Famiglia Cristiana accusa il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, di essere responsabile di una spaccatura del paese senza precedenti nella storia della Repubblica. Secondo l'editoriale del settimanale dei Paolini, anticipato sul sito internet, la spaccatura attuale del paese non e' di natura politica in senso tradizionale, ma del tutto personale, e ruota intorno alla figura di Berlusconi. ''Dal 1946 a oggi - si osserva nell'editoriale - non si e' mai vista una crisi simile''
3 febbraio 2011
2 febbraio 2011
Fini: "Serve l'impegno di tutti per costruire un'Italia senza furbizie"
C'e' "l
a necessita' di un impegno corale e convinto, e soprattutto condiviso tra le forze politiche e sociali piu' articolate, per costruire la nuova Italia del XXI secolo all'insegna del dinamismo, dello sviluppo, dell'energia creativa". Il presidente della Camera Gianfranco Fini, introducendo la lectio magistralis del premio Nobel per l'Economia, Edmund Phelps, a Montecitorio, auspica "una idea di nazione vitale e moderna, non rinchiusa nella paura, nella nostalgia e nel minimalismo, bensi' una nazione aperta, intraprendente, fiduciosa. Una comunita' in cammino animata dalla voglia di costruire e innovare. Una comunita' che non indica le scorciatoie della furbizia e che non vive alla giornata ma che sa preparare il futuro premiando il merito e l'intraprendenza".AIUTIAMO I GIOVANI - "Dobbiamo tutti impegnarci a fare in modo che essere nati negli anni Ottanta e Novanta diventi finalmente un privilegio e non una condizione penalizzante nel lavoro e nell'iniziativa economica. Se aiutiamo i ragazzi italiani a costruire il loro futuro di certo contribuiranno a costruire il futuro dell'Italia e a migliorare la qualita' complessiva dell'iniziativa politica".
a necessita' di un impegno corale e convinto, e soprattutto condiviso tra le forze politiche e sociali piu' articolate, per costruire la nuova Italia del XXI secolo all'insegna del dinamismo, dello sviluppo, dell'energia creativa". Il presidente della Camera Gianfranco Fini, introducendo la lectio magistralis del premio Nobel per l'Economia, Edmund Phelps, a Montecitorio, auspica "una idea di nazione vitale e moderna, non rinchiusa nella paura, nella nostalgia e nel minimalismo, bensi' una nazione aperta, intraprendente, fiduciosa. Una comunita' in cammino animata dalla voglia di costruire e innovare. Una comunita' che non indica le scorciatoie della furbizia e che non vive alla giornata ma che sa preparare il futuro premiando il merito e l'intraprendenza".AIUTIAMO I GIOVANI - "Dobbiamo tutti impegnarci a fare in modo che essere nati negli anni Ottanta e Novanta diventi finalmente un privilegio e non una condizione penalizzante nel lavoro e nell'iniziativa economica. Se aiutiamo i ragazzi italiani a costruire il loro futuro di certo contribuiranno a costruire il futuro dell'Italia e a migliorare la qualita' complessiva dell'iniziativa politica".CRISI: REDDITO FAMIGLIE -2,7%, PRIMO CALO DAL '95
Do
po 14 anni le famiglie italiane accusano una contrazione delle entrate. Nel 2009 il reddito disponibile delle famiglie italiane e' sceso del 2,7% e si tratta della prima flessione dal 1995 e nell'anno piu' acuto della crisi economica sono state le famiglie di Piemonte e Lombardia ad accusare maggiormente la contrazione del reddito mentre nel Mezzogiorno c'e' stata una sostanziale tenuta. E' quanto emerge dalla rilevazione dell'Istat sulla concentrazone del reddito familiare.La contrazione del reddito non e' pero' solo l'effetto della recessione. Gia' da alcuni anni la crescita delle entrate delle famiglie italiane sta arrancando.Tra il 2006 e il 2009 il reddito delle famiglie italiane si e' concentrato, in media, per circa il 53 per cento nelle regioni del Nord, per il 26 per cento circa nel Mezzogiorno e per il restante 21 per cento nel Centro ma tale distribuzione ha mostrato alcune variazioni che hanno interessato principalmente il Nord-ovest, il quale ha visto diminuire la sua quota di 0,6 punti percentuali (dal 31,1 del 2006 al 30,5 per cento nel 2009) a favore di Centro e Mezzogiorno (+0,4 e +0,2 punti percentuali rispettivamente). La quota di reddito disponibile delle Famiglie del Nord-est e' rimasta invariata al 22 per cento.
po 14 anni le famiglie italiane accusano una contrazione delle entrate. Nel 2009 il reddito disponibile delle famiglie italiane e' sceso del 2,7% e si tratta della prima flessione dal 1995 e nell'anno piu' acuto della crisi economica sono state le famiglie di Piemonte e Lombardia ad accusare maggiormente la contrazione del reddito mentre nel Mezzogiorno c'e' stata una sostanziale tenuta. E' quanto emerge dalla rilevazione dell'Istat sulla concentrazone del reddito familiare.La contrazione del reddito non e' pero' solo l'effetto della recessione. Gia' da alcuni anni la crescita delle entrate delle famiglie italiane sta arrancando.Tra il 2006 e il 2009 il reddito delle famiglie italiane si e' concentrato, in media, per circa il 53 per cento nelle regioni del Nord, per il 26 per cento circa nel Mezzogiorno e per il restante 21 per cento nel Centro ma tale distribuzione ha mostrato alcune variazioni che hanno interessato principalmente il Nord-ovest, il quale ha visto diminuire la sua quota di 0,6 punti percentuali (dal 31,1 del 2006 al 30,5 per cento nel 2009) a favore di Centro e Mezzogiorno (+0,4 e +0,2 punti percentuali rispettivamente). La quota di reddito disponibile delle Famiglie del Nord-est e' rimasta invariata al 22 per cento.Il periodo analizzato ha poi visto il progressivo ridursi del tasso di crescita del reddito disponibile nazionale, che e' passato da un incremento del 3,5 per cento del 2006 ad una flessione del 2,7 per cento nel 2009, la prima dal 1995.L'impatto e' stato piu' forte nel settentrione (-4,1 per cento nel Nord-ovest e -3,4 per cento nel Nord-est) e piu' contenuto al Centro (-1,8 per cento) e nel Mezzogiorno (-1,2 per cento). In generale, tale diminuzione e' essenzialmente da attribuire alla marcata contrazione dei redditi da capitale, anche se, in alcune regioni (in particolare Piemonte e Abruzzo), un importante contributo negativo e' venuto dal rallentamento dei redditi da lavoro dipendente.La significativa diminuzione del reddito disponibile registrata dal Nord-ovest nel 2009 e' da imputarsi alla cattiva performance di Piemonte e Lombardia, che da sole rappresentano il 90 per cento del reddito disponibile della circoscrizione.Le famiglie residenti nelle regioni meridionali sembrano aver subito in misura minore l'impatto della crisi. Calabria e Sicilia sono le uniche due regioni italiane in cui il reddito disponibile delle famiglie ha mostrato tassi di crescita lievemente positivi; in tali regioni, peraltro, anche la dinamica del Pil e' stata migliore che altrove. Le regioni con i tassi di crescita del reddito delle famiglie piu' modesti sono state Molise e Calabria (+0,8 e +1,1 per cento rispettivamente).Anche a tavola la crisi fa sentire i suoi effetti negativi e costringe a tirare la cinghia. Nel 2009 (ultimi dati disponibili) una famiglia su tre e' stata obbligata a ''tagliare'' gli acquisti alimentari, mentre tre su cinque hanno dovuto modificare il menu' quotidiano e oltre il 30 per cento, proprio a causa delle difficolta' economiche, ha comprato prodotti di qualita' inferiore.''Analoga - spiega la Cia - la percentuale di chi si rivolge ormai esclusivamente alle 'promozioni' commerciali, che sono sempre piu' frequenti soprattutto nella Grande distribuzione.Una tendenza che sembra consolidarsi anche nel 2010, visto che le prime stime parlano di consumi alimentari al palo''.''La situazione descritta dall'Istat e' altamente allarmante, soprattutto perche' registra la sempre maggiore difficolta' delle famiglie'', afferma Antonio Borghesi, vice capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera. ''Cio' che preoccupa e' l'indifferenza del governo di fronte a quelli che sono i reali problemi del Paese - aggiunge Borghesi - un governo nella cui agenda ora c'e' il federalismo, che con ogni probabilita' andra' ad aumentare le tasse ed un pacchetto di riforme per la crescita che fa acqua da tutte le parti''.Commenti preoccupati anche dal Pd che per bocca di Enrico Farinone afferma ''i dati dell'Istat dimostrano l'assoluta incapacita' del governo di intervenire sul ceto medio. La crisi c'e' ancora, i consumi sono in calo perche' le famiglie non sono state aiutate con adeguati interventi sui redditi''.Toni allarmati anche dalle Acli. Dall'Istat arriva purtroppo la conferma di una percezione ampiamente diffusa tra le famiglie italiane - afferma il presidente delle Acli, Andrea Olivero - la percezione di una progressiva erosione dei redditi disponibili a fronte di una contemporanea contrazione dei servizi pubblici. Una diminuzione delle risorse, tra l'altro, non equamente distribuita, ma che allarga la forbice tra famiglie ricche e famiglie povere''.Per Olivero il dato e' ''preoccupante anche dal punto di vista simbolico, perche' rappresenta la conferma per le famiglie di uno slittamento verso il basso, che puo' incidere negativamente sul futuro, ingenerando un processo pericoloso di sfiducia e di rassegnazione''
Berlusconi: ''Rilancerò l'economia''
"V
ogliamo dare una delle più forti scosse della storia italiana per arrivare a un incremento del pil del 3%, magari anche del 4% nel giro di cinque anni". Lo afferma Silvio Berlusconi al 'Tg1'. Inoltre "stiamo approvando i decreti di attuazione del federalismo fiscale che non comporterà alcun aumento delle imposte ma che farà pagare le tasse agli evasori, coinvolgendo i Comuni nella valutazione delle dichiarazioni dei redditi". Per quanto riguarda le imprese, "finora troppi vincoli hanno creato una sorta di Medioevo burocratico intorno alle imprese. Noi vogliamo abbattere questo muro, vogliamo attuare una vera Rivoluzione liberale con la modifica dell'articolo 41 della Costituzione. Vogliamo liberare l'Italia dalla mentalità statalista che ostacola gli investimenti, che distrugge ricchezza e lavoro" dice Berlusconi, parlando poi della "imposta patrimoniale sugli immobili, che rappresentano la ricchezza dell'85% delle famiglie italiane" come di "un gigantesco esproprio. Noi però non consentiremo che questo avvenga" afferma il presidente del Consiglio.
ogliamo dare una delle più forti scosse della storia italiana per arrivare a un incremento del pil del 3%, magari anche del 4% nel giro di cinque anni". Lo afferma Silvio Berlusconi al 'Tg1'. Inoltre "stiamo approvando i decreti di attuazione del federalismo fiscale che non comporterà alcun aumento delle imposte ma che farà pagare le tasse agli evasori, coinvolgendo i Comuni nella valutazione delle dichiarazioni dei redditi". Per quanto riguarda le imprese, "finora troppi vincoli hanno creato una sorta di Medioevo burocratico intorno alle imprese. Noi vogliamo abbattere questo muro, vogliamo attuare una vera Rivoluzione liberale con la modifica dell'articolo 41 della Costituzione. Vogliamo liberare l'Italia dalla mentalità statalista che ostacola gli investimenti, che distrugge ricchezza e lavoro" dice Berlusconi, parlando poi della "imposta patrimoniale sugli immobili, che rappresentano la ricchezza dell'85% delle famiglie italiane" come di "un gigantesco esproprio. Noi però non consentiremo che questo avvenga" afferma il presidente del Consiglio. Inoltre ''rilanceremo il piano casa; riformeremo i servizi pubblici locali, con forti aperture alle imprese private per guadagnare efficienza e qualita'; daremo anche attuazione al nostro piano per il Sud, che si basa sulla fiscalita' di vantaggio, che comporta meno tasse per le aziende e ha delle zone a burocrazia zero". Lo
Sul caso Ruby, ''nonostante gli attacchi inauditi che mi vengono rivolti - sottolinea Berlusconi al 'Tg1' - resto sereno e colgo questa occasione per assicurare agli italiani che continueremo a lavorare per garantire a tutti, soprattutto ai giovani, una prospettiva di libertà e di benessere''.
Sul caso Ruby, ''nonostante gli attacchi inauditi che mi vengono rivolti - sottolinea Berlusconi al 'Tg1' - resto sereno e colgo questa occasione per assicurare agli italiani che continueremo a lavorare per garantire a tutti, soprattutto ai giovani, una prospettiva di libertà e di benessere''.
30 gennaio 2011
Pd: "Berlusconi mette a ferro e fuoco le istituzioni, mandiamolo a casa"
"E’ o
rmai evidente che Berlusconi vuole che muoia Sansone con tutti i filistei. Pur di non cedere, Berlusconi mette a ferro e fuoco le istituzioni. E’ necessario mandarlo a casa prima che provochi nuovi danni irreparabili". Parole di Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria nazionale del Pd. "Per questo– continua Migliavacca- il Partito democratico è impegnato a raccogliere milioni di firme per chiedere le dimissioni del premier e tornare finalmente ad occuparsi dei problemi degli italiani, dimenticati da questo governo. Come ha più volte detto il segretario del Pd Bersani, il secondo e ultimo tempo del berlusconismo sarà caratterizzato da strappi drammatici alle regole e perfino da elementi di rischio".
"Anche da questa consapevolezza– sottolinea- è nata la proposta di una piattaforma programmatica del Pd che prevede una riforma repubblicana e un patto per la crescita e per il lavoro, elementi sui quali chiamare al confronto tutte le forze politiche dell’opposizione e tutte le forze sociali. Il Pd è il pilastro attorno al quale si può costruire un'alleanza che avvia il superamento di questa fase buia della storia italiana".
rmai evidente che Berlusconi vuole che muoia Sansone con tutti i filistei. Pur di non cedere, Berlusconi mette a ferro e fuoco le istituzioni. E’ necessario mandarlo a casa prima che provochi nuovi danni irreparabili". Parole di Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria nazionale del Pd. "Per questo– continua Migliavacca- il Partito democratico è impegnato a raccogliere milioni di firme per chiedere le dimissioni del premier e tornare finalmente ad occuparsi dei problemi degli italiani, dimenticati da questo governo. Come ha più volte detto il segretario del Pd Bersani, il secondo e ultimo tempo del berlusconismo sarà caratterizzato da strappi drammatici alle regole e perfino da elementi di rischio"."Anche da questa consapevolezza– sottolinea- è nata la proposta di una piattaforma programmatica del Pd che prevede una riforma repubblicana e un patto per la crescita e per il lavoro, elementi sui quali chiamare al confronto tutte le forze politiche dell’opposizione e tutte le forze sociali. Il Pd è il pilastro attorno al quale si può costruire un'alleanza che avvia il superamento di questa fase buia della storia italiana".
Campagna UIL: "meno costi della politica = meno tasse". Dichiarazione di Guglielmo Loy, Segretario confederale UIL
Per tutelare lavoratori dipendenti e pensionati dal
rischio di un probabile aumento della pressione fiscale locale, in vista dell’approvazione del Decreto Attuativo del fisco municipale, abbiamo invitato i segretari territoriali della nostra Organizzazione ad inviare una lettera a tutti i Sindaci del proprio territorio di riferimento.
Nella lettera, di cui abbiamo predisposto un fac simile, i nostri dirigenti sindacali chiederanno di evitare aumenti della pressione fiscale per i cittadini e di privilegiare, invece, provvedimenti volti alla riduzione dei costi della politica, ad iniziare da quelli per il funzionamento di Giunte e Consigli. Ai comuni basterebbe infatti diminuire del 20% le uscite per le spese istituzionali per recuperare notevoli risorse, evitando così possibili maggiorazioni dell’Irpef locale.
L’iniziativa rientra in una campagna che impegnerà nelle prossime settimane l’intera Organizzazione e che si condenserà nello slogan “meno costi della politica = meno tasse”.
rischio di un probabile aumento della pressione fiscale locale, in vista dell’approvazione del Decreto Attuativo del fisco municipale, abbiamo invitato i segretari territoriali della nostra Organizzazione ad inviare una lettera a tutti i Sindaci del proprio territorio di riferimento.Nella lettera, di cui abbiamo predisposto un fac simile, i nostri dirigenti sindacali chiederanno di evitare aumenti della pressione fiscale per i cittadini e di privilegiare, invece, provvedimenti volti alla riduzione dei costi della politica, ad iniziare da quelli per il funzionamento di Giunte e Consigli. Ai comuni basterebbe infatti diminuire del 20% le uscite per le spese istituzionali per recuperare notevoli risorse, evitando così possibili maggiorazioni dell’Irpef locale.
L’iniziativa rientra in una campagna che impegnerà nelle prossime settimane l’intera Organizzazione e che si condenserà nello slogan “meno costi della politica = meno tasse”.
Berlusconi: "No alle urne. Chi oggi vuole il voto pensa soltanto ai propri interessi"
''No
nostante quello che sta accadendo, sono sempre sereno e determinato, continuiamo a governare, abbiamo una squadra di governo capace e appassionata'', ''affrontiamo i problemi e li risolviamo ''. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi in un collegamento telefonico con la convention dell'Adc di Francesco Pionati a Cassino. Il Cavaliere ha ribadito che in ''Parlamento abbiamo una maggioranza'' come dimostrato dagli ultimi voti in aula. Berlusconi e' certo che "i numeri tengano. Ne sono convinto".
"Lo abbiamo dimostrato vincendo sette a zero contro gli agguati della sinistra -ha proseguito il premier-. Andiamo avanti a governare in mezzo a tutte le difficolta' che conosciamo".
"Non c'e' alternativa a questa maggioranza" ribadisce Berlusconi. "Dobbiamo andare avanti con la maggioranza che abbiamo in Parlamento che ci consente di fare le riforme, a partire dal federalismo, dal fisco e dalla giustizia, a cui Fini ha detto di no", ha sottolineato il presidente del Consiglio.
E proprio riferendosi agli 'ex' alleati Fini e Casini, il premier ha aggiunto: "Senza di loro siamo piu' liberi, piu' forti e piu' determinati che mai. Siamo meglio messi e siamo determinatissimi".
nostante quello che sta accadendo, sono sempre sereno e determinato, continuiamo a governare, abbiamo una squadra di governo capace e appassionata'', ''affrontiamo i problemi e li risolviamo ''. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi in un collegamento telefonico con la convention dell'Adc di Francesco Pionati a Cassino. Il Cavaliere ha ribadito che in ''Parlamento abbiamo una maggioranza'' come dimostrato dagli ultimi voti in aula. Berlusconi e' certo che "i numeri tengano. Ne sono convinto"."Lo abbiamo dimostrato vincendo sette a zero contro gli agguati della sinistra -ha proseguito il premier-. Andiamo avanti a governare in mezzo a tutte le difficolta' che conosciamo".
"Non c'e' alternativa a questa maggioranza" ribadisce Berlusconi. "Dobbiamo andare avanti con la maggioranza che abbiamo in Parlamento che ci consente di fare le riforme, a partire dal federalismo, dal fisco e dalla giustizia, a cui Fini ha detto di no", ha sottolineato il presidente del Consiglio.
E proprio riferendosi agli 'ex' alleati Fini e Casini, il premier ha aggiunto: "Senza di loro siamo piu' liberi, piu' forti e piu' determinati che mai. Siamo meglio messi e siamo determinatissimi".
Berlusconi ha attaccato poi chi parla oggi di elezioni. ''Chi oggi vuole il voto, in realta' pensa solo ai propri interessi. Lo fa per la propria gestione e spartizione del potere, non pensa invece a dar vita ad un nuovo governo per fare le riforme necessarie al Paese".
Il premier ha lamentato inoltre il "muro di questa opposizione che dice no a tutto quello che proponiamo e che non fa una sola proposta utile al Paese".
Quindi, ha lanciato un altro attacco al 'terzo polo'. Oltre al muro dell'opposizione, ''abbiamo avuto un secondo muro che ha messo ostacoli sulla strada della governabilita', tutti quei politici di lungo corso che si sono riuniti tutti insieme'' ha detto Berlusconi riferendosi a Fini, Casini e Rutelli. Secondo il premier ''il passato e' rappresentato da questo fantomatico terzo polo''. E invece, ''se l'Italia ha una possibilita' di uscire dalla crisi e' proprio per l'alleanza tra il Pdl, la Lega di Bossi e il gruppo dei responsabili di cui tu -dice Berlusconi rivolto a Pionati- sei il promotore. Tutte le altre formule sarebbero un ritorno al passato'' ha concluso il premier.
Il premier ha lamentato inoltre il "muro di questa opposizione che dice no a tutto quello che proponiamo e che non fa una sola proposta utile al Paese".
Quindi, ha lanciato un altro attacco al 'terzo polo'. Oltre al muro dell'opposizione, ''abbiamo avuto un secondo muro che ha messo ostacoli sulla strada della governabilita', tutti quei politici di lungo corso che si sono riuniti tutti insieme'' ha detto Berlusconi riferendosi a Fini, Casini e Rutelli. Secondo il premier ''il passato e' rappresentato da questo fantomatico terzo polo''. E invece, ''se l'Italia ha una possibilita' di uscire dalla crisi e' proprio per l'alleanza tra il Pdl, la Lega di Bossi e il gruppo dei responsabili di cui tu -dice Berlusconi rivolto a Pionati- sei il promotore. Tutte le altre formule sarebbero un ritorno al passato'' ha concluso il premier.
D'Alema: "Dobbiamo andare a elezioni, la maggioranza non vuole aprire nuova fase"
Di
fronte al fatto che la maggioranza non intende aprire una fase politica nuova, noi dobbiamo puntare verso le elezioni". Lo dice Massimo D'Alema a 'In mezz'ora'.
D'Alema ricorda che "l'opposizione si era resa disponibile a prendersi la responsabilita' di un nuovo governo anche collaborando con la maggioranza, ma hanno risposto con arroganza e hanno preteso di rimpiazzare il vuoto lasciato da Fini con un gruppetto raccogliticcio".
"Noi dobbiamo fare nostra parte e non strattonare il capo dello Stato" che certo "ha il potere di sciogliere il Parlamento", prosegue D'Alema che sottolinea come sia "evidente che il capo dello Stato non possa che essere preoccupato dal conflitto istituzionale" che vive il Paese.
Secondo il presidentre del Copasir è necessario quindi "uscire al piu' presto da questa condizione ormai insostenibile. Non c'è paese civile al mondo in cui un premier nelle condizioni di Berlusconi resta al suo posto". Siamo di fronte a "un potere politico che si erge al di sopra della legalita'. E' un attentato alla Costituzione", aggiunge ricordando quanto accaduto in Isreale: "Il presidente israeliano, quando fu accusato di molestie verso alcune collaboratrici, si e' dimesso".
fronte al fatto che la maggioranza non intende aprire una fase politica nuova, noi dobbiamo puntare verso le elezioni". Lo dice Massimo D'Alema a 'In mezz'ora'.D'Alema ricorda che "l'opposizione si era resa disponibile a prendersi la responsabilita' di un nuovo governo anche collaborando con la maggioranza, ma hanno risposto con arroganza e hanno preteso di rimpiazzare il vuoto lasciato da Fini con un gruppetto raccogliticcio".
"Noi dobbiamo fare nostra parte e non strattonare il capo dello Stato" che certo "ha il potere di sciogliere il Parlamento", prosegue D'Alema che sottolinea come sia "evidente che il capo dello Stato non possa che essere preoccupato dal conflitto istituzionale" che vive il Paese.
Secondo il presidentre del Copasir è necessario quindi "uscire al piu' presto da questa condizione ormai insostenibile. Non c'è paese civile al mondo in cui un premier nelle condizioni di Berlusconi resta al suo posto". Siamo di fronte a "un potere politico che si erge al di sopra della legalita'. E' un attentato alla Costituzione", aggiunge ricordando quanto accaduto in Isreale: "Il presidente israeliano, quando fu accusato di molestie verso alcune collaboratrici, si e' dimesso".
Le dichiarazioni di D'Alema seguono l'intervista rilasciata a 'Repubblica' in edicola oggi, nella quale affermava come il Paese stesse attraversando "una crisi democratica gravissima" e nella quale ribadita la ncessità, "se Berlusconi non si dimette", di andare "alle elezioni anticipate". Andare al voto, quindi, e "chiedere agli elettori di promuovere quel governo di responsabilita' nazionale che e' necessario al Paese, per uscire da una crisi cosi' profonda", aveva detto D'Alema a 'Repubblica' lanciando quindi un "appello alle forze politiche di questo potenziale schieramento: uniamoci, tutti insieme, per superare il berlusconismo".
Parole che avevano trovato subito la risposta di Antonio Di Pietro, leader dell'Idv. "L'alleanza costituente" lanciata dal presidente del Copasir e che si rivolge anche a Fli, è "un accoppiamento contro natura", una coalizione "senza un programma" perche' troppo diversa e quindi "non convincente". "Mi fa piacere -dice Di Pietro alla'Adnkronos- che buon ultimo D'Alema si accorga oggi della necessita' di liberarsi di Berlusconi . E, soprattutto, di andare alle elezioni e non di continuare a cincischiare cercando una maggioranza alternativa che non c'e' perche' i numeri sono quelli che sono". Per andare al voto anticipato, osserva Di Pietro, "non vi e' dubbio che bisogna passare prima attraverso la forca caudina di 316 parlamentari da trovare in aula. Questo puo' avvenire solo se una parte della maggioranza e tutta l'opposizone unita danno vita a un 'fronte di liberazione parlamantare'".
Aveva preferito non commentare a caldo Pier Ferdinando Casini, che a Sky Tg24 aveva spiegato: "Credo che sulla proposta di D'Alema occorra una riflessione molto seria. Non si può liquidarla con una battuta", dice il leader dell'Udc.
Da Fli aveva risposto Adolfo Urso: no alla "logica del tutti contro Berlusconi" e no a trasformare le elezioni "in un plebiscito" attorno al Cavaliere, piuttosto va costruita "un'alternativa credibile soprattutto sul piano di quelle riforme liberali" che il governo "non ha affatto realizzato". "Penso sia prioritario in questo momento costruire questa alleanza riformista e modernizzatrice. Noi, non a caso, abbiamo parlato di 'nuovo polo per l'Italia'. Questa è la risposta piu' compiuta a quei tanti elettori che hanno dato credito al sogno berlusconiano e ora si ritrovano sgomenti davanti a un incubo che mai avrebbero potuto immaginare", spiega.
Quindi, per Urso, la priorita' e' un'alleanza con "tutte le forze moderati e riformiste tanto piu' di fronte a sondaggi che dicono che, chi si arrocca nel Pdl, lo fa perche' non vede un'alternativa nello stesso spazio politico del centrodestra. Dobbiamo guardare a quel 40 per cento di elettori che si dicono incerti o propensi all'astensione. Questi elettori aspettano no una santa alleanza ma una proposta politica diversa e competitiva rispetto a quella naufragata nel berlusconismo".
Parole che avevano trovato subito la risposta di Antonio Di Pietro, leader dell'Idv. "L'alleanza costituente" lanciata dal presidente del Copasir e che si rivolge anche a Fli, è "un accoppiamento contro natura", una coalizione "senza un programma" perche' troppo diversa e quindi "non convincente". "Mi fa piacere -dice Di Pietro alla'Adnkronos- che buon ultimo D'Alema si accorga oggi della necessita' di liberarsi di Berlusconi . E, soprattutto, di andare alle elezioni e non di continuare a cincischiare cercando una maggioranza alternativa che non c'e' perche' i numeri sono quelli che sono". Per andare al voto anticipato, osserva Di Pietro, "non vi e' dubbio che bisogna passare prima attraverso la forca caudina di 316 parlamentari da trovare in aula. Questo puo' avvenire solo se una parte della maggioranza e tutta l'opposizone unita danno vita a un 'fronte di liberazione parlamantare'".
Aveva preferito non commentare a caldo Pier Ferdinando Casini, che a Sky Tg24 aveva spiegato: "Credo che sulla proposta di D'Alema occorra una riflessione molto seria. Non si può liquidarla con una battuta", dice il leader dell'Udc.
Da Fli aveva risposto Adolfo Urso: no alla "logica del tutti contro Berlusconi" e no a trasformare le elezioni "in un plebiscito" attorno al Cavaliere, piuttosto va costruita "un'alternativa credibile soprattutto sul piano di quelle riforme liberali" che il governo "non ha affatto realizzato". "Penso sia prioritario in questo momento costruire questa alleanza riformista e modernizzatrice. Noi, non a caso, abbiamo parlato di 'nuovo polo per l'Italia'. Questa è la risposta piu' compiuta a quei tanti elettori che hanno dato credito al sogno berlusconiano e ora si ritrovano sgomenti davanti a un incubo che mai avrebbero potuto immaginare", spiega.
Quindi, per Urso, la priorita' e' un'alleanza con "tutte le forze moderati e riformiste tanto piu' di fronte a sondaggi che dicono che, chi si arrocca nel Pdl, lo fa perche' non vede un'alternativa nello stesso spazio politico del centrodestra. Dobbiamo guardare a quel 40 per cento di elettori che si dicono incerti o propensi all'astensione. Questi elettori aspettano no una santa alleanza ma una proposta politica diversa e competitiva rispetto a quella naufragata nel berlusconismo".
26 gennaio 2011
''Privatizzare il debito'', la ricetta di Capaldo sui conti pubblici. "Sì" della Marcegaglia
In I
talia bisogna ''aggredire con determinazione il debito pubblico'' attraverso una ''sorta di privatizzazione''. Pellegrino Capaldo, ordinario di economia aziendale alla Sapienza, in un'intervista al Corriere della sera spiega che ''se e' vero che il debito pubblico e' in ultima istanza un debito di noi cittadini tanto vale accollarcelo, almeno in parte direttamente, alleggerendo in corrispondenza lo Stato''. Le risorse cosi' liberate, afferma Capaldo, potrebbero essere utilizzate per investire ''secondo un disegno razionale e condiviso. La medicina e' molto amara ma la guarigione e' possibile. Dal punto di vista dei cittadini sarebbe un errore ricusare la medicina solo perche' e' dura, senza domandarsi se vi siano alternative e senza tener conto dei risultati che e' in grado di produrre''.
Secondo Capaldo l'Italia ha ''potenzialita' enormi, potremmo primeggiare in tanti settori. Ma per crescere dobbiamo investire e questo e' praticamente impossibile perche' ci mancano i mezzi, soffocati come siamo da un debito pubblico di enormi dimensioni e da un bilancio statale irrigidito oltre ogni misura''.
talia bisogna ''aggredire con determinazione il debito pubblico'' attraverso una ''sorta di privatizzazione''. Pellegrino Capaldo, ordinario di economia aziendale alla Sapienza, in un'intervista al Corriere della sera spiega che ''se e' vero che il debito pubblico e' in ultima istanza un debito di noi cittadini tanto vale accollarcelo, almeno in parte direttamente, alleggerendo in corrispondenza lo Stato''. Le risorse cosi' liberate, afferma Capaldo, potrebbero essere utilizzate per investire ''secondo un disegno razionale e condiviso. La medicina e' molto amara ma la guarigione e' possibile. Dal punto di vista dei cittadini sarebbe un errore ricusare la medicina solo perche' e' dura, senza domandarsi se vi siano alternative e senza tener conto dei risultati che e' in grado di produrre''.Secondo Capaldo l'Italia ha ''potenzialita' enormi, potremmo primeggiare in tanti settori. Ma per crescere dobbiamo investire e questo e' praticamente impossibile perche' ci mancano i mezzi, soffocati come siamo da un debito pubblico di enormi dimensioni e da un bilancio statale irrigidito oltre ogni misura''.
A condividere la proposta è Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che spiega: ''In Giunta oggi abbiamo parlato molto del problema del fisco e del debito pubblico che e' troppo alto. La proposta di Pellegrino Capaldo che ho letto oggi sul Corriere della Sera noi la condividiamo'', ha detto a margine della riunione della Giunta degli industriali. ''Si sta affermando questa idea che la soluzione del problema del debito pubblico debba venire da una patrimoniale, noi siamo in assoluto disaccordo. Noi pensiamo che invece venga dalla vendita di una parte del patrimonio pubblico, come dice Capaldo e come anche il nostro centro studi aveva evidenziato: ci sono 500 miliardi, di cui 385 di immobili vendibili''. Per Marcegaglia si tratta di ''un tema su cui lavorare. Noi saremo disponibilissimi se il governo ci contattera' o vorra' un supporto. Riteniamo questa cosa molto giusta e pensiamo sia una cosa su cui andare avanti''.
Una proposta di Capaldo è "interessante" ma "non vorrei che iniziando a parlare di misure straordinarie per tagliare il debito pubblico, si creasse allarme sui mercati finanziari" ha commentato Vincenzo Visco, economista ed ex ministro del Tesoro, che all'Adnkronos spiega: "La proposta ha un senso, una sua razionalita' e una certa equita' - aggiunge - ma vorrei ricordare che gli immobili non sono stati gli unici beni a rivalutarsi. Senza contare che sarebbe meglio intervenire per riaggiustare il sistema fiscale. In quella sede si potrebbe decidere un imposizione sul patrimonio consistente ma ordinaria, cosi' come avviene negli Stati Uniti" dove le tasse sugli immobili sono molto piu' elevate che in Europa. "Noi - aggiunge Visco - ne avevamo un abbozzo con l'Ici, che e' stata abolita a furor di popolo". Di qui la difficolta', riconosciuta dallo stesso Capaldo, di intervenire su un tema 'popolare' come quello del patrimonio immobiliare.
Pur riconoscendo la gravita' del debito italiano ("che si era accumulato negli '80, ridotto in quelli '90 e dal 2001 e' tornato a crescere, con la parentesi del secondo governo Prodi"), l'ex ministro sottolinea come "una soluzione razionale dovrebbe essere trovata a livello europeo". A tale proposito, Visco ricorda di aver "avanzato una proposta, discussa in sede di Parlamento Europeo, che libererebbe i bilanci pubblici dell'extra debito: d'altronde non e' giusto che la gente paghi per un debito di cui non ha colpa". Anche se, conclude, per quanto riguarda l'Italia "alla fine sarebbe meglio far pagare tasse a chi non le paga".
Di "proposta intelligente e suggestiva, fatta da una persona di grande capacita' per la quale tutti abbiamo grande rispetto e stima" parla Lamberto Dini che dice: "La proposta colpisce un solo tipo di ricchezza, la proprieta' immobiliare, e questo farebbe discutere -premette Dini all'ADNKRONOS-. Inoltre, per coloro che hanno l'immobile di proprieta' da molto tempo non si puo' dire che abbiano fino ad oggi goduto di una rendita. Per realizzarla, si pone il problema di come determinare il valore corrente di tutti gli immobili. Sara' un lavoro grande", dice ancora l'ex presidente del Consiglio.
"Inoltre, sarebbe un'imposta pesante su plusvalenze non realizzate. Questo normalmente non viene fatto dalla piu' parte dei sistemi tributari, perche' generalmente le plusvalenze si tassano al monento in cui sono realizzate, comprese le finanziarie", sono ancora le osservazioni di Dini.
E se il presidente della commissione Finanze del Senato, Mario Baldassarri (Fli) vede nella proposta il "tassare due volte il risparmio", chiedendo a Capaldo perche' "alle societa' immobiliari quotate in Borsa si e' accordata la cedolare secca...", per il presidente della Confesercenti Marco Venturi si tratta di una "follia, un debito accumulato in tanti anni di spesa facile non si puo' scaricare cosi'''. ''Gia' ci troviamo in una situazione di bassa crescita e con consumi ridottissimi - sottolinea il presidente - credo che il nostro obiettivo debba essere quello di far crescere il paese e non di cancellare il debito'' attraverso la sua distribuzione nel privato.
''Privatizzare il debito pubblico mi sembra una cosa un po' difficile da digerire'', commenta il parlamentare 'responsabile' Massimo Calearo, ex presidente di Federmeccanica, che lancia una proposta: ''Promuoviamo il mecenatismo alla Della Valle defiscalizzando chi investe in arte e cultura''.
''Facciamo nascere tanti mecenati -dice Calearo all'ADNKRONOS- sul modello di Della Valle che ha investito 25 milioni di euro per la ristrutturazione del Colosseo. L'Italia e' il piu' grande museo a cielo aperto; defiscalizziamo chi investe in arte e cultura''.
"Sappiamo che in giro c'e' voglia di patrimoniale perche' quando non si sa come attaccare i debiti si sceglie di colpire 'facilmente' i patrimoni" dice Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia. L'idea di una imposta straordinaria sulle plusvalenze immobiliarii, secondo Sforza Fogliani, "ipotizza 'un'ingiustizia nell'ingiustizia' perche' c'e' una parte del patrimonio immobiliare che non da' reddito, mi ricorda certe patrimoniali del passato, come quella sui gioielli. Anzi, sarebbe come un ripristino della vecchia Invim".
Netto anche il giudizio di Helga Thaler Ausserhofer (Svp), componente della commissione Bilancio di palazzo Madama: "Mi pare che la proposta di Pellegrino Capaldo pecchi di scarsa fantasia, perche' ripropone la vecchia ricetta della tassazione sulla casa, mentre noi diciamo no a nuove tasse sulla casa, e questo anche nell'ambito della discussione sul federalismo municipale".
Una proposta ''estrema'' che si colloca bene solo in un orizzonte da ''catastrofe e da 'day after''' dice il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani, che all'Adnkronos spiega: ''E' una misura estrema, di risparmio forzoso che andrebbe contestualizzata in uno scenario di catastrofe gia' avvenuta'', osserva Pirani.
Per Lino Duilio del Pd, invece, l'idea non andrebbe "scartata a priori" ma andrebbe valutata "in un discorso piu' complesso''. ''L'idea di Capaldo non e' particolarmente nuova. Dell'argomento ha parlato di recente Amato e anche nella relazione di Veltroni c'e' una rievocazione. Si tratta di soluzioni -spiega - non possono essere affidate a boutade improvvisate. Intanto, perche', per come la macchina pubblica e' conciata, non e' facile realizzare un'operazione del genere''.
Di diverso avviso Stefano Fassina, responsabile Economia del Pd: ''La proposta di Pellegrino Capaldo, come altre proposte emerse negli ultimi giorni, sono sbagliate in quanto profondamente inique. Un'imposta patrimoniale ha senso in un contesto dove i doveri fiscali sono osservati e comunque andrebbe applicata a tutte le tipologie di ricchezza in Italia. L'enorme livello dell'evasione fiscale, farebbe gravare in modo insostenibile il carico sui soliti noti che gia' pagano troppo".
Una proposta di Capaldo è "interessante" ma "non vorrei che iniziando a parlare di misure straordinarie per tagliare il debito pubblico, si creasse allarme sui mercati finanziari" ha commentato Vincenzo Visco, economista ed ex ministro del Tesoro, che all'Adnkronos spiega: "La proposta ha un senso, una sua razionalita' e una certa equita' - aggiunge - ma vorrei ricordare che gli immobili non sono stati gli unici beni a rivalutarsi. Senza contare che sarebbe meglio intervenire per riaggiustare il sistema fiscale. In quella sede si potrebbe decidere un imposizione sul patrimonio consistente ma ordinaria, cosi' come avviene negli Stati Uniti" dove le tasse sugli immobili sono molto piu' elevate che in Europa. "Noi - aggiunge Visco - ne avevamo un abbozzo con l'Ici, che e' stata abolita a furor di popolo". Di qui la difficolta', riconosciuta dallo stesso Capaldo, di intervenire su un tema 'popolare' come quello del patrimonio immobiliare.
Pur riconoscendo la gravita' del debito italiano ("che si era accumulato negli '80, ridotto in quelli '90 e dal 2001 e' tornato a crescere, con la parentesi del secondo governo Prodi"), l'ex ministro sottolinea come "una soluzione razionale dovrebbe essere trovata a livello europeo". A tale proposito, Visco ricorda di aver "avanzato una proposta, discussa in sede di Parlamento Europeo, che libererebbe i bilanci pubblici dell'extra debito: d'altronde non e' giusto che la gente paghi per un debito di cui non ha colpa". Anche se, conclude, per quanto riguarda l'Italia "alla fine sarebbe meglio far pagare tasse a chi non le paga".
Di "proposta intelligente e suggestiva, fatta da una persona di grande capacita' per la quale tutti abbiamo grande rispetto e stima" parla Lamberto Dini che dice: "La proposta colpisce un solo tipo di ricchezza, la proprieta' immobiliare, e questo farebbe discutere -premette Dini all'ADNKRONOS-. Inoltre, per coloro che hanno l'immobile di proprieta' da molto tempo non si puo' dire che abbiano fino ad oggi goduto di una rendita. Per realizzarla, si pone il problema di come determinare il valore corrente di tutti gli immobili. Sara' un lavoro grande", dice ancora l'ex presidente del Consiglio.
"Inoltre, sarebbe un'imposta pesante su plusvalenze non realizzate. Questo normalmente non viene fatto dalla piu' parte dei sistemi tributari, perche' generalmente le plusvalenze si tassano al monento in cui sono realizzate, comprese le finanziarie", sono ancora le osservazioni di Dini.
E se il presidente della commissione Finanze del Senato, Mario Baldassarri (Fli) vede nella proposta il "tassare due volte il risparmio", chiedendo a Capaldo perche' "alle societa' immobiliari quotate in Borsa si e' accordata la cedolare secca...", per il presidente della Confesercenti Marco Venturi si tratta di una "follia, un debito accumulato in tanti anni di spesa facile non si puo' scaricare cosi'''. ''Gia' ci troviamo in una situazione di bassa crescita e con consumi ridottissimi - sottolinea il presidente - credo che il nostro obiettivo debba essere quello di far crescere il paese e non di cancellare il debito'' attraverso la sua distribuzione nel privato.
''Privatizzare il debito pubblico mi sembra una cosa un po' difficile da digerire'', commenta il parlamentare 'responsabile' Massimo Calearo, ex presidente di Federmeccanica, che lancia una proposta: ''Promuoviamo il mecenatismo alla Della Valle defiscalizzando chi investe in arte e cultura''.
''Facciamo nascere tanti mecenati -dice Calearo all'ADNKRONOS- sul modello di Della Valle che ha investito 25 milioni di euro per la ristrutturazione del Colosseo. L'Italia e' il piu' grande museo a cielo aperto; defiscalizziamo chi investe in arte e cultura''.
"Sappiamo che in giro c'e' voglia di patrimoniale perche' quando non si sa come attaccare i debiti si sceglie di colpire 'facilmente' i patrimoni" dice Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia. L'idea di una imposta straordinaria sulle plusvalenze immobiliarii, secondo Sforza Fogliani, "ipotizza 'un'ingiustizia nell'ingiustizia' perche' c'e' una parte del patrimonio immobiliare che non da' reddito, mi ricorda certe patrimoniali del passato, come quella sui gioielli. Anzi, sarebbe come un ripristino della vecchia Invim".
Netto anche il giudizio di Helga Thaler Ausserhofer (Svp), componente della commissione Bilancio di palazzo Madama: "Mi pare che la proposta di Pellegrino Capaldo pecchi di scarsa fantasia, perche' ripropone la vecchia ricetta della tassazione sulla casa, mentre noi diciamo no a nuove tasse sulla casa, e questo anche nell'ambito della discussione sul federalismo municipale".
Una proposta ''estrema'' che si colloca bene solo in un orizzonte da ''catastrofe e da 'day after''' dice il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani, che all'Adnkronos spiega: ''E' una misura estrema, di risparmio forzoso che andrebbe contestualizzata in uno scenario di catastrofe gia' avvenuta'', osserva Pirani.
Per Lino Duilio del Pd, invece, l'idea non andrebbe "scartata a priori" ma andrebbe valutata "in un discorso piu' complesso''. ''L'idea di Capaldo non e' particolarmente nuova. Dell'argomento ha parlato di recente Amato e anche nella relazione di Veltroni c'e' una rievocazione. Si tratta di soluzioni -spiega - non possono essere affidate a boutade improvvisate. Intanto, perche', per come la macchina pubblica e' conciata, non e' facile realizzare un'operazione del genere''.
Di diverso avviso Stefano Fassina, responsabile Economia del Pd: ''La proposta di Pellegrino Capaldo, come altre proposte emerse negli ultimi giorni, sono sbagliate in quanto profondamente inique. Un'imposta patrimoniale ha senso in un contesto dove i doveri fiscali sono osservati e comunque andrebbe applicata a tutte le tipologie di ricchezza in Italia. L'enorme livello dell'evasione fiscale, farebbe gravare in modo insostenibile il carico sui soliti noti che gia' pagano troppo".
Caos primarie a Napoli, il Pd sospende l'assemblea nazionale. Saviano: "Rifatele"
La
voce circolava già in mattinata alla Camera. Alla fine è arrivata la richiesta di Pier Luigi Bersani di sospendere l'assemblea nazionale del Pd, fissata per venerdì e sabato prossimi, dopo i "problemi" seguiti alle primarie nel capoluogo campano. "Adesso bisogna fare chiarezza. I problemi che sono emersi a Napoli dopo le primarie -dice il segretario in una nota- non possono condizionare il lavoro che si sta facendo nel Paese per costruire un'alternativa. Ho chiesto alla presidente Rosy Bindi di sospendere l'Assemblea nazionale, concepita anche per il lancio della candidatura a sindaco decisa dalle primarie, e chiedo un immediato incontro alla coalizione di centrosinistra che ha organizzato le primarie a Napoli per dare una risposta politica convincente ai problemi emersi dalla consultazione, al di là delle determinazioni procedurali della Commissione di garanzia".
voce circolava già in mattinata alla Camera. Alla fine è arrivata la richiesta di Pier Luigi Bersani di sospendere l'assemblea nazionale del Pd, fissata per venerdì e sabato prossimi, dopo i "problemi" seguiti alle primarie nel capoluogo campano. "Adesso bisogna fare chiarezza. I problemi che sono emersi a Napoli dopo le primarie -dice il segretario in una nota- non possono condizionare il lavoro che si sta facendo nel Paese per costruire un'alternativa. Ho chiesto alla presidente Rosy Bindi di sospendere l'Assemblea nazionale, concepita anche per il lancio della candidatura a sindaco decisa dalle primarie, e chiedo un immediato incontro alla coalizione di centrosinistra che ha organizzato le primarie a Napoli per dare una risposta politica convincente ai problemi emersi dalla consultazione, al di là delle determinazioni procedurali della Commissione di garanzia". Ritengo che questo -spiega Bersani- sia il modo più onesto e serio di corrispondere efficacemente alla straordinari volontà di partecipazione che i cittadini di Napoli hanno dimostrato. Dobbiamo infatti rivolgerci tutti alla nostra responsabilità principale: quella di non consentire che la destra fallimentare e impresentabile di Berlusconi e Cosentino possa prendere il governo della più grande città del Mezzogiorno, dalla quale deve invece venire un segnale di riscossa per il Sud e l'intero Paese".
Parole che ribadisce anche davanti ai giornalisti alla Camera. "Prima aggiustiamo Napoli e poi faremo l'assemblea nazionale a febbraio", dice Bersani spiegando che "a Napoli c'è un problema politico che va risolto. Noi dobbiamo battere la destra. Poi faremo l'assemblea e lanceremo il nostro messaggio di alternativa al Paese. Non potevamo permettere che quanto sta succendendo a Napoli, scalfisse il messaggio del Pd al Paese". Sull'ipotesi di annullare le primarie, Bersani sottolinea che "è una questione che riguarda la commissione di garanzia".
Prima ancora Roberto Saviano, intervenendo a 'Repubblica Tv', aveva chiesto nuove primarie a Napoli e aveva avanzato la candidatura di Raffaele Cantone, magistrato anti-camorra, nome già sostenuto da Walter Veltroni. Una proposta quest'ultima già valutata dal Pd. "Lo avevamo già contattato - fa osservare Bersani ai cronisti -. Cantone è una delle persone che abbiamo interpellato proprio per la stima che abbiamo per la persona".
Secondo Saviano "le primarie di Napoli rappresentano una grande occasione persa e una brutta figura nella misura in cui molti dei candidati hanno denunciato brogli". Tutto ciò "genera malessere a coloro che guardano al Pd come una realtà di legalità". "Cozzolino, che è il vincitore, respinge" le accuse di brogli definendole "illazioni", ma sarebbe meglio che chiarisse "non solo con un commento ma facendo rifare le primarie".
"Bisognerebbe rifare le primarie e chiarire immediatamente tutto. E' una bruttissima storia e l'immagine del Pd non ne viene rafforzata. I vertici nazionali del Pd intervengano", aggiunge Saviano che quindi suggerisce la candidatura di Cantone: "C'è da dire che in queste ore si rimpiange suo nome, sarebbe stata una garanzia contro tutto questo".
Parole che ribadisce anche davanti ai giornalisti alla Camera. "Prima aggiustiamo Napoli e poi faremo l'assemblea nazionale a febbraio", dice Bersani spiegando che "a Napoli c'è un problema politico che va risolto. Noi dobbiamo battere la destra. Poi faremo l'assemblea e lanceremo il nostro messaggio di alternativa al Paese. Non potevamo permettere che quanto sta succendendo a Napoli, scalfisse il messaggio del Pd al Paese". Sull'ipotesi di annullare le primarie, Bersani sottolinea che "è una questione che riguarda la commissione di garanzia".
Prima ancora Roberto Saviano, intervenendo a 'Repubblica Tv', aveva chiesto nuove primarie a Napoli e aveva avanzato la candidatura di Raffaele Cantone, magistrato anti-camorra, nome già sostenuto da Walter Veltroni. Una proposta quest'ultima già valutata dal Pd. "Lo avevamo già contattato - fa osservare Bersani ai cronisti -. Cantone è una delle persone che abbiamo interpellato proprio per la stima che abbiamo per la persona".
Secondo Saviano "le primarie di Napoli rappresentano una grande occasione persa e una brutta figura nella misura in cui molti dei candidati hanno denunciato brogli". Tutto ciò "genera malessere a coloro che guardano al Pd come una realtà di legalità". "Cozzolino, che è il vincitore, respinge" le accuse di brogli definendole "illazioni", ma sarebbe meglio che chiarisse "non solo con un commento ma facendo rifare le primarie".
"Bisognerebbe rifare le primarie e chiarire immediatamente tutto. E' una bruttissima storia e l'immagine del Pd non ne viene rafforzata. I vertici nazionali del Pd intervengano", aggiunge Saviano che quindi suggerisce la candidatura di Cantone: "C'è da dire che in queste ore si rimpiange suo nome, sarebbe stata una garanzia contro tutto questo".
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