenti pubblici si aspettano una pensione pari al 62% del loro reddito, i dipendenti privati pari al 55% e gli autonomi al 51%. I giovani di 18-34 anni prevedono che avranno una pensione pari al 54% del reddito e i piu' anziani pari al 60%. Secondo l'opinione del 46% degli attuali occupati si va incontro a una vecchiaia di ristrettezze, senza grandi risorse da spendere: il 24,5% ritiene che non potra' vivere nell'agiatezza, anche se qualche sfizio potra' toglierselo, il 21,5% afferma che la situazione e' molto incerta e non riesce a immaginare come sara' la propria vecchiaia. Solo l'8% pensa che potra' godersi un po' di serenita' anche grazie a buoni redditi.
L'84% dei lavoratori italiani, poi, e' convinto che le regole della previdenza cambieranno ancora.La loro variabilita' genera inquietudine e, nella crisi, le pensioni diventano il catalizzatore delle paure. L'insicurezza riguarda anche il percorso previdenziale personale: il 34% dei lavoratori (percentuale che sale al 41% tra i dipendenti privati) teme di perdere il lavoro e di rimanere senza contribuzione, il 25% di dover affrontare una fase di precarieta' con una contribuzione intermittente, il 19% di avere difficolta' a costruirsi, oltre la pensione pubblica, fonti integrative di reddito, come ad esempio la previdenza complementare. Lo stop and go normativo mina la fiducia nella certezza delle regole della previdenza e nella sua capacita' di dare sicurezza alle persone in vista di una prolungata longevita'. Nella crisi la previdenza, come sistema e come percorso personale, catalizza paure e incertezze, creando ansia piuttosto che sicurezza.

'Italia disorientata e dirigenti mediocri', una famiglia su 2 boccia la politica italiana

Costi, sprechi e corruzione mantengono alta l'insofferenza degli italiani nei confronti della politica; non è dunque un caso se una famiglia su due giudica l'Italia un Paese disorientato e con una classe dirigente mediocre. Nonostante ciò, le famiglie non protestano e anche di fronte al permanere di un ciclo depressivo dei consumi e alle evidenti difficoltà economiche, tasse troppo alte, compressione dei redditi, erosione dei risparmi, problemi nella restituzione delle rate dei mutui, si adattano rimodulando i propri stili di consumo. E' quanto emerge dall'Osservatorio Censis-Confcommercio su aspettative e clima di fiducia delle famiglie.

Secondo lo studio, sono poche le famiglie che riescono a cogliere qualche segnale positivo sul fronte delle misure di politica economica messe in atto nell'ultimo anno; anzi, è abbastanza diffuso il senso di insofferenza nei confronti di tutto ciò che riguarda la classe politica e le misure approntate nell'ultimo anno dal Governo.Infatti, quasi il 69% degli intervistati considera ormai intollerabili i costi e gli sprechi della politica a cui si aggiunge quasi il 48% di chi considera inaccettabile il livello raggiunto in termini di malaffare nella gestione dei beni pubblici. In una percentuale consistente (pari al 22%) si posizionano inoltre coloro che considerano ormai eccessivo il livello raggiunto dalla pressione fiscale.

Stando allo studio dell'Osservatorio Censis-Confcommercio su aspettative e clima di fiducia delle famiglie, per la metà degli intervistati inoltre l'Italia resta un Paese disorientato, e con una classe dirigente mediocre, mentre per quasi un quarto del campione nel nostro Paese ci sono ancora troppe differenze sociali.
Eppure al di là di problemi che schiacciano gran parte delle famiglie, dalla rilevazione emerge un diffuso atteggiamento adattativo: le famiglie non protestano ma adattano i propri stili di vita alla congiuntura di crisi, tagliano e rimodellano i propri budget di spesa, procedendo in un tunnel il cui termine sembra ancora lontano.
Solo il 10% degli intervistati dichiara di sentirsi confuso dalla crisi perdurante, mentre il 40,8% dichiara che taglierà i consumi, a cui si aggiunge un 29% di coloro che hanno dichiarato di non voler rinunciare a nulla, rimodulando le priorità di spesa. La rilevazione, sottolinea l'Osservatorio Censis-Confcommercio, è stata svolta nel corso delle ultime due settimane di settembre 2012.

Crisi, Napolitano: "Tra imprese e giovani oggi il dialogo è più che mai necessario"

 Il dialogo tra le imprese e le nuove generazioni è ''più che mai necessario in questo momento di particolare difficoltà per l'accesso al mondo del lavoro''. Lo sottolinea il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio inviato alla Giornata nazionale OrientaGiovani in corso a Firenze su iniziativa di Confindustria.Il capo dello Stato ricorda, tra l'altro, che proprio OrientaGiovani ''rappresenta ormai un punto fermo'' in questo necessario dialogo. Napolitano esprime poi il suo ''convinto apprezzamento per lo sforzo con cui Confindustria, da ben 19 anni, persegue lo scopo di far conoscere il mondo delle imprese ai giovani e di aiutarli nella individuazione di scelte formative più consone al loro inserimento professionale''.
Il presidente della Repubblica infine formula al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e a tutti i partecipanti al convegno di Firenze ''i migliori auguri'' affinché anche questa Giornata nazionale ''possa contribuire ad instaurare un rapporto più stretto tra la scuola, l'università e il mondo del lavoro, promuovendo al contempo la qualità della formazione, la crescita professionale delle persone e la competitività delle imprese italiane''.
La giornata si è conclusa con il discorso di Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria: ''Dico ai giovani: mai cercare scorciatoie, perché possono essere appaganti nel breve periodo, ma nel medio e lungo termine non portano mai al successo''.
''Dobbiamo credere nei giovani -ha aggiunto Squinzi parlando ad una platea di 1.000 studenti toscani delle scuole superiori- e io nei giovani ci credo moltissimo. Così come i giovani devono credere nel loro futuro ed essere innovativi. Credere nei giovani è l'unica cosa che possiamo fare per aiutarli''.
In questa fase di crisi economica e di sfiducia dilagante, il presidente di Confindustria ha voluto lanciare un altro messaggio di ottimismo: ''Dobbiamo credere nel nostro Paese e in particolare nel nostro sistema formativo. I giovani che escono dalle nostre università e dalla nostre scuole tecniche sono di assoluta eccellenza a livello mondiale''.

19 luglio 2012

Napolitano: "Evitare confusioni, verita' su Borsellino"

Bisogna "scongiurare sovrapposizioni nelle indagini, difetti di collaborazione tra le autorità ad esse preposte, pubblicità improprie e generatrici di confusione. Su ciò deve vegliare tra gli altri il Presidente della Repubblica, cui spetta presiedere il Consiglio Superiore della Magistratura: e deve farlo, come in questi anni ha sempre fatto, con linearità, imparzialità, severità". Lo scrive in un messaggio inviato in occasione della cerimonia per il ventennale della strage di via D'Amelio il capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

Rivolgendosi ai Magistrati di Palermo, Napolitano ricorda come abbiano "spesso sofferto, nel corso degli anni, per la perdita di eminenti ed esemplari colleghi, che possiamo richiamare e onorare tutti unendoli al ricordo di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone. Vissi io stesso il dramma, lo sgomento, il dolore per il brutale assassinio di quei due eroici servitori dello Stato, vissi quelle ore insieme con il più fraterno amico della mia vita, il senatore Gerardo Chiaromonte, di cui è rimasto per me indimenticabile, insieme con il fermissimo impegno di Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, il rapporto di straordinaria stima e simpatia personale che aveva stabilito con Paolo come con Giovanni. E non si è mai spenta in me la traccia del cocente dolore con cui appresi la notizia dell'agguato omicida a Pio La Torre, con cui avevo strettamente condiviso passione ideale e tensione morale. Intensa era stata già prima la mia commozione per l'uccisione di Cesare Terranova, che avevo avuto fine e apprezzato collega in Parlamento".