1 gennaio 2012

SCOMPARSA TREMAGLIA/ MARINO (PD): PERSONALMENTE INTRISTITO MA RIFORMIAMO LEGGE SUL VOTO IN SUA MEMORIA

La morte dell’onorevole Tremaglia mi rattrista sul piano personale per il rispetto che avevo per l’uomo e il politico. La sua scomparsa è particolarmente amara poiché avviene in tempi in cui l’impegno del mondo politico nelle battaglie per l’affermazione e la valorizzazione degli italiani nel mondo, che fu sempre la sua missione politica, appare particolarmente appannato”.
È quanto ha affermato Eugenio Marino, Responsabile nazionale del PD all’estero, appena ha saputo della scomparsa dell’ex Ministro per gli italiani nel mondo.
“Di Tremaglia – continua Marino – ho sempre apprezzato la coerenza dell’impegno verso le nostre comunità e la costanza nel farsi sempre interlocutore di tutti: degli organismi di rappresentanza istituzionale come delle associazioni, delle categorie come degli avversai politici”.
“Ma soprattutto – prosegue l’esponente del PD – ho ammirato la forza con la quale lui, uomo di Destra, avvertiva il senso di ‘Comunità’ che lo portava a sentirsi parte di quel mondo dell’emigrazione che tanto amava”.
“Un senso di appartenenza a una comunità – aggiunge Marino – intesa come comunità solidale di valori, ricca di storia e di esperienze che le politiche neoliberiste da una parte e lo sfilacciamento del rapporto dello Stato italiano con i nostri concittadini nel mondo hanno fortemente minato a favore di politiche e atteggiamenti egoistici, pubblici e privati”.
“Oggi più che mai si dovrebbe – sostiene ancora il dirigente democratico – trarre ispirazione dalla coerenza dell’impegno di Mirko Tremaglia verso le comunità all’estero, confermata anche nel settembre del 2010 da quella fiducia negata al Governo Berlusconi che penalizzava gli italiani all’estero quando la rottura con il Presidente Fini e la costituzione del gruppo di Fli erano ancora di là da venire”.
“Inoltre – conclude Marino – a dieci anni esatti della legge sul voto per corrispondenza, sarebbe utile e doveroso, anche nei confronti di Tremaglia che la volle fortemente, procedere con urgenza alla sua riforma per correggerne i difetti che finiscono per fornire argomenti ai detrattori del voto all’estero. Sarebbe un bel gesto del Parlamento per ricordare la memoria di un politico e di un parlamentare che ha caratterizzato la sua storia personale con l’impegno verso gli italiani nel mondo”.

Sindacati: 'Serve piano per lavoro rischio tensioni sociali'

La prospettiva di un 2012 all'insegna della recessione e della disoccupazione fa tremare i sindacati, che lanciano l'allarme sulla coesione sociale. "C'é un rischio reale di tensioni sociali crescenti nei prossimi mesi", dice il leader della Cgil, Susanna Camusso, che va contrastato con un Piano per il lavoro. Sulla stessa linea il numero uno della Uil: "C'é il rischio di andare verso una fase di recessione e, quindi, di riduzione dei posti di lavoro. L'aumento della disoccupazione non è certo un antidoto alla pace sociale, anzi é benzina sul fuoco", afferma Luigi Angeletti. Un rischio di cui parla anche il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco: per "evitare il pericolo di tensioni sociali" è necessario "essere più positivi" e "creare più coesione" sia nel lavoro sia nella società. Concorda il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: "Solo con la concertazione ed il dialogo sociale si possono affrontare i problemi gravi del paese, distribuendo il peso dei sacrifici". Il "rischio tensioni" è "da contrastare con un Piano per il lavoro, la vera emergenza", chiede Camusso perché la "recessione avrà un impatto duro su occupazione e redditi".C'é, quindi, il "rischio che cresca il conflitto sociale - avverte ancora - con l'aumento delle diseguaglianze". I sindacati chiedono, dunque, di partire dall'occupazione, per arginare l'aumento di posti di lavoro persi: ad oggi, secondo il ministero dello Sviluppo economico, sono 30 mila i lavoratori a rischio, considerando solo i tavoli di crisi aziendali coordinati dallo stesso ministero, mentre è di 300 mila - spiega - il dato che si riferisce "al complesso di tutta l'occupazione diretta e indiretta (incluso ad esempio l'indotto) delle imprese a vario titolo coinvolte" ma che "non coincide assolutamente con il numero di posti di lavoro a rischio". Il richiamo delle organizzazioni dei lavoratori è ad agire per evitare il peggiorare del quadro occupazionale, con un tasso di disoccupazione stimato in salita al 9% alla fine del 2012 dal Centro studi di Confindustria e per il 2013, anche per via dell'attenuazione del reintegro delle persone in cig. "Questo é il problema su cui concentrarsi", dice Angeletti, e per farlo bisogna partire dalla "riduzione delle tasse sul lavoro" altrimenti "le parole occupazione e crescita sono solo uno slogan".
Ovviamente a questo si affianca la questione giovanile e della precarietà, insieme alla garanzia di un futuro previdenziale per i figli e i nipoti di oggi. Tutti temi cui ha fatto riferimento il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, nel suo messaggio di fine anno. E che saranno al centro della riforma del mercato del lavoro, guidata dal ministro Elsa Fornero, che si appresta a partire (gli incontri prenderanno il via dopo la Befana, nella seconda settimana di gennaio). Ridurre la precarietà: da 46 forme di assunzione a tre o quattro e rendere le forme flessibili più costose, sono i punti da cui cominciare, sostiene la Cgil, rilanciando "con forza" la necessità di un piano per il lavoro e l'avvio di un confronto col sindacato. La questione della giungla contrattuale di certo approderà sul tavolo con il governo, insieme ai modi con cui incentivare l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e come creare posti di lavoro: "Rimettere in moto l'occupazione. Questa è la nostra prima emergenza" ha detto solo pochi giorni Fornero. "Lavoro, il vero augurio per il 2012, buon anno!", scrive Camusso su Twitter.

Crisi: 1 italiano su 4 rischia poverta'. Giovani in prima fila

In Italia sembra allargarsi la forbice tra ricchi e poveri, tutto a discapito della cosiddetta ''fascia media'', una classe che al momento pare destinata a un progressivo tramonto, sempre piu' indebitata e soffocata da mutui, tasse e rincari con il rischio indigenza dietro l'angolo. Il mix, dunque, tra la crisi e le manovre finanziarie degli ultimi anni, sta provocando disequilibrio non solo economico ma anche sociale. Un italiano su quattro, secondo l'Istat, e', infatti, a rischio poverta' o esclusione sociale ma ad essere maggiormente colpiti sono soprattutto i giovani tra i 18 e i 24 anni. Il 18,2% delle persone residenti in Italia risulta attualmente esposto al rischio di poverta', il 6,9% si trova in condizioni di grave deprivazione materiale e il 10,2% vive in famiglie caratterizzate da una bassa intensita' di lavoro. L'indicatore sintetico del rischio di poverta' e di esclusione sociale, che considera vulnerabile chi si trova in almeno una di queste tre condizioni, e' pari al 24,5%. Le altre due maggiori economie dell'area dell'euro, Germania e Francia, mostrano valori inferiori sia del rischio di poverta', sia dell'indicatore di grave deprivazione materiale. In Italia e in Francia e' particolarmente marcato il rischio di poverta' per i giovani fra i 18 e i 24 anni, rispetto alle generazioni piu' anziane. Nel Belpaese, inoltre, e' piu' alto il rischio di poverta' per i minori di 18 anni. Nel biennio 2009-2010 risultano sostanzialmente stabili sia il rischio di poverta' (dal 18,4 al 18,2%) sia quello di grave deprivazione materiale (dal 7% al 6,9%), mentre e' aumentata dall'8,8% al 10,2% la quota di persone che vivono in famiglie a bassa intensita' di lavoro, dove cioe' le persone di 18-59 anni di eta' lavorano meno di un quinto del tempo. Inevitabili le ripercussioni anche sulle famiglie. Nel 2010 il 16% dei nuclei residenti in Italia ha, infatti, dichiarato di arrivare con molta difficolta' alla fine del mese. L'8,9% si e' trovato in arretrato con il pagamento delle bollette; l'11,2% con l'affitto o il mutuo; l'11,5% non ha potuto riscaldare adeguatamente l'abitazione. Il 12,9% delle famiglie abitanti nel Mezzogiorno e' gravemente deprivato, valore piu' che doppio rispetto al Centro (5,6%) e piu' che triplo rispetto al Nord (3,7%). Un segnale del crescente disagio sociale emerge dalle tante organizzazioni no-profit che riscontrano quotidianamente sul campo cio' che gli economisti studiano sui grafici. Secondo il portavoce della Comunita' Sant'Egidio, Mario Marazziti in Italia ''abbiamo purtroppo un aumento del disagio, in contemporanea pero' una crescita della solidarieta' come a Roma. Qui - ha sottolineato - abbiamo piu' centri di emergenza. Soprattutto le parrocchie si stanno attrezzando per rispondere in maniera nuova per far fronte a questa poverta' che mostra tratti vecchi, ma anche nuovi''. Solo nella Capitale sono oltre 6 mila le persone in strada, esclusi gli insediamenti rom. Di queste, circa 5 mila trovano posto nei centri di accoglienza delle associazioni, mentre 1.000 restano fuori. Tra le persone che usufruiscono dei servizi di assistenza, sempre un'inchiesta della comunita' di Sant'Egidio svolta nel 2011 mostra come la maggioranza di loro sono stranieri e di sesso maschile: gli italiani senza un tetto sono il 18,5%, mentre quelli di nazionalita' straniera l'82%, il 40% sono rifugiati o richiedenti asilo. Non a caso, ha sottolineato Marazziti, ''Roma e' la Capitale dell'emergenza abitativa, degli sfratti per morosita'''. In Italia, su 65.489 sfratti 56.147 sono per morosita', mentre nel 2011 a Roma ci sono stati 2.505 sfratti e, sempre nella Capitale, fra coloro che pagano un affitto, una famiglia su 60 rischia lo sfratto. La conferma, non certo positiva, arriva direttamente dalla Caritas che quest'anno ha incontrato nei centri d'ascolto della piu' popolosa citta' d'Italia come Roma, circa 38 mila persone e offerto nei suoi ostelli circa 170 mila pernottamenti a 2.500 persone, servito 357 mila pasti nelle mense e visitato quasi 5 mila pazienti nel poliambulatorio alla stazione Termini

Crisi: l'anno dello spread. La nuova peste ''made in europe''

Il 2011 e' stato l'anno dello spread. Parola inglese che sta per differenza. Prima e' comparso sui titoli delle agenzie di stampa, poi su quelli dei giornali; in serata, all'apertura dei telegiornali. Cosi' lo spread e' entrato nelle case degli italiani. Si e' trattato di una imperdibile occasione per migliorare la conoscenza delle lingue straniere, poi si e' capito che faceva anche male. Quando lo spread sale, 200, 300,.. 500 punti arriva qualche taglio alla spesa pubblica e un'infornata di nuove tasse mentre la benzina va alle stelle. Insomma, una botta al reddito disponibile delle famiglie. Con lo spread che vola, chi aveva in programma un branzino al sale, ripiega sulla minestrina. Chi pensava a un viaggio, si ferma al giretto ''fuori porta''. Chi aveva un lavoro, lo perde. Lo spread ormai cambia anche i governi. E' toccato, in rapida successione, a Irlanda, Portogallo, Spagna, Grecia e Italia. Lo spread e' lo ''stigma'' del terzo millennio, il marchio di infamia, con cui fare i conti giorno dopo giorno. Per liberarsene si avviano manovre finanziarie a ripetizione ma poi l'economia si avvita in recessione. Sta accadendo in Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna. L'Italia e' sulla stessa strada. La recessione, iniziata nel secondo semestre di quest'anno, proseguira' anche nel 2012 con una contrazione del Pil compresa, secondo diversi uffici studi, tra -1% e -1,6% . Nella tradizionale conferenza stampa di fine anno, il premier Monti ha invitato ad affrontare lo spread con spirito laico: ne' demonizzazioni ne' divinazzazioni. ''Direi che ora ha smesso di crescere'', ha poi aggiunto con circospetto sollievo il presidente del Consiglio. Dunque anche Monti non trascura, nonostante l'aplomb anglosassone, come lo spread possa essere letale per il destino del suo governo. Ma cos'e lo spread? Si tratta della differenza tra il costo del debito pubblico della Germania, il piu' affidabile debitore dell'Eurozona, e quello degli altri paesi dell'unione monetaria. L'Italia paga il 7%, la Germania l'1,90%, lo spread e' del 5,10% o 510 punti. Parliamo dunque di un parametro finanziario prodotto da una semplice sottrazione. Quando lo spread sale, sale l'ansia degli investitori che dubitano dell'affidabilita' dei titoli pubblici del paese sotto tiro, consapevoli che crescono le probabilita', a causa dell'aumento dei tassi di interesse, che lo Stato non riesca ad onorare i propri debiti. Ogni giorno tutti i governi dell'Eurozona osservano con trepidazione l'evoluzione dello spread, sperando che non tocchi a loro; meglio al vicino. Ora si discute persino su come gestire il ''fallimento disciplinato'' della Grecia, che capitola per uno spread a 3.400 punti, pari a un tasso di interesse del 35,9%, assolutamente proibitivo per fare nuovi debiti, si procedera', forse, a ristrutturare quelli vecchi. In ogni caso, assicurano in coro i leader europei, ''the greek job (la soluzione ellenica)'' deve rimanere una eccezione non ripetibile. Sentiero scivoloso. Piuttosto che erigere con denaro sonante una rete di sicurezza che impedisca l'insolvenza delle nazioni, la politica europea ha invece aperto la strada al fallimento di uno stato sovrano, potenziando le capacita' distruttive dello spread. Cosi' il morbo e' sbarcato a Lisbona, Roma, Madrid e sfiora la Francia e il Belgio. E' la nuova peste

Istat, a ottobre occupazione in grandi imprese -0,4% su anno

A ottobre l'occupazione nelle grandi imprese, al netto della stagionalità, al lordo dei dipendenti in cassa integrazione guadagni (cig) è invariata rispetto a settembre: al netto dei dipendenti in cig si registra un incremento dello 0,1%. Nel confronto con ottobre 2010 l'occupazione nelle grandi imprese scende dello 0,4% al lordo della cig e dello 0,2% al netto dei dipendenti in cig. Lo rende noto l'Istat in un comunicato.
Al netto degli effetti di calendario, si registra una diminuzione tendenziale del numero di ore lavorate per dipendente (al netto dei dipendenti in cig) dell'1,2%. L'incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni utilizzate è pari a 30,0 ore ogni mille ore lavorate, in diminuzione di 1,7 ore ogni mille rispetto a ottobre 2010A ottobre la retribuzione lorda per ora lavorata (al netto della stagionalità) aumenta rispetto al mese precedente del 4,2%. In termini tendenziali l'indice grezzo aumenta del 4,6%. Rispetto a ottobre 2010, la retribuzione lorda per dipendente (al netto dei dipendenti in cig) aumenta del 3,3% e il costo del lavoro del 3,4%. Tale variazione positiva è da ricondurre prevalentemente all'aumento registrato nel comparto dei servizi e, in particolare, nel settore del trasporto e magazzinaggio (+17,3% a causa del posticipo di premi di risultato solitamente erogati nel mese di settembre).
Nel periodo gennaio-ottobre la retribuzione lorda per dipendente (al netto dei dipendenti in cig) aumenta rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente dello 0,8%, mentre il costo del lavoro cresce dell'1%.

Governo: dichiarazione di Luigi Angeletti, Segretario generale UIL

La Uil è pronta ad affrontare con il Governo una discussione serrata per l'attuazione delle politiche necessarie a rilanciare la crescita. Sino ad oggi, ciò non è ancora avvenuto. Stiamo andando, così, verso una fase di decrescita perché abbiamo sempre evitato di affrontare temi come quelli della produttività, della riduzione del carico fiscale sul lavoro e delle liberalizzazioni sui quali, nel Paese, non ci sono opinioni comuni. Se davvero vogliamo far ripartire l'economia bisogna avere il coraggio di sciogliere questi nodi. Altrimenti siamo destinati a ripetere i riti del passato.
''Non vorremmo scoprire che l'unica riforma che si fara' in Italia e' quella delle pensioni''. Lo ha detto il leader della Uil, Luigi Angeletti, che chiede piu' garanzie per il mondo del lavoro ''quello che rama in questo Paese. Noi, i lavoratori siamo quelli che remano, gli altri sono passeggeri e spesso non pagano nemmeno il biglietto''.E' una "grave illusione" pensare di poter fare scelte contro il sindacato: lo ha dichiarato Luigi Angeletti nella conferenza stampa dei sindacati di fronte a Montecitorio, rivolgendosi "a quei professori che conoscono il Paese per aver letto molto sui libri e aver vissuto troppo nell'universita' e troppo poco nelle fabbriche".

Napolitano nel messaggio di fine anno: "Italia può farcela. Sacrifici daranno frutti"

"L'Italia può e deve farcela". E' questo il concetto chiave lanciato dal Presidente della Repubblica nel suo discorso di fine anno. Un messaggio durato 21 minuti con cui il capo dello Stato ribadisce la gravità della situazione ma sottolinea anche come gli italiani, con impegno e fiducia, potranno uscire dalla crisi. Sono necessari quindi sacrifici, avverte Napolitano, ma questi daranno i loro frutti.
"L'emergenza resta grave - dice - e la fiducia rischia di essere oscurata da interrogativi angosciosi che possono tradursi in scoraggiamento e indurre al pessimismo''. "E' faticoso riguadagnare credibilità, dopo aver perduto pesantemente terreno; i nostri Buoni del Tesoro - nonostante i segnali incoraggianti degli ultimi giorni - restano sotto attacco; il debito pubblico che abbiamo accomulato nei decenni pesa come un macigno e ci costa tassi di interesse pericolosamente alti" aggiunge Napolitano. "Lo sforzo di risanamento del bilancio culminato nell'ultimo, impegnativo decreto, deve perciò essere portato avanti con rigore. Ma siamo convinti che i frutti non mancheranno. I sacrifici non risulteranno inutili. Specie se l'economia riprenderà a crescere: il che dipende da adeguate scelte politiche e imprenditoriali, come da comportamenti diffusi, improntati a laboriosità e dinamismo, capaci di produrre coesione sociale e nazionale".
Dalla crisi si esce dando un futuro ai giovani, sottolinea il capo dello Stato. "Si è diffusa ormai la convinzione - dice Napolitano - che dei sacrifici siano inevitabili per tutti: ma la preoccupazione maggiore che emerge tra i cittadini è quella di assicurare un futuro ai figli, ai giovani. È questo l'impegno cui non possiamo sottrarci".
La crisi può essere un'occasione per rendere la nostra società "più severa e più giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più coesa". La parte centrale del discorso di Napolitano è dedicata al lavoro. Il presidente sottolinea che ''occorre definire nuove forme di sicurezza sociale che sono state finora trascurate a favore di una copertura pensionistica più alta che in altri paesi o anche di provvidenze generatrici di sprechi''. Il presidente della Repubblica ricorda dunque la sua storia di sinistra, la sua vicinanza ai lavoratori, e si rivolge ai sindacati e alle forze sociali per sottolineare come il mondo sia ormai cambiato. Per questo occorre "ripensare e rinnovare le politiche sociali", senza rinunciare al modello europeo fatto di dignità e diritti del lavoro. "Sento molto le difficoltà di chi lavora e di chi rischia di perdere il lavoro", dice, ma credo che i lavoratori e le loro organizzazioni debbano esprimere uno "slancio costruttivo nel confronto", fare sacrifici e avere "visione e ruolo nazionale" come seppero fare nel Dopoguerra e nel tragico 1977 dell'inflazione al 20% e del terrorismo.
Il capo dello Stato punta poi il dito contro la "patologia" tutta italiana, da combattere con una seria lotta all'evasione e alla corruzione. "A partire dagli anni Ottanta - dice - la spesa pubblica è cresciuta in modo sempre più incontrollato, e ormai insostenibile. E c'è anche chi ne ha tratto e continua a trarne indebito profitto: a ciò si legano strettamente fenomeni di dilagante corruzione e parassitismo, di diffusa illegalità e anche di inquinamento criminale. Né, quando si parla di conti pubblici da raddrizzare, si può fare a meno di mettere nel mirino l'altra grande patologia italiana: una massiccia, distorsiva e ingiustificabile evasione fiscale. Che ci si debba impegnare a fondo per colpire corruzione ed evasione fiscale, è fuori discussione".
Napolitano difende poi la nascita del governo Monti e sottolinea che il ricorso al voto anticipato sarebbe stato "un azzardo pesante dal punto di vista dell'interesse generale del Paese". Napolitano riconosce quindi il "merito" dei partiti che hanno deciso di sostenere Monti ed esorta a continuare su questa strada. Ai cittadini infine, spetta il compito di vigilare sull'operato dei politici, senza cadere nell'antipolitica "perché - conclude Napolitano - non c'è futuro per l'Italia senza rigenerazione della politica e della fiducia nella politica".

Nel 2012 stangata di 2.103 euro a famiglia

Nel 2012, tra carburanti, maggiorazioni dell'Iva e crescita dei prezzi e delle tariffe, gli aumenti per famiglia toccheranno quota 2.103 euro. La stima è dell'OnF, l'Osservatorio nazionale di Federconsumatori, che ha calcolato l'impatto dell'aumento dei prezzi sui redditi a partire dagli effetti delle manovre varate quest'anno.
Un carico aggiuntivo pari a quasi la metà dell'esborso annuale di una famiglia media per la spesa alimentare (in base a dati Istat). ''Aumenti insostenibili che determineranno pesantissime ricadute sullo stile di vita delle famiglie e sull'intera economia, che dovrà continuare a fare i conti con una profonda e prolungata crisi dei consumi'', affermano Federconsumatori e Adusbef.
''E' ora di puntare sul rilancio: ripresa della domanda di mercato, liberalizzazioni e investimenti per l'innovazione e lo sviluppo tecnologico. Dovranno essere questi i 'buoni propositi' del governo per l'anno nuovo'', dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti delle due associazioni di consumatori.
Secondo i dati riportati dall'OnF., l'Osservatorio nazionale di Federconsumatori, e basati su rilevazioni Istat, a gravare maggiormente sui redditi delle famiglie nel 2012 sarà l'Imu, per 405 euro. Dopo la casa vengono i generi alimentari, che salgono di un +7%, fino a toccare quota 392 euro. Seguono l'aumento di prezzi su detersivi e prodotti in plastica e per la casa, tutti derivati del petrolio, per 123 euro, i costi per i carburanti (pari, accise regionali incluse, a 192 euro), il riscaldamento (195 euro) e le tariffe sul gas (113 euro).

Crisi: Merkel, 2012 sara' difficile ma c'e' fiducia

Per la zona euro e la Germania sara' un 2012 difficile ma ci sono buone ragioni per essere fiduciosi. E' il messaggio di fine anno, antipato dalla AFP, della cancelliera tedesca, Angela Merkel.
''La Germania - ha aggiunto la Merkel - sta facendo bene, anche se l'anno prossimo sara' senza dubbio piu' difficile del 2011''.
La Merkel ha inoltre sottolineato che il 2011 e' stato contrassegnato da grandi sconvolgimenti come la primavera araba e il disastro nucleare di Fukushima in Giappone.
''La crisi del debito - ha sottolineato la cancelliera - ci tiene ancora in sospeso'' e ''il percorso per superarla rimane lungo e non sara' privo di ostacoli. Alla fine di questo percorso, pero', l'Europa riemergera' piu' forte di quando e' entrata nella crisi''.

Berlusconi: "La causa della crisi? Non era del mio governo. La colpa è dell'euro"

''Non lascio la politica ma resto in campo per dare sostegno a nuove generazioni di politici del Pdl per portare il partito alla vittoria alle prossime elezioni''. E' uno dei passaggi del messaggio di Silvio Berlusconi diffuso durante l'edizione del Tg5 delle 8.
Per il Cavaliere, poi, nonostante la manovra "del governo dei professori", lo spread rimane "a livelli elevati" e la crisi "continua a mordere": "risulta sempre più evidente la vergogna di chi ha indicato il mio governo come l'unica causa di questa situazione''.
''Ho lasciato il governo - aggiunge l'ex premier - senza essere sfiduciato, proprio per senso di responsabilità e di sacrificio. Per fare l'interesse di tutti e sapendo che la causa della crisi non era il mio esecutivo ma l'euro: una moneta anomala che non ha alle spalle una banca centrale. Per questo l'Unione deve cambiare strategia e puntare non solo al rigore ma anche alla crescita''.
"Anche questa volta -sottolinea Berlusconi- ce la faremo, siamo un grande Paese e un grande popolo''. L'Europa, però, "è divisa e incapace di decidere e i mercati lo hanno capito. Questa cosa la paghiamo soprattutto noi italiani. Nel nostro Paese sono state fatte delle riforme. Il mio governo ha fatto una manovra per tenere sotto controllo i conti pubblici e ha avviato riforme strutturali importanti''.